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ASSOCIAZIONE DIPENDENTI DELLA BANCA TOSCANA COLLOCATI IN PENSIONE
CHIOSTRINO DEI VOTI di Carlo Biancalani

 

 

A FIRENZE IL CHIOSTRINO DEI VOTI IN SANTISSIMA ANNUNZIATA FINALMENTE  COMPLETATO  IL RESTAURATO

 

“Meno male che ci sono gli Americani!” E’ così che Antonio Natali, già Direttore della Galleria degli Uffizi, storico dell’arte, scrittore e studioso, curatore fra l’altro di molte  mostre fra le quali l’ultima in corso e bellissima ora in corso a Palazzo Strozzi sul “’500 fiorentino”, ha iniziato il suo commento sul restauro del Chiostro dei Voti.

Infatti solo grazie agli “stranieri” - ovviamente non quelli dei tour scappa e fuggi -che molto più dei fiorentini e degli italiani,  viaggiano leggendo le guide e che sono abituati ad osservare oltre che a vedere e guardare (n. 1)si è potuti giungere al termine di questo lungo restauro.

Dopo un meticoloso restauro durato quattro anni il Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata di Firenze torna a mostrarsi nel pieno della sua bellezza.

Il Chiostrino dei Voti si trova all’interno della Basilica della Santissima Annunziata: il santuario mariano è una delle 10 chiese fiorentine che appartiene Fondo Edifici di culto del Ministero dell’Interno la cui missione è quella di assicurare la tutela, la valorizzazione, la conservazione e il restauro dei beni di sua proprietà ha spiegato Anna Mitrano, che ama la nostra città e che è stata a lungo Presidente dell’Opera del Duomo.

I lavori sono stati effettuati sotto la Direzione lavori del Comune di Firenze con l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza.

L’intervento agli affreschi e a tutto l’apparato decorativo, realizzato dal 2013 al 2017, è stato reso possibile grazie a una donazione di 467.000,00 € da parte della Fondazione non profit Friends of Florence, gli Americani appunto.

Luogo ricco di capolavori e di storia, il Chiostrino dei Voti, è stato realizzato su disegno di Michelozzo a partire dal 1447, ed è considerato la culla della maniera fiorentina: il nome deriva dagli ex-voto alla Vergine Annunziata che un tempo erano donati ed esposti proprio qui. Il ciclo pittorico, è costituito da dodici lunette affrescate realizzate da alcuni dei più importanti artisti attivi a Firenze fra Quattro e Cinquecento: in particolare, oltre ad Alessio Baldovinetti che realizzò nel 1460 l’Adorazione dei Pastori, vi lavorarono Pontormo, Rosso Fiorentino e il loro maestro Andrea del Sarto. A caratterizzare inoltre l’ambiente concorrono anche una decorazione costituita da un fondo a stemmi, griglie e grottesche eseguita tra il 1510 e il 1514 da Andrea Feltrino, e svariati elementi lapidei, quali colonne, portali, stemmi, il bassorilievo della Madonna della Neve (attribuito a Luca della Robbia) e il busto di Andrea del Sarto.

La Presidente di Friend of Florence, Simonetta Brandolini d’Adda, ha spiegato come questo restauro ha consentito di salvaguardare un intero luogo del complesso della Santissima Annunziata riconosciuto come fondamentale per la città e per la storia dell’arte mondiale. Nei suoi affreschi si conserva l’origine di quella maniera moderna che ha ispirato per secoli artisti e devoti.

È importante che siano mantenute alte l’attenzione e la cura non soltanto del luogo, ma dell’intera Piazza della Santissima Annunziata affinché sia possibile conservare questi capolavori di Firenze per gli anni a venire, mantenendone decoro, sicurezza e pulizia.”

 

IL RESTAURO DEL CHIOSTRINO DEI VOTI

 

Il ciclo pittorico, costituito da dodici lunette affrescate, è da sempre stato considerato la culla del manierismo fiorentino in quanto ospita opere dei più importanti artisti di quella corrente, che lavorarono sotto la guida di Andrea del Sarto.  

  

                                     

 

 

L’ambiente è inoltre caratterizzato, nella parte alta del chiostro, da una decorazione costituita da un fondo a stemmi, griglie e grottesche eseguita tra il 1510 e il 1514 da Andrea Feltrino, e da svariati elementi lapidei, quali colonne, portali, stemmi, il bassorilievo della Madonna della Neve (attribuito a Luca della Robbia) e il busto di Andrea del Sarto.

Le vicende conservative di questo importante apparato decorativo possono essere ricondotte principalmente a due fattori determinanti: il primo la sua specifica ubicazione in un ambiente originariamente aperto e il secondo il fatto di appartenere ad una delle basiliche più importanti e frequentate della città, quella che divenne dopo San Marco, legata alla famiglia Medici, la Chiesa più ricca e facoltosa della città.

Come accade in generale a tutte le pitture murali di ambienti simili, ha comportato, nel tempo, il verificarsi di solfatazioni, imbianchimenti, distacchi di varia entità, oltre al normale accumulo di materiali incoerenti e depositi superficiali.

Nel caso specifico più volte in passato sono stati presi provvedimenti per limitare il degrado di queste importanti pitture (nel 1833 furono chiusi gli intercolunni a spese del Granduca Leopoldo e nel 1913 furono realizzate la bussola e il lucernario rimuovendo di conseguenza le imposte di legno e cristalli) senza tuttavia ottenere risultati stabili e duraturi.

Per quanto riguarda il secondo fattore determinante per lo stato di conservazione, va tenuto conto che questo luogo è sempre stato il passaggio obbligato per l’accesso alla basilica, il cui particolare carattere devozionale, non si è mai interrotto nei secoli.

Com’è noto era pratica comune esporre all’interno della chiesa e nel chiostro grande ex voto di ogni tipo, corredati di lampade a olio e candele in offerta alla Vergine ed è noto anche che nel 1630 si procedette ad un primo sistematico spostamento degli ex voto dal Chiostro grande all’atrio, che così prese appunto il nome di Chiostro dei Voti,( soprattutto in corrispondenza della lunetta non dipinta del alto destro, ai lati della tavola del Beato Angelico che all’epoca occupava tale zona.)

Con questo spostamento la pratica di accendere lampade votive passò quindi in questo luogo favorendo lo scurimento degli affreschi e causando anche numerose lesioni per appendere sia gli ex voto che le lampade.

Tale usanza divenne sempre più radicata e invadente, tanto che, nel 1785, il granduca Pietro Leopoldo ordinò la rimozione di tutti gli ex voto che vennero poi bruciati in piazza.

L’importanza religiosa della basilica e il livello qualitativo delle pitture hanno comportato inoltre nei secoli una particolare attenzione rivolta alla tutela e alla continua manutenzione. Ma il susseguirsi di tali interventi  ha prodotto esiti discutibili e spesso conseguenze negative.

L’alternarsi di restauratori e manutentori che venivano periodicamente chiamati a “rinfrescare” le pitture mediante l’utilizzo di sostanze organiche (beveroni) in grado di attenuare gli imbianchimenti e gli offuscamenti provocati dall’umidità di risalita e di condensa, ha comportato infatti la saturazione del colore che, reso meno poroso, è diventato soggetto ad ancor più gravi fenomeni di esfoliazione e degrado.

Ma è sul finire degli anni ’50 che il ciclo subisce l’intervento più traumatico e cioè il distacco di tutte le lunette (nonché dei tondi con Profeti dipinti da Andrea Feltrino e delle pitture attribuite al Baldovinetti nelle bifore della parte alta).

 

                                                                   

                                                  

 

Per la loro conservazione nel 1957 si iniziò con la tecnica degli strappi degli affreschi. Le prime lunette strappate furono pulite solo sommariamente (a causa di esfoliazioni e sollevamenti del colore) e preconsolidate con resina polivinilica (Vinavil), all’epoca ritenuta affidabile e inalterabile.

Negli stacchi del ’65 la pulitura risulta ancora molto sommaria, eseguita con acqua satura di ammonio carbonato solo sulle zone maggiormente coese, si riscontra ancora l’uso di resina polivinilica per il preconsolidamento del colore ma per l’adesione delle tele a tergo si recupera la metodologia più tradizionale con caseinato di calcio. Si sostituiscono infine i supporti in masonite con i più moderni e stabili in vetroresina. Malgrado i tentativi di perfezionare la metodologia si ha l’impressione che l’intera campagna di stacco abbia creato non pochi problemi.

La documentazione fotografica in bianco e nero, presente all’Archivio Fotografico della Soprintendenza, precedente agli strappi evidenzia in molti casi perdite o comunque assottigliamento della materia originale. Gli strappi sono in generale molto sottili, indice di un lavoro difficile ed ostacolato da molte e negative variabili.

A tutto ciò si sommavano quasi mezzo secolo di incuria, di depositi di polvere, di squallore e di decadimento di tutto l’ambiente. Solo nel 2008 era stato effettuato un intervento di studio e di manutenzione sulla Visitazione del Pontormo con un finanziamento privato.

 

                                                     

 

In quell’occasione la campagna di indagini diagnostiche aveva fornito importanti informazioni sui materiali impiegati nel restauro e sulle difficoltà che si sarebbero incontrate in fase di lavoro. Purtroppo, non avendo la possibilità di intervenire su tutto il ciclo, fu deciso di non procedere ad una pulitura definitiva per non creare uno squilibrio nel contesto generale. Nel 2013, grazie al finanziamento di Friends of Florence, è iniziato il recupero di tutto l’apparato decorativo del Chiostro (elementi pittorici e lapidei).  Lavoro è stato particolarmente lungo e meticoloso. Il restauro del Chiostro dei Voti ha occupato in modo quasi continuativo quattro anni di attività di 3 restauratori e di loro coadiuvanti.

 

Note:

1   - Vedere: dal latino Videre, cogliere con gli occhi, quindi con la percezione visiva;

    - Guardare: dal francone Wardon, stare in guardia, soffermare lo sguardo su qualcosa, spesso a scopo difensivo;

    -  Osservare:  dal latino observare, comp. di ob- e servare “serbare, custodire, considerare”

 

 

Carlo Biancalani