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SANTA CROCE - UN RESTAURO PIENO DI SORPRESE

Firenze, Santa Croce un restauro pieno di sorprese.

 

È stato presentato da Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, il bel restauro di una grande opera marmorea “La libertà della Poesia” realizzata da Pio Fedi per ricordare il coevo Giovan Battista Niccolini, poeta, drammaturgo, patriota e grande protagonista degli ideali risorgimentali. Tutto il restauro è stato patrocinato da Friends of Florence, la Fondazione che presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda, si prodiga da anni per il restauro di molti monumenti fiorentini. Alla presentazione è intervenuta Kathryn A. Rakich, del Consolato Generale Americano a Firenze, che ha ricordato come Santa Croce rappresenti da oltre 200 anni una porta verso gli Stati Uniti. L’attuale restauro, infatti, è collegato alle celebrazioni per il bicentenario della presenza del Consolato a Firenze e delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti. Si fa presente che il monumento è stato anche riprodotto in 3D utilizzando un’accurata scansione ad altissima risoluzione, ad opera della Kent State University e a partire dal prossimo 18 ottobre sarà al centro di Sisters in liberty, il progetto espositivo che l’Opera promuove all’Ellis Island Museum of Immigration di New York e che si concluderà il 26 aprile 2020.

Il monumento, realizzato in un unico blocco di marmo bianco di Carrara, rappresenta una figura allegorica di ispirazione classica che nella mano protesa verso l’alto mostra una catena spezzata, mentre nell’altra trattiene la lira e una corona di alloro, appoggiati su una pila di volumi scritti dal Niccolini: l’Arnaldo da Brescia, la Storia della Casa di Svevia, il Canzoniere nazionale e il Giovanni da Procida. Sul capo porta il diadema con nove raggi mentre con il piede calpesta i resti della catena. La figura è posta di fronte all’urna con il ritratto del poeta entro un medaglione e sul basamento porta l’orgogliosa firma dello scultore: “Pio Fedi immaginò e scolpì”.

Fedi aveva curato l’opera nei minimi particolari. Dopo aver portato in Santa Croce la scultura, quasi certamente già finita in atelier dalle sue maestranze, l’artista ha con tutta probabilità ri-lavorato la superficie sulla base dell’illuminazione prodotta dalla luce naturale proveniente dal finestrone laterale. Fedi ha messo la sua firma sulle parti più importanti, scolpendo il volto, le braccia, le mani, i piedi, le corde e le corna della lira. La mano dello scultore è ancora oggi ben riconoscibile anche nei numerosi segni di lapis lasciati sulle arcate sopraccigliari, tra i solchi dei riccioli, sul motivo decorativo del diadema e sul panneggio della veste.

Profondo è il legame di quest’opera, sotto il profilo artistico e ideale, con la Statua della Libertà che illumina il mondo della Liberty Island di New York, realizzata da Frédéric Auguste Bartholdi pochi anni dopo. La similitudine tra le due sculture è da tempo al centro di un dibattito critico: è possibile che la statua di Pio Fedi sia stata la fonte di ispirazione per l’artista francese che realizzò la statua tra il 1877 e il 1886. Bartholdi era in viaggio in Italia nel 1875-76 e avrebbe avuto modo di vedere a Firenze, nell’atelier di Fedi in via dei Serragli, una prima versione della statua (cfr. foto).

Quest’ultimo restauro è comunque un buon pretesto per una nuova visita alla bellissima Santa Croce, che specie al mattino di una bella giornata offe scorci e visioni inaspettate e incredibilmente emozionanti.

Carlo Biancalani

 

nb - Nella foto di copertina: da sinistra, Emanuela Peiretti e Paola Rosa (restauratrici); Irene Sanesi (Presidente Opera di Santa Croce); Claudio Paolini (Funzionario Sopraintendenza Belle Arti); Simonetta Brandolini d'Adda (Presidente di Friends of Florence); Kathryn A. Rakich (Consolato Generale degli Stati d'America a Firenze).