Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence ha presentato oggi, alla vigilia del del Giovedì dedicato ai Sepolcri e del Venerdì Santo, la restaurata Cappella Capponi nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze.
La Cappella Capponi è stata interamente restaurata grazie a Kathe e John Dyson, già appartenenti all’associazione Friends of Florence, che per ricordare il loro anniversario di matrimonio con il loro contributo hanno coperto l’ingente spesa .

Un bel gesto a favore di Firenze che ha potuto così esporre la restaurata pala d’altare della cappella di Japoco Carrucci il “Pontormo” nell’ambito della bellissima mostra che si è da poco conclusa a Palazzo Strozzi sul Cinquecento a Firenze.
auro non ha però solo interessato la famosa deposizione del Pontormo ma il restauratore Daniele Rossi e la sua squadra di collaboratori hanno anche restaurato e sistemato l’intero e armonico complesso dell’intera Cappella come per esempio l’Annunciazione sempre del Pontormo, i lapidei, la cupola e la ripulitura degli affreschi o la splendida cornice lignea del dipinto.

Il lavoro è stato ricco di scoperte e sorprese, le indagini strutturali hanno portato a accertare l’esistenza di una parte di cupola antica, realizzata dal Brunelleschi sopra quella attuale con i mattoni a lisca di pesce, e addirittura l’impronta digitale che potrebbe essere dello stesso Pontormo in quanto lasciata sulla vernice ancora non asciutta proprio per testare il suo stato e soprattutto su quel personaggio, Nicodemo, che Luciano Berti indicò come essere l’autoritratto dell’artista.

Insomma qualcosa che è da vedere o da rivedere perché quello che si presenta agli occhi del visitatore è un piccolo scrigno di eccezionale compostezza e bellezza.
Per chi non fosse a conoscenza l’opera del Pontormo fu commissionata nel 1525 da Lodovico di Gino Capponi, un nobile e ricco fiorentino molto vicino ai Medici, che acquistò la Cappella precedentemente appartenuta ai Barbadori. Il Capponi rinnovò la cappella arricchendola e chiese appunto al Pontormo, già famoso, di realizzare la pala. Il Pontormo, con l’aiuto del suo fidato allievo Bronzino (!) fece lavorò all’opera nella cappella che fece chiudere con paratie perché l’opera non fosse vista e per non essere disturbato.

Il risultato è stato un capolavoro che come è stato scritto appare quasi come la ricerca innovativa di emozioni più che un’opera manierista.

La resa è drammatica e credibile, vi è attonimento e mutismo seppur in un movimento “immobile e statico” come se il tempo avesse colto l’attimo veicolando tuttavia il tema funebre ma anche la speranza o la promessa della resurrezione.
Carlo Biancalani
