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ASSOCIAZIONE DIPENDENTI DELLA BANCA TOSCANA COLLOCATI IN PENSIONE
Il Volto Santo, di Paolo Bartoli

Il Volto Santo di Lucca; la statua lignea più antica di tutto l’Occidente.

Quest’anno  Lucca festeggia i 950 anni dalla “Dedicazione” della Cattedrale a San Martino di Tour (1070 -2020). La chiesa , comunque, è più vecchia di almeno quattro secoli. Secondo la tradizione, il duomo fu fondato da San Frediano, vescovo di Lucca, nel VI secolo, riedificato in stile romanico da Anselmo da Baggio, altro vescovo della città, nel 1060, da lui dedicato a San Martino nel 1070 ed infine rimaneggiato tra il XII e il XIV secolo, quando ormai imperava lo stile gotico.

Purtroppo, a causa della pandemia di Coronavirus, il primo semestre delle manifestazioni a ricordo dell’evento ha avuto una brusca frenata, e solo dall’inizio di giugno sono parzialmente riprese, anche se in tono minore. Tra gli eventi programmati è stata invece portata a termine un’ulteriore datazione della veneratissima statua lignea del “Volto Santo”, che insieme al bellissimo sarcofago di Ilaria del Carretto ,capolavoro di Jacopo della Quercia e alla suggestiva Ultima Cena del Tintoretto, costituisce uno dei più conosciuti e amati  monumenti conservati all’interno della cattedrale.

                Quest’ultima datazione, effettuata con tecniche molto più sofisticate e precise rispetto alle precedenti,  ha portato un risultato a dir poco sorprendente: il carbonio 14, sempre più accurato nella ricerca della datazione e molto più efficace in presenza di tela (quest’anno è stata utilizzata anche una minuscola porzione di tela che un tempo richiudeva la parte posteriore del manufatto) ha rilevato, senza ombra di dubbio,  che il Crocifisso è stato scolpito nel VII-VIII secolo e non nel dodicesimo secolo come finora stimato dagli studiosi, reputando l’attuale statua lignea solo una riproduzione medievale del più antico Crocifisso andato perduto.

Una leggenda dice che lo realizzò il fariseo Niccodemo, testimone della Passione, vissuto nel primo secolo d.C.  Avremmo così il vero volto di Gesù. Niccodemo però si addormentò prima di aver scolpito la testa e, miracolosamente, la trovò pronta il mattino dopo. Un’opera acherotipa quindi (non realizzata da mano umana). La statua è di grandi dimensioni, a croce greca, con i due bracci uguali di 2,75 m. Doveva essere collocata in alto e per questo motivo il capo è rivolto verso il basso. Non era originariamente un Cristo nero. Lo è diventato per la fuliggine dei ceri, tranne i piedi, puliti dalle carezze dei devoti. Un cassettino, dietro la nuca, oggi vuoto, conteneva una reliquia come i tanti crocefissi provenienti da Gerusalemme. Il viso è allungato, il che dà più forza all’espressione riflessiva e all’orientamento verso i fedeli in basso; gli occhi sono aperti e lo sguardo intenso: è la figura del Christus Triumphans e non Patiens, più comune e con gli occhi chiusi.

Il Volto Santo di Lucca , sempre secondo la leggenda è stato quindi scolpito da mano divina nel primo o secondo secolo e l’intero manufatto rimase nascosto per secoli a causa delle persecuzioni dei cristiani, prima di essere scoperto da un vescovo Italiano durante un pellegrinaggio alla Terra Santa nell’ottavo secolo. Il crocifisso fu messo su una nave senza equipaggio e miracolosamente navigò fino alle coste della Toscana. Approdato al porto di Luni, il Crocifisso fu sistemato sopra un carro trainato da buoi senza guida umana. Da soli,  i buoi portarono lentamente l’enorme reliquia fino alle porte di Lucca, dove fu sistemata con grandi festeggiamenti nella chiesa di San Frediano, la più importante chiesa cittadina.

A Lucca la notizia della nuova datazione dell’opera scultorea , riportata da tutti i media nazionali e esteri (un lungo articolo con foto è stato pubblicato in questi giorni anche dal prestigioso New York Times), ha suscitato molto scalpore ma…tutti noi lucchesi, vuoi per devozione religiosa vuoi per tradizione abbiamo sempre saputo che il nostro Volto Santo era l’unico, l’originale e il più vecchio di tutte le altre copie in giro per il mondo. Noi abbiamo sempre creduto che l’effigie lignea del Volto Santo era stata traslata intorno all’anno 742 a.D. dall’antica chiesa di San Frediano  alla nuova Cattedrale appena terminata, a circa 2 km di distanza, nella parte opposta della città.   Si tratta della Processione che ancora oggi si ripete ogni anno il 13 settembre dalle 20:00 alle 23:00 chiamata “La Luminara” per i lumini a olio su tutti gli edifici che si affacciano sul percorso del lunghissimo corteo, lo stesso effettuato oltre 1200 anni fa.

02-07-2020
STORIE DI PAGINE DIPINTE - 24 giugno - 4 ottobre 2020

Firenze Palazzo Pitti, sala delle Nicchie, 24 giugno - 4 ottobre 2020

 

STORIE DI PAGINE DIPINTE

GLI ANTICHI MANOSCRITTI RUBATI TORNANO ALLA LUCE IN UNA MOSTRA DELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI

 

Nel giorno del patrono di Firenze, San Giovanni, apre una interessante mostra nel grande complesso museale di Palazzo Pitti.

Un tesoro di sapere, arte e devozione, prima rubato e poi ritrovato: sono libri antichi e preziosi come il minuscolo Ufficio dei Morti appartenuto a Papa Leone X de’ Medici, i grandissimi corali, le pergamene finemente illustrate e decorate dai alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. La mostra “Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate dai Carabinieri” organizzata dalle Gallerie degli Uffizi comprende circa quaranta opere, recuperate dopo il furto da uno speciale comando dell’Arma. I manoscritti e le singole pagine miniate in mostra attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Duecento al Cinquecento: provengono da Castelfiorentino, Colle di Val d’Elsa, Firenze, Perugia e Pistoia, e le miniature sono opera di artisti importantissimi come il Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, che malgrado sia ancora anonimo era a capo della bottega più attiva in Toscana nell’ultimo quarto del XIII secolo; Pacino di Buonaguida (uno dei primi e più dotati tra i seguaci di Giotto); fino ad Attavante degli Attavanti e Gherardo e Monte di Giovanni, illustratori di libri di fama internazionale ai tempi di Lorenzo il Magnifico.

 

 

La bellezza e il pregio delle opere esposte non è la sola attrazione di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni miniatura ritagliata. Tra queste i corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; l’Ufficio dei Morti di Leone X de’ Medici, prezioso ed elegante come si conveniva a quel papa, raffinato intellettuale. La rassegna non esclude le opere sfregiate, le pagine da cui sono state ritagliate le miniature, i fogli strappati dai codici, ed è quindi un’occasione per pensare al furto di questi manufatti non solo come a una sottrazione di un bene comune, ma come una violenza che va dritta al cuore della nostra cultura e che attacca i testi, la nostra lingua, le pitture che la decoravano e la spiegavano.

 

‘PAGINE DIPINTE’: UN LABORATORIO DI TUTELA PER GIOVANI DIFENSORI DELL’ARTE

La realizzazione della mostra è dovuta a storici dell’arte, specializzandi e dottorandi di Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Firenze, sotto la guida della professoressa Sonia Chiodo, una dei massimi esperti della materia. Particolarmente in un campo complesso come lo studio dei volumi (codicologia) e delle loro decorazioni, è indispensabile che il lavoro anti crimine dei Carabinieri si avvalga di precise competenze specialistiche, come in questo caso: ogni miniatura o libro antico recuperato deve poter essere ricondotto al contesto di appartenenza, ed è in questo ambito che un drappello di giovani studiosi ha costruito l’esposizione di Palazzo Pitti. E la concretezza, l’importanza dei risultati da loro raggiunti non saranno legate soltanto all’occasione temporanea della mostra: il loro lavoro include infatti il censimento di tutte le mancanze in modo da mettere a disposizione della Banca Dati dei Carabinieri una messe di informazioni aggiornate, essenziali alle investigazioni in corso e a quelle future.

La mostra è allestita nelle pregevoli sale delle conchiglie, allo stesso ingresso della Galleria Palatina e rappresenta un momento di riflessione e di cura in un ambiente sfarzoso quale quello della galleria.

 

Andare ora a vedere questa mostra che che terminerà il 4 ottobre, potrebbe rappresentare un unicum culturale infatti fino alla fine di giugno si potrà ammirare l’interessante mostra di Giovanna Garzoni (bellissima) e l’ancora prorogata mostra “Ai piedi degli dei”, entrambe già precedentemente descritte.

Un’occasione da non perdere per ammirare, in pochi, gli spazi di Palazzo Pitti e il bellissimo Giardino di Boboli.

Biancalani Carlo.

26-06-2020
03 giugno 2020 RIAPERTURA DEGLI UFFIZI

Nella bellissima Sala della Niobe agli Uffizi conferenza stampa per la presentazione degli Uffizi e dei musei collegati, presenti le autorità... (c.w.)

 

 

 

 

 

 

 

 

03-06-2020
LA CROCE DIPINTA DEL CARMINE DI SIENA DI AMBROGIO LORENZETTI IN RESTAURO GRAZIE AI FRIENDS OF FLORENCE

LA CROCE DIPINTA DEL CARMINE DI SIENA DI AMBROGIO LORENZETTI IN RESTAURO GRAZIE AI FRIENDS OF FLORENCE

 

 

Appena terminate le prescrizioni per l’emergenza Covid 19, riprendono i progetti di restauro programmati per la Pinacoteca nazionale di Siena con il trasferimento in sicurezza della Croce dipinta del Carmine di Siena di Ambrogio Lorenzetti presso il laboratorio di restauro a Firenze. La Fondazione Friends of Florence riconferma la generosa e costante collaborazione con la Direzione regionale musei della Toscana, diretta da Stefano Casciu, finanziando il restauro fortemente voluto da Cristina Gnoni Mavarelli, Maria Mangiavacchi ed Elena Pinzauti rispettivamente ex direttrice, curatrice e restauratrice della Pinacoteca nazionale di Siena. L'opera, al termine dell'intervento, verrà ricollocata nella Sala 7 della Pinacoteca, con altre opere di Ambrogio Lorenzetti, conosciuto soprattutto come il Pittore del Buon Governo nel Palazzo Pubblico di Siena. Nella stessa sala si trova anche un'altra opera significativa dell'artista, il Polittico di Santa Petronilla ricollocato nella ricomposizione proposta nell'allestimento della grande mostra sul pittore tenutasi a Siena presso il complesso museale Santa Maria della Scala dal 22 ottobre 2017 al 8 aprile 2018. In particolare, l'esposizione ha rivalutato la vicenda artistica di Ambrogio, che eseguì una serie di dipinti prodotti in larga parte per le chiese della città di Siena.

 

Carlo Biancalani.

01-06-2020
UFFIZI .... DIGITALI

UFFIZI: NUOVI RECORD DIGITALI, E ORA ARRIVA LA SEZIONE VIDEO

 

54mila visualizzazioni giornaliere delle mostre online, per un totale di oltre 3,8 milioni

Boom anche in Cina con 1,4 milioni di visualizzazioni in un solo giorno delle clip in cinese pubblicate dalle Gallerie per la Giornata Internazionale dei Musei

Il direttore Schmidt: “Il valore dell’offerta digitale

si accresce ancora nel periodo della ripartenza”

 

Continua la crescita vigorosa delle Gallerie degli Uffizi sui social e sul sito web (www.uffizi.it). Dal giorno di chiusura dei musei l’8 marzo scorso, le 21 mostre virtuali (Ipervisioni) degli Uffizi hanno realizzato più di 3,8 milioni visualizzazioni – ovvero 55mila al giorno. In particolare, il tour virtuale a 360 gradi delle nuove sale veneziane del museo, lanciato il 22 aprile scorso, è stato visto da oltre 110mila spettatori, più di 4mila al giorno. Ugualmente forte è la continua crescita degli Uffizi sui vari social media, da Instagram che vede gli Uffizi tra i musei più seguiti al mondo e leader assoluti in Italia (488mila follower) alla nuova pagina Facebook che in circa due mesi dalla sua apertura ha già 53mila follower con 2,5 milioni visualizzazioni dei video pubblicati. Non solo: le due clip in cinese realizzate in occasione della Giornata internazionale dei musei il 18 maggio 2020, nelle quali il direttore Eike Schmidt si rivolge direttamente agli utenti nella loro lingua, hanno ottenuto rispettivamente 724.000 e 676.000 visualizzazioni in un solo giorno, per un totale di 1,4 milioni (http://my-h5news.app.xinhuanet.com/h5/video.html?articleId=3601fc52-115a-41b7-88a0-be01eb4b59d1 ; http://my-h5news.app.xinhuanet.com/h5/video.html?articleId=bff007ad-065d-4d04-9fc4-e1cd20009235 ).

Sono in continua crescita anche le banche dati scientifici degli Uffizi e gli strumenti digitali messi a disposizione degli studiosi. Per fare un esempio, la condivisione di ricerche a partire da termini tecnici tra la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e Le Gallerie degli Uffizi, nata lo scorso anno grazie a una collaborazione tra i due enti, ammonta già a circa 300 voci di ricerca. 

 

LA NUOVA SEZIONE DEDICATA AI VIDEO

 

Il potenziamento delle Gallerie in rete compie oggi un decisivo passo avanti con il lancio, sul sito del museo, di una funzione che raccoglie tutti i video pubblicati in vari luoghi e sui vari profili social (www.uffizi.it/video-storie), rendendoli facilmente disponibili anche a chi non è presente sui social. Questo serve anche come aggregatore e indice tematico per individuare e ritrovare i video che rispondono agli interessi di ciascuno. Raccolti in contenitori narrativi – che cresceranno man mano, con la costante aggiunta di nuovi video – sono suddivisi per temi e dedicati a curiosità, segreti e meraviglie di Palazzo Pitti in “Una Reggia da Scoprire”; ai capolavori famosi e alle opere meno conosciute della Galleria delle statue e delle pitture in “Gli Uffizi visti da vicino”; al patrimonio naturale, alle bellezze architettoniche e scultoree e alle attività quotidiani nel segno delle stagioni in “Arte e Natura nel Giardino di Boboli”. Altre finestre si aprono sui campi tematici e metodologici che stanno al centro delle conferenze del mercoledì agli Uffizi, ovvero “Archeologia agli Uffizi”, “Capolavori su carta”, “Tesori dai depositi”, “Dietro le quinte” e “Laboratorio universale”. È anche presente il ciclo di lezioni “Etruschi tra Storia e Mito”. Ma non finisce qui: “Mostre”, “Performance e Spettacoli”, “Restauri”, “Attività educative”, “La mia sala”, “Dialoghi d’Arte e Cultura” e “Uffizi en español” offrono ulteriori video storie per tutti gli interessi. C’è inoltre la funzione di ricerca con le parole chiave di ogni video.

 

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: "Ora che ci accingiamo a riaprire i nostri luoghi di cultura dopo dieci settimane di lockdown, i nuovi contenuti digitali che da marzo si sono intensificati sulle nostre piattaforme diventano ancora più preziosi quando vengono messi in connessione con gli originali. Da oggi è possibile, per alcune centinaia di opere d’arte che si ammirano nelle nostre gallerie, approfondirne i contenuti con video e schede accessibili gratuitamente sullo smartphone. Per giunta i video sono incrociati con i testi, e così i testi con le immagini ad alta definizione. In questa maniera tutti possono disporre di una pluralità di accessi e di vari livelli di informazioni utili, tra l’altro, sia a preparare la visita agli Uffizi, sia a rendere più coinvolgente l’esperienza stessa, o ancora ad approfondirla successivamente”.

22-05-2020
GIARDINO DI BOBOLI - VISITA VIRTUALE
*IL GIARDINO DI BOBOLI PROTAGONISTA DI UN VIDEO PER LA GIORNATA EUROPEA DEI GIARDINI STORICI*


/*Inizia su Facebook la domenica “green” delle Gallerie degli Uffizi con un video dedicato alla Limonaia del Giardino di Boboli, per proseguire su Instagram e sul sito web con uno spazio dedicato al Giardino delle Camelie*//*. *//*Il direttore Schmidt: “*//*Approfondire la nostra sensibilità civica ed ecologica, per costruire un futuro migliore, basato sul rispetto per la Natura*//*”*/


*La Limonaia del Giardino di Boboli*domenica 26 aprile arriverà *nelle case dei visitatori di tutto il mondo con un video in inglese (sottotitolato in italiano) *che ne racconterà la storia, a partire dalla realizzazione su progetto di Zanobi del Rosso tra il 1777 e il 1778. Ancora oggi, come nel Settecento, lo splendido edificio rococò offre riparo invernale per gli agrumi, ed è uno dei luoghi simbolo di Boboli.

*A raccontarlo sarà la curatrice del Giardino, Bianca Maria Landi,*che apre così anche *il nuovo ciclo di video su Facebook in lingua inglese*, a poco più di una settimana dall’inizio di quelli in lingua spagnola.
         


*Il tour virtuale**vuole*anche *celebrare la prima Giornata Europea dei Giardini Storici, promossa dall’**European Route of Historic Gardens *(http://europeanhistoricgardens.eu/), una rete di cui fa parte anche Boboli insieme ad altri come Il*Giardino Botanico di Lisbona*, il *Parco della Reggia di Caserta*e quello di *Villa d’Este*, il Palacio de Generalifedell’*Alhambra di Granada *e il*Giardino del Palazzo del Re Jan III a Wilanów*in Polonia. Il network è nato per promuovere la conoscenza del patrimonio dei giardini storici in Europa, e per sviluppare legami, collaborazioni e scambio di esperienze tra le varie istituzioni che ne fanno parte.

*Le iniziative social e green delle Gallerie degli Uffizi proseguiranno*anche *su Instagram**con un post dedicato al “Giardino delle Camelie”*. Con una collezione di oltre 60 cultivars (quasi tutte della specie /Camelia japonica/), si tratta di uno dei pochissimi giardini ad aver conservato il suo disegno originale: è un’area stretta e lunga che si sviluppa lungo l’ala meridionale di Palazzo Pitti, e che si può vedere dal plateau davanti alla Palazzina della Meridiana, guardando verso nord.


In occasione della Giornata Europea dei Giardini storici verrà inoltre presentata una serie di quattro video che a partire dal 30 aprile andranno in onda su Facebook ogni giovedì, nei quali il giardiniere Gianni Simonti racconterà *la tradizione del cotto dell’Impruneta, usato per le nuove “conche” (i vasi) degli agrumi medicei*. Una delle iniziative incluse nel progetto /Primavera di Boboli/, finanziato dalla Maison Gucci, infatti, ha previsto la produzione della nuova vaseria per questa sezione storica. La collezione di agrumi infatti, uno dei vanti del Giardino, è tra le più grandi e rilevanti d’Europa con più di 500 piante in vaso e circa 60 varietà di cui 30 antiche, già coltivate all’epoca dei Medici.

È una storia gloriosa anche quella dei vasi in cotto che le contengono, fin dal Cinquecento, e che in alcuni casi hanno un diametro che supera 70 cm: nei casi in cui si rende necessaria una sostituzione, anche ai nostri giorni professionalità e tradizione si uniscono per creare completamente a mano *veri e propri capolavori dell’artigianato*, tra i più tipici e pregiati del Made in Italy.


“/In questi giorni /– commenta *il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt*- /la primavera è esplosa a Boboli, ed è uno dei momenti cruciali dell’anno per il giardino, che si “rimette in forma” per quando riapriremo. Non dimentichiamo tuttavia che si tratta di un monumento storico, anche dal punto di vista botanico: conoscere la ricchezza e la varietà delle specie che vi crescono è fondamentale per approfondire la nostra sensibilità civica ed ecologica, ma soprattutto è una prospettiva per costruire un futuro migliore, basato sul rispetto per la Natura e per i suoi regali generosi”./


Aggiunge la *curatrice del patrimonio botanico e**coordinatrice del Giardino di Boboli, Bianca Maria Landi*: /“Il Giardino è da sempre una delle più profonde espressioni della bellezza, ma è anche metafora della vita: ci insegna il valore dei cicli, il rispetto dei tempi, il senso dell’attesa, la forza della rinascita. In tempi come quelli che stiamo vivendo questa visione ci può aiutare a trovare equilibrio. Siamo perciò felici di dare voce alle sue storie e di condividere alcune delle sue suggestioni. Così come riteniamo fondamentale che questo dialogo culturale si estenda e rafforzi oltre i nostri confini, obiettivo dell’European Route of Historic Gardens”./
 
Carlo Biancalani
26-04-2020
ECONOMIA E PANDEMIA

L'impatto della pandemia sull'economia di mercato (Di Giuseppe Aglietti)

Che la pandemia avrà profonde conseguenze sulla vita dell'umanità è evidente anche se è difficile al momento apprezzarne la reale portata. Sotto l'aspetto economico che più direttamente condiziona i rapporti sociali, l'attuale emergenza genera problemi inediti e, com'è successo in passato, rende evidenti mutazioni profonde già in corso ma che, essendosi sviluppate nel tempo, non sono ancora percepite nella loro reale dimensione. 

L'economia di tutti i paesi opera, più o meno all'interno del “capitalismo” ove lo si intenda, genericamente, come “economia di mercato” nella quale la produzione di beni e servizi segue le leggi della domanda e dell'offerta e nella quale i beni capitali appartengono, in parte o in toto, a individui, singoli e associati. ... ./.

Trovate il testo completo nella sezione DOCUMENTI: Economia e Pandemia di Giuseppe Aglietti.

19-04-2020
#IORESTOACASA

 

UFFIZI DECAMERON IN RETE: ARTE, CULTURA

E SVAGO NELLE CASE DI TUTTI 

 

 

Le Gallerie intensificano le attività su Twitter e Instagram e aprono la nuova pagina Facebook con video, foto e storie dai musei.

 

Parte oggi Uffizi Decameron, campagna social lanciata dalle Gallerie degli Uffizi. L’obiettivo è tenere compagnia, nel segno della grande arte, a tutti coloro che restano in casa per aiutare la campagna di prevenzione del contagio da Coronavirus.

(www.facebook.com/uffizigalleries/)

Ogni giorno, sui profili Instagram e Twitter degli Uffizi, verranno pubblicate foto, video e storie dedicate ai capolavori custoditi nella Galleria delle Statue e delle Pitture, in Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli.

Il nome della campagna, che avrà anche l’hashtag #UffiziDecameron, è ispirato appunto alla celebre opera di Giovanni Boccaccio scritta nella metà del Trecento. In essa 10 giovani sfuggono al contagio della peste nera rifugiandosi in una villa sui colli sopra Firenze: per combattere la noia del ritiro forzato ciascuno di loro racconta una novella al giorno, ispirandosi ogni volta a un tema diverso. Così gli Uffizi ai tempi del coronavirus diventano un rifugio virtuale: il loro programma su Instagram, Twitter, Youtube e sul sito web viene ampliato e da oggi potenziato con l’apertura di un altro canale social, Facebook, alla pagina Gallerie degli Uffizi (indirizzo www.facebook.com/uffizigalleries/)

Anche se i musei hanno dovuto chiudere le loro porte, l’arte non si ferma – ha spiegato oggi il direttore Eike Schmidt - Per questo da adesso ci rivolgeremo al nostro pubblico anche attraverso Facebook. I tesori degli Uffizi, di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli vi terranno compagnia in queste settimane di comune impegno contro il diffondersi del virus. Oggi diamo inizio ad Uffizi Decameron: come nel capolavoro di Boccaccio, ogni giorno racconteremo le storie, le opere, i personaggi dei nostri bellissimi musei, unendoci nel nome della cultura, dell’arte e – perché no – dello svago. Gli Uffizi saranno con voi, nelle vostre case, per superare tutti insieme l’attuale momento di difficoltà. Evitiamo ogni contagio, tranne quello della bellezza”.

Nell’ambito di Uffizi Decameron ci sarà anche “La mia Sala”, serie di “minitour virtuali” nei quali gli assistenti museali illustreranno in video alcuni più suggestivi angoli delle Gallerie, con i loro segreti e le loro opere.

Ad arricchire ed affiancare Uffizi Decameron sarà anche la pubblicazione sui social di immagini, video e contenuti dedicati a Raffaello e ai suoi capolavori, celebrati nella ricorrenza del cinquecentenario dalla sua morte. È un gesto virtuale dal forte contenuto simbolico, che in parte consola della temporanea sospensione della grande mostra sul pittore urbinate, organizzata a Roma dalle Scuderie del Quirinale e dagli Uffizi, alla quale le Gallerie hanno prestato una cinquantina di opere sulle circa 200 complessive in esposizione.

Dal 26 febbraio il canale Instagram degli Uffizi ha lanciato l’hashtag #Decameron e pubblicando in un post il dipinto “I Novellieri del XIV secolo” di Vincenzo Cabianca (1860) custodito alla Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti ha ricordato il capolavoro letterario di Giovanni Boccaccio.

Gli Uffizi aderiscono alla campagna di prevenzione del Ministero dei Beni culturali e del Turismo #iorestoacasa.


cb

 

 

12-03-2020
LA CULTURA VINCE SULLA ... PAURA

LA CULTURA VINCE

NUOVO RESTAURO IN PALAZZO VECCHIO TARGATO FRIENDS OF FLORENCE

LA BELLISSIMA E ATTUALE MOSTRA DI THOMAS SARACENO A PALAZZO STROZZI

VEDERE GLI UFFIZI SENZA FOLLA IN QUESTI GIORNI È POSSIBILE

 

 

 

Segnalo che i Musei Civici di Firenze avranno ingresso gratuito i giorni 6, 7 e 8 marzo 2020

Ovviamente la paura si propaga molto più velocemente dei virus spinta da molteplici fattori che per correttezza non argomento.

Sta di fatto che l’Italia popolata oramai più da vecchi - La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria ha annunciato che si diventerebbe anziani a 75 anni, cioè che i vari miglioramenti delle condizioni di vita renderebbero oggi le persone di quell’età equivalenti per “forza fisica” a una persona di 55 anni nel 1980. Ma è la forza fisica un tratto indicatore di anzianità? Mah… Se chiediamo alle persone che si avvicinano all’età anziana quale indicatore per loro conta, scopriamo che al primo posto non c’è la forza fisica, ma la memoria (dimenticare i nomi dei familiari) o l’indipendenza – quindi popolazione molto sensibile a questo virus influenzale che potrebbe colpire e anche uccidere le persone più deboli e meno difese e nessuno con chiarezza e autorevolezza indiscussa spiega veramente di cosa si tratta e quali problemi realmente causa.  Se una fa confronti nota che attualmente nel Mondo i decessi per questo virus sono solo il doppio di quelli causati dai fulmini che solo in Italia nel 2019 hanno ucciso 15 persone su 50 colpite.

La cultura è un naturale antivirale in quanto capace di sollevare il morale e l’interesse e quindi rafforza l’organismo e le sue difese come il cibo sano. la luce, le passeggiate, ecc.

Ultimamente in quest’ambito due eventi artistici hanno attirato la mia attenzione ed ho quindi redatto un breve commento.

 

 

 

IL RESTAURO DEL TERRAZZO DI GIUNONE E IL PUTTO DEL VERROCCHIO IN PALAZZO VECCHIO

Il terrazzo di Giunone così chiamato per la sua storia ma ora non più terrazzo e spesso confuso con il terrazzo di Saturno che gli sta accanto e che si affaccia sul retro del palazzo, si trova tra le «stanze nuove» che Cosimo I de’ Medici fece costruire all’indomani del suo trasferimento dalla residenza di famiglia al palazzo che per oltre due secoli aveva ospitato il governo comunale e repubblicano della città, per adattare l’austero edificio medievale alle esigenze di comodità e di sfarzo di una corte aristocratica, di prestigio europeo, come quella che il secondo duca di Firenze ambiva a costituire. Il locale fa parte del cosiddetto Quartiere degli Elementi, destinato ad accogliere gli ospiti della corte e costruito sotto la direzione di Battista del Tasso tra il 1551 e il 1555 e subito modificato dall’architetto e pittore Giorgio Vasari, principale artefice della trasformazione dell’antico Palazzo in una sontuosa reggia ducale. Al Vasari e ai suoi collaboratori si devono i preziosi palchi lignei dipinti, gli stucchi e gli affreschi che decorano le sale del quartiere con storie della prima stirpe delle divinità mitologiche (cfr. il volume su Palazzo Vecchio edito da Banca Toscana). Il complesso programma iconografico sotteso a questa decorazione, ideato dall’erudito Cosimo Bartoli, è volto a paragonare, in chiave celebrativa, gli “dei celesti” raffigurati in queste stanze ai personaggi illustri del casato mediceo, “dei terrestri”, ai quali sono dedicate le sale perfettamente speculari del sottostante Quartiere di Leone X. Il terrazzo di Giunone, portato a compimento nel 1557, oggi si presenta come una stanza di modeste dimensioni, ma è così detto perché in origine era una loggia con colonne che si affacciava sul versante nord-orientale della città, secondo quanto riferisce Giorgio Vasari nei suoi Ragionamenti, progettata per accogliere, al centro, una fontana e, sul lato interno, una statua antica della dea che sarebbe dovuta arrivare da Roma, per dono di Baldovino del Monte. La fontana non fu mai realizzata, ma resta a rievocarne il progetto il dipinto che Cosimo I fece eseguire per modello sulla parete interna, rappresentante una finta nicchia con un putto alato in bronzo dorato che, al centro di una vasca circolare, versa acqua da un vaso, con un piede sopra la testa di un delfino. Non si hanno altre notizie neppure della statua di Giunone che potrebbe non essere mai giunta a Firenze. Nella stessa parete, al di sopra della finta fontana, si conserva però la grande nicchia che avrebbe dovuto ospitarla, incorniciata da una spettacolare mostra in stucco con erme, mascheroni e ghirlande in rilievo. Maestose cornici in stucco riquadrano anche gli affreschi che decorano la volta e i sovrapporta della parte chiusa dell’antica loggia - di collegamento tra gli adiacenti locali del quartiere - con storie di Giunone, figlia di Saturno e Opi, sorella e moglie di Giove, «dea dell’aria, delle ricchezze, e de’ regni, e de’ matrimoni». Analogamente a tutti gli altri terrazzi e terrazzini che furono costruiti durante la ristrutturazione cinquecentesca del palazzo, la loggia era principalmente destinata alla duchessa e alle sue dame di corte che, in assenza di giardini interni, qui potevano recarsi a «pigliare aria» e svagarsi alla vista di un bel panorama. Come riferisce lo stesso Vasari nei Ragionamenti, l’intitolazione a Giunone era quindi dedicata a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, che nella corte ducale aveva eguagliato le virtù della dea portando serenità tra i sudditi, elargendo doni e combinando matrimoni proficui. Giunone compare al centro della volta, secondo l’iconografia tradizionale, su di un carro trainato da due pavoni, animali a lei sacri, tra le personificazioni dell’Abbondanza e della Podestà. Nei due riquadri affrescati sopra le porte di passaggio, la dea è invece evocata nel suo ruolo di moglie gelosa che punisce le amanti del suo sposo per essersi assoggettate «fuor del vinculo matrimoniale»: la ninfa Callisto, da lei trasformata in un’orsa che sarebbe poi divenuta la costellazione dell’Orsa Minore e la giovane sacerdotessa Io, mutata da Giove in una vacca nel tentativo di ingannare Giunone, ma da quest’ultima richiesta in dono e segregata con tali sembianze sotto la custodia del pastore Argo. Il terrazzo venne trasformato in una stanza chiusa a seguito dei successivi interventi di ampliamento del lato del palazzo prospiciente via dei Leoni. Il loggiato era sicuramente già tamponato alla fine del XVIII secolo. Oggi ospita al centro il celebre Putto con delfino di Andrea del Verrocchio Inizialmente sistemato nella Sala della Cancelleria, alla metà degli anni Ottanta giunse infine nel Terrazzo di Giunone, dove sembra rievocare la fontana che Giorgio Vasari avrebbe dovuto realizzare al centro della loggia e dialogare con l’analogo putto in bronzo dorato che qui era stato dipinto, come «modello», in vista dell’attuazione di quel progetto. Il Putto del Verrocchio originale ha quindi ripreso il suo posto lasciando nel cortile di Palazzo Vecchio la copia e dopo aver fatto un volo transoceanico a Washington per la mostra del Verrocchio che dopo Palazzo Strozzi li si era parzialmente trasferita.

Chi da un po’ non visita Palazzo Vecchio ha quindi anche questa “chicca” da godere oltre ai tanti miglioramenti e restauri recentemente eseguiti……

Un ringraziamento ai Friends of Florence che da tanto tempo, grazie alla sempre presente Simonetta Brandolini d’Adda, trovano sostenitori finanziari per sostenere molti degli interventi di restauro della nostra città.

 

 

 

 

L’ENTUSIASMANTE MOSTRA DI THOMAS SARACENO A PALAZZO STROZZI

dal 22 febbraio al 19 luglio 2020 a Firenze

Palazzo Strozzi continua a stupirci presentandoci nuovi nomi e artisti per la maggioranza di noi sconosciuti ma famosi nell’ambito della cultura mondiale. È ora il turno di Thomàs Saraceno un giovane (1973) artista argentino.

Nel suo lavoro si intrecciano arte, scienze naturali e sociali, ed esplorazioni anche mentali per vedere con occhi nuovi e diversi modi di vivere sostenibili e percezioni dell’ambiente che ci facciano godere di quello che ci circonda senza intaccarlo o consumarlo o peggio inquinandolo.

Tutto è visto in chiavi di lettura non sempre facili con allestimenti che a volta paiono strani e richiedono una particolare attenzione e tempo …. la mostra non è una rapida corsa ma un sostare ed ambientarsi al buio (occorrono diversi minuti prima che la proteina dell’adattamento dell’occhio agisca e ci aiuti a percepire quello che ci circonda) per poi passare alla luce, alle piante (Tisillandie) all’aria e all’opera dei ragni.

Il ragno è uno dei protagonisti di questa esposizione. Il ragno che non si vede ma la sua fonte di cibo “la tela” è praticamente sempre presente. Il ragno animale che non mangia e non può farlo fino a che non ha compiuto il suo lavoro, la tela appunto. La tela che è sensibile ad ogni movimento, ad ogni soffio dell'aria, alla polvere e alle vibrazioni.

In questa esposizione genialmente creata anche negli allestimenti inconsueti per Palazzo Strozzi come dice Thomàs si passa dall’Umanesimo dell’Uomo vitruviano di cui Palazzo Strozzi è un simbolo per architettura e proporzioni all’Antropocene (Il termine indica l’era geologica attuale, nella quale all'uomo e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.

Thomàs a Palazzo Strozzi dimostra l’attualità ma la supera collegandola al cosmo attraverso le sue opere e i suoi collegamenti (la tela del ragno) unisce il microcosmo delle particelle e del pulviscolo al macrocosmo dei soli e delle galassie i cui elementi come in una jam session cosmica si uniscono creando suoni ed emozioni.  Difficile spiegare le emozioni che uno può o non può provare ma posso dire per quanto mi riguarda che uscito dalla mostra mi sono sentito felice e leggero, una sensazione di comunicazione positiva che mi ha toccato.

Solo ora riflettendo e leggendo riesco forse a comprendere di più ma la sensazione è rimasta, un po’ come quando si va al cinema o a teatro e si esce contenti.

Con questo non voglio certo convincere nessuno né fornire spiegazioni che certamente riuscirete a trovare da soli. Per inciso visto che noi spesso ci rivolgiamo al passato un tema simile era già stato affrontato, in modo certo diverso, nella scarsella della cupoletta della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo edificata su progetto brunelleschiano e forse affrescata dal Pesello (Giuliano d’Arrigo 1367-1446) che raffigura un cielo stellato molto dettagliato grazie alla supervisione dell’astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1482).

Per chi vuole visitare la Mostra di palazzo Strozzi a Firenze mi risulta che Trenitalia abbia delle promozioni e così pure la Unicoop Firenze. La mostra ha poi collegate conferenze, allestimenti ed esposizioni in varie parti della città, consultare https://www.palazzostrozzi.org/archivio/mostre/tomas-saraceno-aria/

Per concludere se qualcuno vuole visitare gli Uffizi ora è il momento migliore, pochissime persone e tanto tempo per vedere le opere in genere prese d’assalto come le Maestà (Cimabue, Duccio e Giotto), la Primavera e la Venere del Botticelli, le nuove sale di Leonardo da Vinci, la splendida Tribuna, la bellissima sala della Niobe, il Tondo Doni di Michelangelo ecc. ecc.

03-03-2020
LA CULTURA VINCE SULLA PAURA

LA CULTURA VINCE

NUOVO RESTAURO IN PALAZZO VECCHIO TARGATO FRIENDS OF FLORENCE

LA BELLISSIMA E ATTUALE MOSTRA DI THOMAS SARACENO A PALAZZO STROZZI

VEDERE GLI UFFIZI SENZA FOLLA IN QUESTI GIORNI È POSSIBILE.

 Segnalo che i Musei Civici di Firenze avranno ingresso gratuito i giorni 6, 7 e 8 marzo 2020

 

Ovviamente la paura si propaga molto più velocemente dei virus spinta da molteplici fattori che per correttezza non argomento.

Sta di fatto che l’Italia popolata oramai più da vecchi - La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria ha annunciato che si diventerebbe anziani a 75 anni, cioè che i vari miglioramenti delle condizioni di vita renderebbero oggi le persone di quell’età equivalenti per “forza fisica” a una persona di 55 anni nel 1980. Ma è la forza fisica un tratto indicatore di anzianità? Mah… Se chiediamo alle persone che si avvicinano all’età anziana quale indicatore per loro conta, scopriamo che al primo posto non c’è la forza fisica, ma la memoria (dimenticare i nomi dei familiari) o l’indipendenza – quindi popolazione molto sensibile a questo virus influenzale che potrebbe colpire e anche uccidere le persone più deboli e meno difese e nessuno con chiarezza e autorevolezza indiscussa spiega veramente di cosa si tratta e quali problemi realmente causa.  Se una fa confronti nota che attualmente nel Mondo i decessi per questo virus sono solo il doppio di quelli causati dai fulmini che solo in Italia nel 2019 hanno ucciso 15 persone su 50 colpite.

La cultura è un naturale antivirale in quanto capace di sollevare il morale e l’interesse e quindi rafforza l’organismo e le sue difese come il cibo sano. la luce, le passeggiate, ecc.

Ultimamente in quest’ambito due eventi artistici hanno attirato la mia attenzione ed ho quindi redatto un breve commento.

 

 

 

 

 

IL RESTAURO DEL TERRAZZO DI GIUNONE E IL PUTTO DEL VERROCCHIO IN PALAZZO VECCHIO

Il terrazzo di Giunone così chiamato per la sua storia ma ora non più terrazzo e spesso confuso con il terrazzo di Saturno che gli sta accanto e che si affaccia sul retro del palazzo, si trova tra le «stanze nuove» che Cosimo I de’ Medici fece costruire all’indomani del suo trasferimento dalla residenza di famiglia al palazzo che per oltre due secoli aveva ospitato il governo comunale e repubblicano della città, per adattare l’austero edificio medievale alle esigenze di comodità e di sfarzo di una corte aristocratica, di prestigio europeo, come quella che il secondo duca di Firenze ambiva a costituire. Il locale fa parte del cosiddetto Quartiere degli Elementi, destinato ad accogliere gli ospiti della corte e costruito sotto la direzione di Battista del Tasso tra il 1551 e il 1555 e subito modificato dall’architetto e pittore Giorgio Vasari, principale artefice della trasformazione dell’antico Palazzo in una sontuosa reggia ducale. Al Vasari e ai suoi collaboratori si devono i preziosi palchi lignei dipinti, gli stucchi e gli affreschi che decorano le sale del quartiere con storie della prima stirpe delle divinità mitologiche (cfr. il volume su Palazzo Vecchio edito da Banca Toscana). Il complesso programma iconografico sotteso a questa decorazione, ideato dall’erudito Cosimo Bartoli, è volto a paragonare, in chiave celebrativa, gli “dei celesti” raffigurati in queste stanze ai personaggi illustri del casato mediceo, “dei terrestri”, ai quali sono dedicate le sale perfettamente speculari del sottostante Quartiere di Leone X. Il terrazzo di Giunone, portato a compimento nel 1557, oggi si presenta come una stanza di modeste dimensioni, ma è così detto perché in origine era una loggia con colonne che si affacciava sul versante nord-orientale della città, secondo quanto riferisce Giorgio Vasari nei suoi Ragionamenti, progettata per accogliere, al centro, una fontana e, sul lato interno, una statua antica della dea che sarebbe dovuta arrivare da Roma, per dono di Baldovino del Monte. La fontana non fu mai realizzata, ma resta a rievocarne il progetto il dipinto che Cosimo I fece eseguire per modello sulla parete interna, rappresentante una finta nicchia con un putto alato in bronzo dorato che, al centro di una vasca circolare, versa acqua da un vaso, con un piede sopra la testa di un delfino. Non si hanno altre notizie neppure della statua di Giunone che potrebbe non essere mai giunta a Firenze. Nella stessa parete, al di sopra della finta fontana, si conserva però la grande nicchia che avrebbe dovuto ospitarla, incorniciata da una spettacolare mostra in stucco con erme, mascheroni e ghirlande in rilievo. Maestose cornici in stucco riquadrano anche gli affreschi che decorano la volta e i sovrapporta della parte chiusa dell’antica loggia - di collegamento tra gli adiacenti locali del quartiere - con storie di Giunone, figlia di Saturno e Opi, sorella e moglie di Giove, «dea dell’aria, delle ricchezze, e de’ regni, e de’ matrimoni». Analogamente a tutti gli altri terrazzi e terrazzini che furono costruiti durante la ristrutturazione cinquecentesca del palazzo, la loggia era principalmente destinata alla duchessa e alle sue dame di corte che, in assenza di giardini interni, qui potevano recarsi a «pigliare aria» e svagarsi alla vista di un bel panorama. Come riferisce lo stesso Vasari nei Ragionamenti, l’intitolazione a Giunone era quindi dedicata a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, che nella corte ducale aveva eguagliato le virtù della dea portando serenità tra i sudditi, elargendo doni e combinando matrimoni proficui. Giunone compare al centro della volta, secondo l’iconografia tradizionale, su di un carro trainato da due pavoni, animali a lei sacri, tra le personificazioni dell’Abbondanza e della Podestà. Nei due riquadri affrescati sopra le porte di passaggio, la dea è invece evocata nel suo ruolo di moglie gelosa che punisce le amanti del suo sposo per essersi assoggettate «fuor del vinculo matrimoniale»: la ninfa Callisto, da lei trasformata in un’orsa che sarebbe poi divenuta la costellazione dell’Orsa Minore e la giovane sacerdotessa Io, mutata da Giove in una vacca nel tentativo di ingannare Giunone, ma da quest’ultima richiesta in dono e segregata con tali sembianze sotto la custodia del pastore Argo. Il terrazzo venne trasformato in una stanza chiusa a seguito dei successivi interventi di ampliamento del lato del palazzo prospiciente via dei Leoni. Il loggiato era sicuramente già tamponato alla fine del XVIII secolo. Oggi ospita al centro il celebre Putto con delfino di Andrea del Verrocchio Inizialmente sistemato nella Sala della Cancelleria, alla metà degli anni Ottanta giunse infine nel Terrazzo di Giunone, dove sembra rievocare la fontana che Giorgio Vasari avrebbe dovuto realizzare al centro della loggia e dialogare con l’analogo putto in bronzo dorato che qui era stato dipinto, come «modello», in vista dell’attuazione di quel progetto. Il Putto del Verrocchio originale ha quindi ripreso il suo posto lasciando nel cortile di Palazzo Vecchio la copia e dopo aver fatto un volo transoceanico a Washington per la mostra del Verrocchio che dopo Palazzo Strozzi li si era parzialmente trasferita.

Chi da un po’ non visita Palazzo Vecchio ha quindi anche questa “chicca” da godere oltre ai tanti miglioramenti e restauri recentemente eseguiti……

Un ringraziamento ai Friends of Florence che da tanto tempo, grazie alla sempre presente Simonetta Brandolini d’Adda, trovano sostenitori finanziari per sostenere molti degli interventi di restauro della nostra città.

 

                                                  

 

 

L’ENTUSIASMANTE MOSTRA DI THOMAS SARACENO A PALAZZO STROZZI

dal 22 febbraio al 19 luglio 2020 a Firenze

    

 

Palazzo Strozzi continua a stupirci presentandoci nuovi nomi e artisti per la maggioranza di noi sconosciuti ma famosi nell’ambito della cultura mondiale. È ora il turno di Thomàs Saraceno un giovane (1973) artista argentino.

Nel suo lavoro si intrecciano arte, scienze naturali e sociali, ed esplorazioni anche mentali per vedere con occhi nuovi e diversi modi di vivere sostenibili e percezioni dell’ambiente che ci facciano godere di quello che ci circonda senza intaccarlo o consumarlo o peggio inquinandolo.

Tutto è visto in chiavi di lettura non sempre facili con allestimenti che a volta paiono strani e richiedono una particolare attenzione e tempo …. la mostra non è una rapida corsa ma un sostare ed ambientarsi al buio (occorrono diversi minuti prima che la proteina dell’adattamento dell’occhio agisca e ci aiuti a percepire quello che ci circonda) per poi passare alla luce, alle piante (Tisillandie) all’aria e all’opera dei ragni.

Il ragno è uno dei protagonisti di questa esposizione. Il ragno che non si vede ma la sua fonte di cibo “la tela” è praticamente sempre presente. Il ragno animale che non mangia e non può farlo fino a che non ha compiuto il suo lavoro, la tela appunto. La tela che è sensibile ad ogni movimento, ad ogni soffio dell'aria, alla polvere e alle vibrazioni.

In questa esposizione genialmente creata anche negli allestimenti inconsueti per Palazzo Strozzi come dice Thomàs si passa dall’Umanesimo dell’Uomo vitruviano di cui Palazzo Strozzi è un simbolo per architettura e proporzioni all’Antropocene (Il termine indica l’era geologica attuale, nella quale all'uomo e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.

 

           

Thomàs a Palazzo Strozzi dimostra l’attualità ma la supera collegandola al cosmo attraverso le sue opere e i suoi collegamenti (la tela del ragno) unisce il microcosmo delle particelle e del pulviscolo al macrocosmo dei soli e delle galassie i cui elementi come in una jam session cosmica si uniscono creando suoni ed emozioni.  Difficile spiegare le emozioni che uno può o non può provare ma posso dire per quanto mi riguarda che uscito dalla mostra mi sono sentito felice e leggero, una sensazione di comunicazione positiva che mi ha toccato.

Solo ora riflettendo e leggendo riesco forse a comprendere di più ma la sensazione è rimasta, un po’ come quando si va al cinema o a teatro e si esce contenti.

Con questo non voglio certo convincere nessuno né fornire spiegazioni che certamente riuscirete a trovare da soli. Per inciso visto che noi spesso ci rivolgiamo al passato un tema simile era già stato affrontato, in modo certo diverso, nella scarsella della cupoletta della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo edificata su progetto brunelleschiano e forse affrescata dal Pesello (Giuliano d’Arrigo 1367-1446) che raffigura un cielo stellato molto dettagliato grazie alla supervisione dell’astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1482).

Per chi vuole visitare la Mostra di palazzo Strozzi a Firenze mi risulta che Trenitalia abbia delle promozioni e così pure la Unicoop Firenze. La mostra ha poi collegate conferenze, allestimenti ed esposizioni in varie parti della città, consultare https://www.palazzostrozzi.org/archivio/mostre/tomas-saraceno-aria/

 

     

Per concludere se qualcuno vuole visitare gli Uffizi ora è il momento migliore, pochissime persone e tanto tempo per vedere le opere in genere prese d’assalto come le Maestà (Cimabue, Duccio e Giotto), la Primavera e la Venere del Botticelli, le nuove sale di Leonardo da Vinci, la splendida Tribuna, la bellissima sala della Niobe, il Tondo Doni di Michelangelo ecc. ecc.

 

Carlo Biancalani

03-03-2020
TABERNACOLO DI PIAZZA SAN FELICE

Inaugurato oggi il restauro del Tabernacolo posto sul palazzo tra Piazza San Felice e Piazza Pitti a Firenze. L’intervento durato due mesi e mezzo è stato promosso dal Comitato Tabernacoli, appendice degli Amici dei Musei di Firenze e sostenuto dalla Fondazione Friends of Florence.

 

 

 

  Il restauro è stato affidato a Bartolomeo Ciccone per l'affresco e a Stefano Landi per la parte lapidea ottenendo un ottimo recupero dell'opera ora ben leggibile e piacevole da ammirare. Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence nel ringraziare il Comitato per il restauro e recupero dei tabernacoli ha ricordato i numerosi recuperi di queste opere ha fatti l'Associazione, ben sette, e d ha espresso il desiderio di continuare in questo campo ancora in parallelo alle altre molte attività di recupero che vengono portate avanti. Il tabernacolo è composto da un affresco raffigurante l’Annunciazione, soggetto probabilmente legato alla rappresentazione dell’Annuncio a Maria che si svolgeva ogni 25 marzo nella vicina Chiesa di San Felice in Piazza, e da un’edicola in pietra serena all’interno del quale è ubicato. Si tratta di una pittura alla calce su intonaco fresco eseguita molto probabilmente nel primo decennio del XVII secolo da un artista tardo manierista di scuola fiorentina, che la critica recente ha ricondotto alla scuola di Santi di Tito.

 

La presentazione del restauro è stata fatta nel limitrofo Oratorio di San Sebastiano detto dei Bini, un piccolo gioiello rinascimentale ricco di opere d'arte che invito tutti a visitare (visitabile per ora solo il sabato, ingresso gratuito) https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_San_Sebastiano_de%27_Bini

 

Carlo Biancalani

 

23-01-2020
UFFIZI, PARTE LA NUOVA STAGIONE DEGLI INCONTRI DEL MERCOLEDÌ, CON LA PRIMA LECTURA DANTIS IN GALLERIA

Il 25 marzo, nell’occasione del Capodanno fiorentino e dell’inizio del viaggio di Dante nella Divina Commedia;

21 gli appuntamenti, ci saranno anche Luciano Canfora, l’ex direttore della National Gallery di Londra Nicholas Penny e Veronica D’Ascenzo.

 

Una Lectura Dantis, la prima mai tenuta agli Uffizi di Firenze: l’evento, affidato all’insigne dantista Paolo Procaccioli, professore all’Università degli Studi della Tuscia, si terrà, non casualmente, il 25 marzo, data d’inizio del viaggio di Dante nella Divina Commedia e ricorrenza del Capodanno fiorentino. È anche tra le principali novità del calendario di ben 21 incontri, intitolati “Dialoghi di arte e cultura”, organizzati nel primo semestre 2020 nell’auditorium Vasari della Galleria.

La formula degli incontri, che fin dal loro avvio, nel 2017, riscontrano un notevole successo sia di pubblico che di gradimento, è semplice:  dall’inizio di ogni ciclo, tutte le settimane, il mercoledì alle 17 nell’Auditorium Vasari degli Uffizi, ci sarà uno studioso a parlare di un argomento di volta in volta diverso. Questo nuovo ciclo di appuntamenti verrà aperto l’8 gennaio alle 17 da Marco Cavalieri, professore di archeologia classica all’Università Cattolica di Lovanio, con una lezione sul ruolo e l’importanza della calzatura nell’antichità. Le conferenze offrono un ventaglio amplissimo di argomenti culturali e storico artistici: ricordiamo quella dello storico Luciano Canfora su “Guerra e Schiavitù in Euripide” (29 gennaio), e di Nicholas Penny, già direttore della National Gallery di Londra, sull’espressività del volto umano nell’arte rinascimentale e barocca, prendendo spunto dall’Alessandro morente degli Uffizi (il 29 maggio, in lingua inglese). L’11 marzo Veronica D’Ascenzo, la maestra sopravvissuta da bambina al tragico crollo della sua scuola a San Giuliano di Puglia, parlerà dell’importanza dell’arte nel superamento dei disturbi post traumatici da stress nei minori.

 

Anche per il 2020, “Dialoghi di arte e cultura” prevedono quattro categorie di conferenze, a seconda degli argomenti e dell’approccio interpretativo. Ritornano dunque gli oramai classici “Tesori dai depositi”, nei quali i relatori offrono al pubblico studi e riflessioni su un’opera proveniente dalle riserve del museo e che, in occasione della conferenza, sarà eccezionalmente esposta nella sala dell’auditorium. La stessa impostazione viene adottata anche nel caso delle conferenze appartenenti alla categoria “Capolavori su carta”, dedicata a disegni del Gabinetto dei Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi. Si tratta di opere del Rinascimento e Barocco italiano, raramente visibili al pubblico per le loro delicate condizioni di conservazione: nel corso della conferenza verranno eccezionalmente esposti come in una breve mostra per pochi intimi. Alla spiegazione di come nasce l’idea di una mostra, di un allestimento oppure, più genericamente, ai retroscena del governo di un complesso sistema museale sono invece dedicati gli appuntamenti dal titolo “Dietro le quinte”. La serie “Laboratorio universale” è invece incentrata su argomenti che tengono spunto dell’arte ma si estendono oltre: le conferenze sono spesso tenute da specialisti di altre discipline che guardano ai tesori del patrimonio artistico sotto una luce diversa rispetto a quella offerta dagli esperti del settore.

12-01-2020
AI PIEDI DEGLI DEI

AI PIEDI DEGLI DEI

L’arte della calzatura tra Antica Roma, Cinema Colossal e Moda Contemporanea

Palazzo Pitti Galleria del Costume fino al 19 aprile 2020

 

 

Dopo “Animalia” la bellissima mostra dell’inizio del 2019 una nuova esposizione viene ora presentata alla Galleria del Costume nell’ambito museale di Palazzo Pitti a Firenze.

Il titolo è particolarmente evocativo “Ai piedi degli dei” e ci narra l’importanza dell’abito per i piedi dal mondo classico fino ad oggi.

La scarpa - vestito del piede - non è solo un accessorio utile per proteggere la struttura anatomica posta all'estremità del corpo umano ma riveste tutt’ora una grande importanza per l’ormai indispensabile utilizzo e non di meno per testimoniare una connotazione sociale.

Mi sovvengono spesso le parole della nonna che diceva “guardagli le scarpe e capirai che tipo é”.

La mostra da poco iniziata a Palazzo Pitti e si protrarrà fino a Pasqua 2020, ci presenta la storia di come venivano vestiti i piedi in Occidente dai tempi antichi ai giorni nostri.

Non dimentichiamo di precisare che il “calzolaio” fin dall’antichità era un artigiano particolarmente considerato. Platone, ad esempio, non esitava a definire l’arte del calzolaio una vera e propria scienza. Con la sua foggia o i suoi colori, questo indumento raccontava tutto della persona che le indossava: il sesso, la condizione economica, la posizione sociale e il lavoro e Cicerone usa l’espressione “mutavit calceos” per far presente il mutato ruolo sociale di un personaggio che divenuto senatore vestiva scarpe diverse da quelle dei patrizi.

Pensiamo anche alle scarpe di cui erano dotati i soldati romani, spesso chiodate per evitare il consumo della suola e per affrontare meglio il terreno.

 

 

Una particolare testimonianza viene presentata grazie ad alcuni ben conservati esemplari di calzature antichissime ritrovate a Vindolandia nell’Inghilterra del Nord. Quasi 7000 scarpe usate, di soldati romani, di autorità locali ed altro, buttate perché usurate in una cava di torba che per la sua proprietà di essere anaerobica le ha perfettamente conservate fino alla loro recente scoperta.

Grazie anche ad altri prestiti di importanti musei internazionali come il Louvre o il British Museum si vedranno a confronto le testimonianze di calzature attiche e romane a diretto confronto di scarpe messe a disposizione di stilisti come Genny, Céline, Richard Tyler, Donna Karan e tante altre griffe italiane e straniere come ad esempio Ferragamo, Pucci, Yves Saint Laurent ma si avranno modo di ammirare anche nei dipinti esposti calzature di varie epoche.

Nell’augurare che molti nostri colleghi abbiano l’opportunità di vedere questa mostra nella prossima visita a Palazzo Pitti termino ricordando come la favola di Cenerentola non avrebbe senso se non ci fosse la preziosa scarpetta.

Carlo Biancalani

 

20-12-2019
TABERNACOLO EUCARISTICO DI ANDREA DELLA ROBBIA NELLA CHIESA DEI SS. APOSTOLI

RESTAURATO IL TABERNACOLO EUCARISTICO DI ANDREA DELLA ROBBIA NELLA CHIESA DEI SS. APOSTOLI GRAZIE AI FRIENDS OF FLORENCE

 

La Fondazione Friends of Florence, costantemente vicina alle opere del capoluogo toscano, ha reso possibile queso nuovo bellissimo restauro nella una chiesa SS Apostoli che mantiene intatto il suo fascino nel cuore della città e che pur se di piccole dimensioni é uno scrigno di bellezza e di armonia mantenedo intatta la grande spiritualità che comunica bene a chiunque la visiti.

Il restauro del Tabernacolo Eucaristico, durato circa tre mesi, fa apprezzare in tutta la sua bellezza la pregevole opera di Andrea e Giovanni della Robbia.  la Fondazione si è avvalsa dei donatori Peter Fogliano e Hal Lester che hanno reso possibile l’intervento.

La Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio è infatti una delle più antiche di Firenze, un piccolo scrigno di arte con una particolare armonia architettonica che, a dire del Vasari nella sua opera sulle vite degli artisti, suscitò lo stupore e l'ammirazione dello stesso Brunelleschi. Custode delle pietre del Santo Sepolcro, è impreziosita da alcune opere d'arte tra cui l'olio su tavola dello stesso Vasari che raffigura l'Immacolata Concezione e il capolavoro di Andrea e Giovanni della Robbia, che custodisce, oggi come allora, le specie eucaristiche.

L’opera Protagonista indiscusso dell’eredità robbiana dello zio Luca, Andrea, che muore nel 1525 all’alba dei suoi novant’anni, qui nella Chiesa dei SS. Apostoli intorno al 1512 dirige il figlio Giovanni nella realizzazione di questo grande tabernacolo eucaristico su commissione degli Acciaiuoli, una delle prestigiose famiglie patronali della chiesa. Secondo la notizia ritrovata da Pope-Hennessy (1979) il committente è Giovanni, figlio di quel Piero che frequentava assiduamente i cenacoli culturali di Lorenzo il Magnifico. Giovanni della Robbia, invece, stringerà fecondi rapporti artistici con Andrea del Sarto. Dunque, il cerchio si chiude intorno ad una serie di protagonisti della Firenze rinascimentale e l’opera in terracotta invetriata policroma che ammiriamo oggi dopo l’intervento di restauro, né è testimone visiva, formale e spirituale: la grazia dei movimenti dei grandi angeli reggicortina – già ricordati nella nota di pagamento dell’aprile del 1512 - si raccorda con la vivacità dei puttini, il tutto armonizzato dal contrappunto cromatico e dall’uso della visione prospettica, il cui centro è la volta a botte del ciborio. La predella delimitata lateralmente dagli stemmi degli Acciaiuoli sorregge l’intero tabernacolo sovrastato da una lunetta con il Padre Eterno e due angeli oranti. L’insieme è impreziosito da elementi architettonici di gusto classico, ricche ghirlande e teste di cherubini. Quali parti siano state realizzate dal figlio e quali dal padre, non ci è dato sapere, ma le differenze stilistiche fra un linguaggio più arcaico e chiaro (Andrea) ed uno più articolato e sentimentale (Giovanni) sono da trovarsi fra la parte inferiore e quella superiore. L’intervento di restauro ha voluto riportare all’antico splendore la superficie luminosa della maiolica, attraverso un’attenta pulitura preceduta da una campagna diagnostica accurata, volta a definire tutti gli aspetti legati alla conservazione e al successivo restauro. Le numerose lacune e le diverse interruzioni materiche provocate da fratture presenti sulle superfici, hanno portato inoltre i restauratori a eseguire nella fase finale del restauro un intervento cromatico, resosi necessario per ricomporre la leggibilità dell’opera nella sua interezza.

Vale la pena quindi la pena deviare dalla strada maestra che porta al Ponte Vecchio per soffermarsi ad ammirare questa piccola chiesa e le sue meraviglie.

17-12-2019
UN ARETINO IN MOSTRA AGLI UFFIZI

UN ARETINO IN MOSTRA AGLI UFFIZI

PIETROARETINO

 

27 novembre 2019 - 1 marzo 2020.

 

“Mi dicono ch'io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l'anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice. - Le mie medaglie sono composte d'ogni metallo e di ogni composizione. La mia effigie è posta in fronte a' palagi. Si scolpisce la mia testa sopra i pettini, sopra i tondi, sulle cornici degli specchi, come quella di Alessandro, di Cesare, di Scipione. Alcuni vetri di cristallo si chiamano vasi aretini. Una razza di cavalli ha preso questo nome, perché Papa Clemente me ne ha donato uno di quella specie. Il ruscello che bagna una parte della mia casa è denominato l'Aretino. Le mie donne vogliono esser chiamate Aretine. Infine si dice stile aretino. I pedanti possono morir di rabbia prima di giungere a tanto onore”

 

“Io non son cieco ne la pittura, anzi molte volte e Rafaello, e fra Bastiano [del Piombo], e Tiziano si sono attenuti al giudizio mio. Perché io conosco parte de gli andari antichi e moderni”

 

“Divino in venustà fu Raffaello, E Michel Agnol, più divin che umano, Nel disegno stupendo; e Tiziano, Il senso de le cose ha nel pennello. Forma paesi in rilievo sí bello Che ne stupisce il d’apresso e il lontano, Fa vivi e pronti la sua dotta mano Ogni animale, ogni pesce, ogni uccello. Le linee poi nei lor propri giri Sí ben tondeggia che il dose [=doge] dipinto Par che parli, che pensi e che respiri”.

 

Dalle Lettere di Pietro Aretino

 

Fu poeta, commediografo, drammaturgo, sferzante penna satirica, consigliere di potenti, talent scout di grandi artisti: Pietro Aretino (Arezzo, 1492 - Venezia, 1556), oggi noto principalmente per i suoi celeberrimi quanto scandalosi Sonetti lussuriosi, è stato, nei fatti, una delle voci culturali più autorevoli del Cinquecento, un intellettuale assai temuto da signori e alti prelati, amico del condottiero Giovanni dalle Bande Nere, del cardinale Giulio de’ Medici, che lo portò a Roma alla corte di Papa Leone X, e di maestri come Tiziano, Raffaello, Parmigianino, che lo ritrassero nelle loro opere e con i quali intratteneva fitte e appassionate corrispondenze epistolari.

Alla poliedrica figura di Aretino, anticipatore (per stessa ammissione di Giorgio Vasari) della storia e critica dell’arte come disciplina autonoma, gli Uffizi dedicano ora, per la prima volta in assoluto, una grande mostra arricchita da importanti prestiti di musei internazionali. Il percorso espositivo raccoglie oltre cento opere tra pittura, grafica, libri a stampa, scultura, arti decorative, che raccontano la vita e lo spirito di Aretino nei luoghi simbolo del Rinascimento, dove egli visse ed esercitò la sua grande influenza sul fervido mondo culturale della prima metà del Cinquecento: la Roma dei papi Medici, la Mantova dei Gonzaga, la Venezia del doge Gritti, la Firenze dei duchi Alessandro e Cosimo I, ma anche Urbino, Perugia, Arezzo, Milano.

Ad aprire la mostra è il Ritratto di Pietro Aretino, uno dei capolavori di Tiziano: conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti, si trova a Firenze dal 1545, anno in cui fu donato dallo stesso letterato al duca Cosimo de’ Medici. Opere celeberrime testimoniano alcuni tra i principali momenti della vita di Pietro, dagli esordi tra Arezzo e Perugia, all’approdo alla corte pontificia a Roma, dove entra in contatto con Raffaello (in esposizione il Ritratto femminile prestato dal Museo di Strasburgo e un arazzo dei Musei Vaticani), fino al trasferimento nel nord Italia, a Mantova prima, infine a Venezia, rappresentata soprattutto da altre opere di Tiziano, tra le quali lo Stendardo della Resurrezione, prestito speciale della Galleria delle Marche di Urbino.

Da segnalare poi la rassegna dei ritratti dei potenti con i quali Aretino fu in contatto (tra questi,anche un busto in bronzo di Carlo V opera di Leone Leoni dal Louvre), e la sezione finale della mostra, intitolata “Imago Petri” e focalizzata sulla efficace promozione visiva che Aretino seppe fare della sua figura, con una attenta strategia di marketing comunicativo: dipinti, medaglie, stampe, libri  oggetti di uso ‘griffati’ con il suo nome ed il suo volto, quasi una sorta di ‘linea’, grazie alla quale il sagace intellettuale toscano riuscì far conoscere se stesso e la propria immagine. Protagonista di questa parte dell’esposizione è il ritratto del Kunstmuseum di Basilea recentemente attribuito a Tiziano, in cui Aretino appare assai giovane, con in testa un copricapo allora assai di moda, lo ‘scuffiotto’. Di origini umili (era figlio di un calzolaio e di una cortigiana) Aretino ebbe a Perugia una formazione artistica e, per qualche tempo, coltivò velleità di carriera nell’ambito della pittura. Il suo vero, grande talento naturale fu però la scrittura, che praticò in varie forme a partire dai poemetti satirici (le Pasquinate), fino a comporre, nel 1526, i Sonetti lussuriosi, caratterizzati contenuti esplicitamente pornografici che lo resero immediatamente famoso tra i suoi contemporanei. In mostra si possono ammirare le pagine dell’edizione originale (illustrata a Venezia su ispirazione dei disegni eseguiti dall’allievo più talentuoso e versatile di Raffaello Sanzio, Giulio Romano), miracolosamente scampata ai roghi di successive messe all’indice da parte della censura e poi appartenuta anche al figlio del compositore e musicista Arturo Toscanini. Una ricca selezione epistolare testimonia poi l’altra grande novità della produzione di Aretino, costituita dall’immenso corpus di oltre 4000 lettere attraverso le quali l’intellettuale toscano ebbe modo di parlare e condividere le proprie idee con i principali protagonisti della sua epoca. Nella loro caratteristica di storia in presa diretta, le Lettere - per la prima volta redatte per essere pubblicate e diffuse a una crescente platea di lettori - sono un colossale giornale ante litteram, in cui i pensieri dell’Aretino sulle arti assumono l’aspetto di vere e proprie recensioni, ponendosi dunque alle basi della nascita della moderna storia e critica dell’arte. Pietro infatti fu amico e corrispondente di alcuni tra i maggiori artisti del tempo, come Raffaello, Michelangelo, Parmigianino, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Tintoretto, e Jacopo Sansovino. Il costante confronto con questi personaggi gli fornì gli strumenti necessari per comprenderne i segreti, raccontarli al suo pubblico e sviscerarne vari aspetti, stili e caratteristiche. Fu così che poté intuire, come un vero e proprio talent scout, le capacità dei giovani più dotati sulla piazza, quali Leone Leoni, Tintoretto, Danese Cattaneo e di promuoverli sulla scena internazionale grazie alla autorevolezza della sua parola.

La mostra include anche un ‘cameo’ cinematografico: per rendere omaggio alla profonda amicizia tra Aretino e Giovanni dalle Bande Nere, vengono proiettati segmenti del ‘Mestiere delle armi’, film di Ermanno Olmi dedicato alla figura del grande condottiero mediceo, nel quale l’intellettuale, interpretato dall’attore Sasa Vulicevic, svolge il ruolo di voce narrante e compare in numerose scene.

‘Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento’ si inserisce nell’ampia serie di eventi organizzati dalle Gallerie degli Uffizi e dalla città di Firenze nell’anno 2019 per il cinquecentenario della nascita di Cosimo I ed anticipa, al tempo stesso, le celebrazioni per l’anno di Raffaello, tra pochi mesi.

Qualche cenno biografico

Pietro Aretino nasce nel 1492 ad Arezzo. Alla sua formazione letteraria e pittorica tra Perugia e Siena segue l’ingresso sulla scena della Roma medicea di papa Leone X al seguito del banchiere e mecenate Agostino Chigi. Sono anni in cui Aretino usa la penna mordace per dare voce alla statua “parlante” di Pasquino, in un peculiare mélange di profetismo e satira politica a tutto campo.

Dopo i soggiorni padani tra il campo di Giovanni delle Bande Nere e la corte mantovana di Federico II Gonzaga, nei primi anni ’20, Aretino si trasferisce definitivamente a Venezia. In favore di questa scelta gioca certamente la rocambolesca vicenda dei Sonetti lussuriosi e la rottura dei rapporti con la Curia di papa Clemente VII, il cui esito drammatico va letto nell’attentato subìto dallo scrittore il 28 luglio 1525.

Dopo il Sacco di Roma del 1527, quando era già stabile in Laguna, egli riesce a integrarsi alla perfezione in un sistema politico e propagandistico che lo vede collaborare con Tiziano e Sansovino alla renovatio urbis del Doge Andrea Gritti. D’altro canto, intuendo le potenzialità offerte dall’industria tipografica veneziana, cambia radicalmente la sua singolare carriera di letterato, a questo punto caratterizzata da un rapporto diretto con l’universo delle arti figurative nei panni di accreditato mediatore fra botteghe e committenti. Così negli anni ’30, forte dell’alleanza con l’editore Francesco Marcolini, Aretino riesce a crearsi un profilo di “segretario del mondo” tributato e temuto ovunque, dai piccoli e dai grandi. Il dominio di un eloquio volgare di incomparabile incisività si vuole ora esteso a tutti i generi letterari che pratica simultaneamente con totale disinvoltura: escono così a stretto giro le commedie (l’edizione della Cortigiana è del 1534), i dialoghi pornografici (Ragionamento e Dialogo escono tra il 1534 e il 1536), le Lettere (il primo libro è del 1538), le parafrasi bibliche e le riscritture agiografiche (pubblicate tra il 1534 e il 1543).

Nel 1536 entra definitivamente nell’orbita imperiale diventando pensionato di Carlo V e coltivando un complesso rapporto di patronage con Alfonso d’Avalos, governatore di Milano. Ma è a partire dal 1539, con la nomina cardinalizia di Pietro Bembo nel nuovo clima del pontificato di Paolo III Farnese, che Aretino arricchisce la costruzione del proprio personaggio di un nuovo tassello, alimentando per anni il sogno di pervenire anch’egli alla porpora e rientrare così nei ranghi della Curia romana. Un’ambizione non del tutto priva di fondamento destinata, tuttavia, a fallire definitivamente al principio degli anni ’50, proprio nel momento in cui più forti erano le speranze sotto il quasi conterraneo papa Giulio III Del Monte. La morte lo coglie improvvisa a Venezia il 21 ottobre 1556, con uno strascico di infamie che arrivò, nel tempo, a gonfiare addirittura la favola di un trapasso dovuto a un accesso di risate. Nel 1559, sotto Paolo IV Carafa, tutta la sua opera viene messa all’Indice, pur continuando in realtà a circolare clandestinamente e sotto lo pseudonimo di Partenio Etiro. Ci vorranno secoli per sfatare una leggenda nera che solo di recente la critica è riuscita a dissipare, con la piena restituzione agli studi di un protagonista di punta del nostro Rinascimento.

 

 

16-12-2019
RESTAURO DELLA PIETA' DI MICHELANGELO (PIETA' BANDINI)

Annunciato il restauro delle Pietà di Michelangelo dell’Opera del duomo di Firenze, anche detta Pietà  Bandini.

 

E’ giunto il momento che si aspettava da tempo, è iniziato il restauro che permetterà di per poter poi nuovamente ammirare la stupenda Pietà che dopo molte vicissitudini e spostamenti é ora presso il Museo dell’Opera del Duomo.

 

Il restauro terminerà nell’estate dell’anno prossimo ma i visitatori dell’Opera potranno ammirare l’opera durante le fasi di restauro grazie a un complesso allestimento all’interno del museo che permetterà di seguire in diretta i lavori sia vis a vis sia grazie ai video con ripresa diretta appositamente montati.

 

Come orami sempre più spesso a Firenze il restauro é stato reso possibile dall’Associazione Friends of Florence che tramite donatori ha raccolto i fondi necessari per l’intervento.

                                                          

Scolpita in un enorme blocco di marmo bianco di Carrara, tra il 1547 e il 1555 circa, quando Michelangelo era alla soglia di suoi 80 anni, la Pietà dell’Opera del Duomo a Firenze, carica di vissuto e sofferenza, è una delle tre realizzate dal grande artista. A differenza delle altre due - quella giovanile vaticana e la successiva ed ultima Pietà Rondanini - il corpo del Cristo è sorretto non solo da Maria ma anche da Maddalena e dall’anziano Nicodemo, a cui Michelangelo ha dato secondo il Vasari e Ascanio Condivi il proprio volto (secondo me il volto di Nicodemo é molto prossimo al Michelangelo che noi conosciamo). La scultura era destinata a un altare di una chiesa romana, ai cui piedi l’artista avrebbe voluto essere sepolto. La Pietà di Firenze, capolavoro di Michelangelo “è considerata come altre sculture del Buonarroti - afferma Timothy Verdon, direttore del Museo - opera non finita, anche se la dizione che più le competerebbe è quella del XVI secolo quando si diceva ancora opera infinita”.

 

 

Il restauro  sarà rispettoso della visione oramai consolidata di una superficie visibilmente “ambrata” della Pietà e rispettoso delle patine che nel tempo con il loro naturale processo d’invecchiamento hanno trasformato la cromia originaria del marmo prima un Bianco di Carrara. Il restauro, la cui fase iniziale riguarderà un’ampia campagna diagnostica, ha lo scopo di migliorare la lettura dell’opera che risulta mortificata dalla presenza di depositi e sostanze estranee alle superfici marmoree del gruppo scultoreo.

 

Non risultano particolari interventi di restauro avvenuti in passato, se non quello eseguito poco dopo la sua realizzazione da Tiberio Calcagni, scultore fiorentino vicino a Michelangelo, entro il 1565 tuttavia negli oltre 470 anni di vita, durante i numerosi passaggi di proprietà e le traumatiche vicende storiche, è presumibile che la Pietà sia stata sottoposta a vari interventi di manutenzione che però non risultano documentati perché considerati semplici operazioni di routine. Risulta, invece, documentato il calco eseguito nel 1882, di cui rimane la copia di gesso conservata alla Gipsoteca del Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze. Probabilmente è proprio in conseguenza di questo intervento ottocentesco che la superficie del gruppo scultoreo si è modificata cromaticamente, soprattutto a causa dell’alterazione delle sostanze utilizzate per l’esecuzione del calco, ma anche di quelle più aggressive impiegate per rimuoverne i residui.

 

“La storia della Pietà dell’Opera del Duomo di Firenze o Pietà Bandini è degna di un romanzo. Michelangelo non solo non la termina, ma tenta di distruggerla in un momento di sconforto. L’opera danneggiata è da lui donata al suo servitore Antonio da Casteldurante che, dopo averla fatta restaurare da Tiberio Calcagni, la vende al banchiere Francesco Bandini per 200 scudi, il quale la colloca nel giardino della sua villa romana a Montecavallo. Nel 1649, gli eredi Bandini la vendono al cardinale Luigi Capponi che la porterà nel suo palazzo a Montecitorio a Roma e quattro anni dopo nel Palazzo Rusticucci Accoramboni. Il 25 luglio 1671, il pronipote del cardinale Capponi, Piero, la vende a Cosimo III de Medici, Granduca di Toscana, su mediazione di Paolo Falconieri, gentiluomo alla corte fiorentina. Dopo tre anni di ulteriore permanenza a Roma, per le difficoltà incontrate nel trasportarla, nel 1674 la Pietà viene imbarcata a Civitavecchia, raggiunge Livorno, e da lì, lungo l’Arno, arriva a Firenze dove viene posta nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo. Vi rimarrà fino al 1722, quando Cosimo III la farà sistemare sul retro dell’altare maggiore della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Nel 1933, il gruppo scultoreo viene spostato nella Cappella di Sant’Andrea per renderla più visibile. Dal 1942 al 1945, per proteggerla dalla guerra, la Pietà è messa al riparo in rifugi appositamente allestiti in Duomo. Nel 1949, l’opera ritorna nella Cappella di Sant’Andrea in Cattedrale, dove rimarrà fino al 1981, quando verrà spostata nel Museo dell’Opera del Duomo. La decisione di trasferirla al Museo è motivata dalla necessità di non arrecare disturbo al culto per la grande affluenza di turisti e per ragioni di sicurezza (nel 1972 era stata vandalizzata la Pietà vaticana). Dalla fine del 2015, nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo, la Pietà viene posta al centro della sala intitolata Tribuna di Michelangelo, su un basamento che rievoca l’altare a cui era probabilmente destinata”

                                                                                 

Terminato l’attuale restauro sarà possibile ammirare la Pietà girandole intorno e ammirando la maestria e la bellezza di quest’opera che Michelangelo scolpì, quasi come un suo personale piacere, nei ritagli di tempo libero e per distrarsi dai lavori della Cappella Sistina.

 

Potrà essere questo sia durante che dopo il restauro  un motivo in più di visitare il bellissimo Museo dell’Opera del Duomo che, in soli quatttro anni dall’inaugurazione è diventato un polo di attrazione per molti visitatori.

 

Non di meno da ricordare che dal 6 dicembre sarà presente al Museo anche la restaurata porta Sud del Battistero di San Giovanni.

 

CB

 

 

23-11-2019
VISITARE I MUSEI FIORENTINI

Uffizi e Accademia gratis domenica - Dal 5 al 10 novembre accesso gratuito nella "Casa del David"

Accesso gratuito previsto domenica prossima per Uffizi, Palazzo Pitti, Giardino di Boboli e Galleria dell’Accademia. Per tutta la prossima settimana, dal 5 al 10 novembre, l'ingresso alla Galleria dell'Accademia sarà gratis.

https://www.facebook.com/groups/568234949933831/permalink/2529134990510474/

02-11-2019
SANTA CROCE - UN RESTAURO PIENO DI SORPRESE

Firenze, Santa Croce un restauro pieno di sorprese.

 

È stato presentato da Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, il bel restauro di una grande opera marmorea “La libertà della Poesia” realizzata da Pio Fedi per ricordare il coevo Giovan Battista Niccolini, poeta, drammaturgo, patriota e grande protagonista degli ideali risorgimentali. Tutto il restauro è stato patrocinato da Friends of Florence, la Fondazione che presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda, si prodiga da anni per il restauro di molti monumenti fiorentini. Alla presentazione è intervenuta Kathryn A. Rakich, del Consolato Generale Americano a Firenze, che ha ricordato come Santa Croce rappresenti da oltre 200 anni una porta verso gli Stati Uniti. L’attuale restauro, infatti, è collegato alle celebrazioni per il bicentenario della presenza del Consolato a Firenze e delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti. Si fa presente che il monumento è stato anche riprodotto in 3D utilizzando un’accurata scansione ad altissima risoluzione, ad opera della Kent State University e a partire dal prossimo 18 ottobre sarà al centro di Sisters in liberty, il progetto espositivo che l’Opera promuove all’Ellis Island Museum of Immigration di New York e che si concluderà il 26 aprile 2020.

Il monumento, realizzato in un unico blocco di marmo bianco di Carrara, rappresenta una figura allegorica di ispirazione classica che nella mano protesa verso l’alto mostra una catena spezzata, mentre nell’altra trattiene la lira e una corona di alloro, appoggiati su una pila di volumi scritti dal Niccolini: l’Arnaldo da Brescia, la Storia della Casa di Svevia, il Canzoniere nazionale e il Giovanni da Procida. Sul capo porta il diadema con nove raggi mentre con il piede calpesta i resti della catena. La figura è posta di fronte all’urna con il ritratto del poeta entro un medaglione e sul basamento porta l’orgogliosa firma dello scultore: “Pio Fedi immaginò e scolpì”.

Fedi aveva curato l’opera nei minimi particolari. Dopo aver portato in Santa Croce la scultura, quasi certamente già finita in atelier dalle sue maestranze, l’artista ha con tutta probabilità ri-lavorato la superficie sulla base dell’illuminazione prodotta dalla luce naturale proveniente dal finestrone laterale. Fedi ha messo la sua firma sulle parti più importanti, scolpendo il volto, le braccia, le mani, i piedi, le corde e le corna della lira. La mano dello scultore è ancora oggi ben riconoscibile anche nei numerosi segni di lapis lasciati sulle arcate sopraccigliari, tra i solchi dei riccioli, sul motivo decorativo del diadema e sul panneggio della veste.

Profondo è il legame di quest’opera, sotto il profilo artistico e ideale, con la Statua della Libertà che illumina il mondo della Liberty Island di New York, realizzata da Frédéric Auguste Bartholdi pochi anni dopo. La similitudine tra le due sculture è da tempo al centro di un dibattito critico: è possibile che la statua di Pio Fedi sia stata la fonte di ispirazione per l’artista francese che realizzò la statua tra il 1877 e il 1886. Bartholdi era in viaggio in Italia nel 1875-76 e avrebbe avuto modo di vedere a Firenze, nell’atelier di Fedi in via dei Serragli, una prima versione della statua (cfr. foto).

Quest’ultimo restauro è comunque un buon pretesto per una nuova visita alla bellissima Santa Croce, che specie al mattino di una bella giornata offe scorci e visioni inaspettate e incredibilmente emozionanti.

Carlo Biancalani

 

nb - Nella foto di copertina: da sinistra, Emanuela Peiretti e Paola Rosa (restauratrici); Irene Sanesi (Presidente Opera di Santa Croce); Claudio Paolini (Funzionario Sopraintendenza Belle Arti); Simonetta Brandolini d'Adda (Presidente di Friends of Florence); Kathryn A. Rakich (Consolato Generale degli Stati d'America a Firenze).

 

07-09-2019
BOBOLI - LA COLONNA TRAIANA

 

RIVELATI A BOBOLI I SEGRETI DELLA COLONNA TRAIANA

 

 

 

Immaginate una passeggiata a Boboli, per evitare le code si può accedere dall’ingresso di Via Romana  (Annalena) o da quello di Porta Romana, ci si attarda un po’ nel magico e fresco verde che subito  ci ristora dall’esterna calura estiva e si ammirano i monumenti sia topiari che lapidei percorrendo i vialetti per arrivare alla grande Limonaia progettata nel tardo Settecento da  per volere di Pietro Leopoldo Lorena quale ricovero delle piante tropicali e soprattutto di agrumi. La fioritura esterna della limonaia già ci rasserena per le varietà di fiori e di piante ma ci stupisce il drappeggio che ne contorna l’ingresso con la scritta “L’ARTE DI COSTRUIRE UN CAPOLAVORO: LA COLONNA TRAIANA”.

Si dentro la bella Limonaia dal primo giorno d’estate al 6 ottobre c’è una mostra che ci lega a Roma. Questo non avviene certo per caso naturalmente se si pensa che dall’ingresso a Boboli lato Rondò di Bacco ci sono due sentinelle in porfido che provengono dal Foro di Traiano.

Il monumento innalzato nel cuore di Roma nel 113 d.C. dal primo imperatore di origini iberiche, Traiano, che volle così celebrare la conquista della Dacia vien raccontato nella sua costruzione , le tecniche impiegate per estrarre i ventinove enormi blocchi di marmo nelle cave delle Alpi Apuane, le soluzioni adottate per il trasporto fino a Luni e il carico sulle navi marmorarie per farle arrivare al  porto fluviale sul Tevere e così via.

La Colonna Traiana rappresenta l’abilità artistica dell’uomo sia nell’ideazione sia nella realizzazione. Il monumento è arte e lo sono anche le macchine che ne hanno permesso la posa in opera. 

La colonna Traiana, lo si vede bene nella mostra corredata da tutti i supporti possibili come video, modelli in scala, supporti storico-artistici di rilievo, documenti e quant’altro, si caratterizza per una complessità architettonica e ingegneristica del tutto rivoluzionaria per il periodo, è espressione degli elevatissimi livelli raggiunti dalla civiltà romana nell’arte del costruire.

Questa mostra va a colmare una lacuna scientifica sull’argomento, siamo nell’anno di Leonardo, in quanto sebbene il repertorio decorativo del monumento sia stato più che studiato a fondo nel tempo, finora non ne è stata esaminata con altrettanta attenzione la realizzazione.

Perché a Firenze questa mostra viene spiegato dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt che fa presente come  sono presenti nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi una cospicua collezione di frammenti  di quello che fu il Forum Iulium.

Nel percorso espositivo della mostra è possibile ammirare anche molti reperti sia provenienti dalle Gallerie degli Uffizi sia da molti musei  (oltre 20) che hanno concesso prestiti: mosaici, un arazzo fiammingo eccezionale che mostra Apollo doro di Damasco che progettò la colonna mentre discute con Traiano.

La mostra ideata da Claudio Capotondi quale realizzatore di molti dei modelli in scala, Giovanni di Pasquale curatore insieme a Fabrizio Paolucci dell’operazione e Paolo Galluzzi per le esperienze messe a disposizione dal Museo Galileo, è veramente avvincente sia per il contesto espositivo, sia per i modelli esposti e i bei reperti che è possibile visionare e non di meno per le curiosità che appagano  sia l’ingegno che l’estetica lasciando il visitatore pienamente soddisfatto.

Un invito a tutti a Boboli.

Il costo del biglietto € 10, ridotto a  € 2 per i cittadini dell’U.E. tra i 18-25 anni, gratuito per gli under 18 di qualsiasi nazionalità, per insegnanti italiani, per studenti universitari, portatori di handicap,

Ricordo che i residenti nell’area fiorentina possono fare il biglietto costo € 0, senza fare la fila a Palazzo Pitti, entrando con documento di identità anche dagli ingressi di Via Romana (Annalena) e Porta Romana.

 

Carlo Biancalani

 

 

 

 

Breve scheda informativa sulla colonna Traiana

 

 

Imponente e solenne, la Colonna Traiana domina l’omonimo Foro da quasi due millenni, incurante delle ingiurie del tempo e delle offese degli uomini. Un numero infinito di occhi umani si sono fermati sulla sua superficie cilindrica fittamente istoriata da episodi che evocano in spiraleggiante sequenza le imprese del suo promotore, l’Imperatore Marcus Julius Nerva Traianus.

La colonna coclide, prima colonna unica costruita su una scala a spirale, fu inaugurata nel 113 d.C... con un lungo fregio spiraliforme che si avvolge, dal basso verso l'alto, su tutto il fusto della colonna e descrive le guerre di Dacia (101-106), forse basandosi sui perduti Commentari di Traiano e forse anche sull'esperienza diretta dell'artista. L'iscrizione dei Fasti Ostienses (i giorni in cui i romani potevano trattare affari pubblici e privati) ci ha tramandato anche la data dell'inaugurazione, il 12 maggio.

                                                         

La colonna aveva una funzione pratica, testimoniata dall'iscrizione, cioè ricordare l'altezza della sella collinare prima dello sbancamento per la costruzione del Foro ed accogliere le ceneri dell'imperatore dopo la sua morte. Inoltre il fregio spiraliforme ricordava a tutti le imprese di Traiano celebrandolo come comandante militare.

La Colonna rimase sempre in piedi anche dopo la rovina degli altri edifici del complesso traianeo e le fu sempre attribuita grande importanza: un documento del Senato medievale del 1162 ne stabiliva la proprietà pubblica e ne proibiva il danneggiamento.

Sotto papa Sisto V, nel 1588, con il restauro ad opera di Domenico Fontana, per motivi politici e di preminenza religiosa si pose sulla sommità del fusto la statua in bronzo di San Pietro  e fu eretto un muro di recinzione.

 

 

 

 

UFFIZI, UN’ESTATE A BOBOLI PER GLI “APPRENDISTI EDUCATORI” DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI

 

Dal 21 giugno al 25 luglio i bambini dei centri estivi fiorentini in visita al Giardino di Boboli saranno accolti da un gruppo di studenti dei dipartimenti di Comunicazione e didattica dell'Arte e di Arti Visive, impegnati per circa un mese in un tirocinio formativo presso l’Area Scuola e Giovani del Dipartimento per l'educazione delle Gallerie degli Uffizi.

 

Il progetto, coordinato da  docenti di Storia dell'Arte, Pedagogia e didattica dell'arte e Illustrazione editoriale per l’Accademia di Belle Arti e da esponenti degli Uffizi, si inserisce nell'ambito della mostra Costruire un capolavoro: la Colonna Traiana.

Nei laboratori didattici, ispirati alla mostra, i piccoli saranno guidati nella rielaborazione artistica della Colonna Traiana e delle macchine che furono costruite e impiegate per innalzarla: con disegni sulle tecniche costruttive dell'opera e la realizzazione di macchine di fantasia. E se la Colonna Traiana è una storia lunga quasi 40 metri e pesante più di 500 tonnellate, i bambini impareranno a costruirsi la propria colonna istoriata con l'ausilio di un solo foglio di carta. Nel corso delle attività i partecipanti saranno, quindi, accompagnati in un percorso di comprensione del valore della resa artistica e della bellezza compositiva e narrativa della figurazione della Colonna Traiana, che con sapienza talora descrittiva o all'occorrenza sintetica, illustra con grande efficacia le campagne militari di Traiano in Dacia.

Fra i temi oggetto dei laboratori anche le fontane del Giambologna e le statue dei giochi antichi collocate nel Giardino.

La collaborazione con l’Area Scuola e Giovani del Dipartimento per l'educazione delle Gallerie degli Uffizi è resa possibile grazie a una convenzione siglata recentemente, che oltre a portare gli studenti a fianco di professionisti dell'educazione museale ha anche il merito di riportare alla luce lo storico legame che sussiste fra le due istituzioni. Dagli anni della rifondazione dell’Accademia di Belle Arti, voluta da Pietro Leopoldo di Lorena nel 1784, e fino all'unità d'Italia, infatti, la carica di presidente dell'Accademia fu unita a quella di direttore della Galleria degli Uffizi.

 

Per info Didattica 055.294883 o Ufficio  Stampa Accademia Belle Arti 320.1611711

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23-06-2019
I TORMENTI CREATIVI DEL GIOVANE BOTTICELLI

 

Oggi con un titolo che non può che incuriosire é stato presentato il restauro della “Pala di Sant’Ambrogio” che ritornerà ad essere esposta nella sala della Primavera agli Uffizi.

 

“I TORMENTI CREATIVI DEL GIOVANE BOTTICELLI”

 

 

Il grande dipinto del Botticelli venne rimaneggiato profondamente fino alle fasi più avanzate di realizzazione, con interventi in alcuni casi visibili ancora oggi ad occhio nudo. Si notano dopo le analisi diagnostiche personaggi che cambiano posizione; una intera porzione del pavimento sostituita dalla pedana su cui poggia il trono della Vergine, la protagonista dell’opera; dita che scompaiono e persino occhi che, al contrario, appaiono in punti dove non dovrebbero essere, segnalando, evidentemente, modifiche delle posizioni e della postura dei personaggi.

Sono solo alcuni degli elementi che mostrano l’intenso tormento creativo del giovane Sandro Botticelli, durante la realizzazione di uno dei suoi primi grandi capolavori (nonché sua prima commissione di rilievo), la Pala di Sant'Ambrogio, raffigurante la Madonna con Bambino e santi, dipinto intorno al 1470, all'età di circa 25 anni.

Grazie alle analisi e ai restauri dell'Opificio delle Pietre Dure, dove la tavola si trovava dal 2018 in restauro e all’ampia campagna diagnostica, l’opera ha rivelato un numero sorprendente di ripensamenti sostanziali, sia nella fase della pianificazione del disegno, sia nella stesura pittorica, fatto questo, assai insolito per il periodo. La maggior parte di questi cambiamenti sono emersi grazie al confronto fra radiografia e indagini riflettografiche: è stato così possibile visualizzare come Botticelli avesse, ad esempio, cancellato letteralmente un pavimento già strutturato tramite incisioni e dipinto nei dettagli, per sostituirne la parte centrale con una pedana per innalzare la figura della Vergine Maria. Ma non solo: il Bambino, in braccio alla Madonna, durante il processo pittorico, cambia drasticamente posizione, come risulta visibile grazie all'individuazione in riflettografia, della prima impostazione degli occhi, collocati in posizione diversa e ruotata rispetto a quella definitiva, e ad una gamba che muta postura. San Cosma, uno dei santi raffigurati, in origine guardava verso l'alto, come è evidente anche in questo caso dallo spostamento dell'occhio, differentemente orientato in origine, che riemerge 'dalle viscere' del quadro setacciate ancora una volta dalla riflettografia. Con un ulteriore ripensamento, Botticelli decise successivamente di dare a questo personaggio un altro tipo di atteggiamento e dunque, nella versione ultimata, San Cosma, invece di essere rivolto verso la Vergine, tiene la testa più in basso e guarda verso lo spettatore.

 

 

Ci sono infine cambiamenti talmente tardivi, da essere stati eseguiti durante la fase di completamento del dipinto, e quindi impossibili da mascherare del tutto: sono quelli che risultano oggi visibili anche ad occhio nudo.

È di nuovo San Cosma a non convincere il dubbioso Botticelli.

La sua veste, nella versione precedente, lo collocava spostato all'indietro, verso sinistra, e l'alone del suo diverso collocamento, non del tutto cancellato, è visibile ancora oggi all'osservatore attento.

Ancora più macroscopici sono gli interventi sulla Santa Caterina d'Alessandria, raffigurata in piedi all’estrema destra della pala: in questo caso Botticelli le 'cancella' letteralmente un pollice (facendolo scomparire sotto un lembo del manto), ma, come per la veste di San Cosma, il 'fantasma' del dito si può vedere ancora oggi. Lo stesso, sia pure in modo lievemente meno riconoscibile, avviene per la punta del mignolo della stessa mano, che il pittore fiorentino decise di 'accorciare' a dipinto pressoché finito.

Infine, l'elemento senz'altro più curioso: un paio di occhi misteriosi, incisi sulla tavola, individuati a metà altezza della figura della Santa Caterina, nell'area centrale della sua veste. Risposte certe al momento non ci sono, ma una delle ipotesi è che Botticelli potesse avere inizialmente immaginato la Santa in posizione inginocchiata, ripensandoci però quasi subito e stabilendo invece di rappresentarla in piedi. Gli occhi potrebbero dunque essere il lascito di questa iniziale, poi abbandonata, impostazione. A dimostrarlo, c’è anche la perfetta sovrapponibilità tra le pupille incise sotto la veste con quelle dipinte sul viso di Santa Caterina nella versione finale, verificata concretamente sull’opera dagli stessi specialisti dell’Opificio.

 

Come detto all’inizio, la pala a partire dai prossimi giorni tornerà esposta permanentemente nella sala della Primavera agli Uffizi,

 

Carlo White

 

16-06-2019
IL GIOCO DELLA CIVETTA RESTAURATO

NEL GIARDINO DI BOBOLI IL GIOCO DELLA CIVETTA RESTAURATO GRAZIE AI BAMBINI DI FRIENDS OF FLORENCE - https://www.friendsofflorence.org/

 

Nel Giardino di Boboli, vicino all’ingresso di Porta Romana, la statua in marmo bianco raffigurante “Gioco della Civetta” di Giovanni Battista Capezzuoli è stata restaurata grazie al contributo di Friends of Florence.

 

L’intervento è stato eseguito sotto la direzione di Alessandra Griffo  ed è stato reso possibile grazie al dono dei bambini del Florence Chapter della Fondazione.

“Inaugurare questo restauro è per noi motivo di grande orgoglio, perché questo è il primo progetto sostenuto dai piccoli Friends of Florence – sottolinea la Presidente Simonetta Brandolini d’Adda - Esso rappresenta il futuro non solo della nostra Fondazione, ma anche l’opportunità di proseguire nella nostra missione ossia di conservare per le future generazioni l’importante patrimonio artistico di Firenze e della Toscana”.

 

L’opera commissionata intorno al 1775 dal Granduca Pietro Leopoldo doveva sostituire un originale in pietra che all’epoca versava in pessimo stato conservativo. L’opera è collocata tra il “Prato delle Colonne” e l’ingresso di Porta Romana all’interno del Giardino di Boboli davanti al gruppo dei Caramogi di Tomolo Ferrucci del Tadda. In origine la statua prevedeva tre figure, ma oggi sono presenti solo due sculture in marmo bianco.

 

Di nuovo un’opportunità per una passeggiata a Boboli, ricordo che l’ingresso al giardino mediceo è gratuito per tutti i residenti dell’area metropolitana.

12-06-2019
UFFIZI, NUOVE SALE DEL '500

 

Eike Schmidt  il 29 maggio ha inaugurato agli Uffizi le nuove sale e i nuovi allestimenti dedicati alla pittura del ‘500.

Il direttore delle Gallerie ha definito queste sale “un secondo museo, nuovo dentro la Galleria” ed ha lasciato che fosse Antonio Paolucci ad illustrare questa operazione di portata gigantesca.

Con il suo immancabile fascino oratorio Antonio Paolucci ha raccontato le sensazioni che ciascuno di noi potrà ritrovare nel nuovo percorso che comprende ben 14 sale, completamente riallestite, 105 opere esposte in oltre 1100 metri quadrati.

 

         

Nella sua descrizione Antonio Paolucci si è soffermato su alcuni dipinti facendone rivivere non solo la maestria e la bellezza ma anche l’incisività della loro comunicazione.

E’ il caso della grande pala di Federico Barrocci la “Madonna del Popolo” dove la Vergine che intercede presso Dio Padre in favore del popolo domina una scena di credenti di ogni età, ceto e condizione che si affolla davanti ad architetture della città e dove persino il cane, un bastardino, figura e sembra riflettere.

                                              

Non di meno si troveranno dopo Allori, Commodi, Bronzino e così via molte sale destinate alla pittura veneta per tanto tempo in disparte agli Uffizi (beh siamo fiorentini!). Troviamo quindi Lorenzo Lotto, Veronese, Tintoretto e Tiziano.

                                       

Proprio di Tiziano la bellissima “Venere di Urbino” una donna nuda , una giovane sposa che attende di essere abbigliata dalle ancelle, ma che maliziosamente si posa su lenzuola sgualcite, forse per una notte agitata o passata  insieme al compagno, con le mani che appena coprono l’intimità e un mazzolino di fiori fra le mani, c’è da chiedersi chi lo avrà donato!?

  

Anche qui ai piedi un cagnolino che pare dormire ma con un occhio quasi socchiuso come chi sorveglia.

 

Non mi soffermo di più, al solito l’invito è di andare per godere di magnifiche emozioni e scoprire dettagli in un museo che credo sia uno dei più belli del mondo.

 

CB

 

28-05-2019
UNA NOTTE AL MUSEO

NOTTE DEI MUSEI, UFFIZI DI SERA AL PREZZO
DI 1 EURO
 
La Galleria aperta dalle 19 alle 22 per iniziativa Mibac
 
 
La Galleria degli Uffizi aperta di notte. È quanto avverrà questo sabato (18 maggio), nell’ambito dell'iniziativa del Mibac La Notte dei Musei: in via straordinaria, dalle 19 alle 22, gli Uffizi saranno visitabili al costo simbolico di un euro a persona.

17-05-2019
DUE MOSTRE DA VISITARE

DUE MOSTRE DA VISITARE

 

Ci sono spesso a Firenze artisti contemporanei che lasciano il segno. Immersi come siamo nell'arte suprema del passato che ci circonda succede di rado che dedichiamo anche solo uno sguardo di pura curiosità alle opere che non seguono in qualche modo i modi della nostra tradizione.

                                                          

 

Invece forse proprio noi dovremmo ricordarci che stili ormai affermati sono riusciti a conquistarci e si sono inseriti nel nostro concetto di arte del bello spesso solo grazie al coraggio di grandi artisti di incamminarsi per nuove strade sostenuti  da grandi committenti, da "Signori”, ossia governanti di patrimoni, di stati o esponenti religiosi.

 

Pare strano ma l’Arte, anche quella “povera”, è cortigiana del potere, della ricchezza o di entrambi.

 

      

 

Oggi la divulgazione mediatica rappresenta il vero fulcro e potere della notorietà artistica e spesso l’accelera: ricchezza e comunicazione sono un matrimonio vincente.

 

A differenza del passato, tuttavia, questa unione non riesce a creare quella certezza che prima l’arte ci forniva.

 

Si pensi a quanto erano lente e sconvolgenti le innovazioni artistiche dei secoli corsi e quanto effimere e veloci sono quelle attuali! È come se anche l’Arte fosse un oggetto di puro consumo e anch’essa dovesse correre- purtroppo - senza avere una meta certa.

 

                                                

 

Come possiamo comunque restare indifferenti agli sforzi di artisti che tanto lavorano per comunicare concetti spesso fondamentali e impegnano le loro energie e le loro risorse per affermare la loro “Arte” ?

                                                                                                    

 

Queste poche parole sono un invito a visitare, prima che si spostino altrove, due delle tante mostre o allestimenti che la città di Firenze offre ai suoi visitatori.

 

La prima, "ESSERE", è agli Uffizi e termina il 26 maggio. La mostra riunisce alcune opere di Antony Gormley, realizzate in diversi materiali e dimensioni, che esplorano il corpo nello spazio e il corpo come spazio.

L’esposizione si interseca con le opere della Galleria, la più nota delle quali è l’uomo sul parapetto della terrazza posta sopra la Loggia dei Lanzi.

Al centro della mostra il dialogo in atto tra Passage e Room, due sculture realizzate a trentacinque anni di distanza l’una dall’altra. Entrambe affrontano la questione dello spazio del corpo: Passage (2016) è un tunnel in acciaio Cor-Ten dalla forma umana lungo 12 metri che potrà essere percorso dai visitatori; e Room (1980) – una serie di abiti dell’artista tagliati in un nastro continuo largo 8 millimetri che definisce un recinto quadrato di 6 metri per 6, non accessibile al pubblico. Tante altre sono le opere esposte e le sensazioni sono notevoli, specie se riusciamo a liberaci dagli schemi che ci circondano per entrare in un nuovo ma non meno importante dialogo con l’arte.

 

La seconda, ospitata nello spazio dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti, è "What I Saw on the Road", di Kiki Smith, prima mostra monografica in Italia dedicata a questa artista statunitense nella cornice di un’istituzione pubblica. La mostra riunisce una quarantina di opere che offrono un quadro esaustivo della produzione dell'artista nel corso degli ultimi vent’ anni, tra coloratissimi arazzi in cotone jaquard, fragili sculture in bronzo, argento e legnoe opere su carta.

La comunicazione dell’artista in questo periodo si è spostata dal  proprio corpo agli altri, la sua riflessione si è allargata invece a considerare in maniera più articolata ciò che accade fuori dal corpo: What I saw on the road (quello che ho visto sulla strada). E' ciò che capita di osservare e interagisce con la nostra esistenza se si presta attenzione e si considera con sguardo poetico il rapporto tra corpo e mondo e tra uomo, natura e cosmo. Un’artista che si presenta con opere che personalmente considero “eleganti”.

La mostra chiuderà il 2 giugno.

CB

13-05-2019
IL RINASCIMENTO DI BOBOLI

 

Maxi campagna di interventi per il parco mediceo 

Per la prima volta apre in via ordinaria 

il Giardino della Botanica. E presto ci sarà 

la ‘Gelateria Buontalenti’

 

Un piano di restauri e riassetto del verde, installazione di nuove panchine, l’apertura quotidiana, per la prima volta da sempre, dell’esotico giardino della Botanica superiore, e perfino il progetto di apertura di una gelateria ‘medicea’: è il Rinascimento di Boboli, vasto programma di interventi per rendere ancora più suggestivo e godibile il giardino storico che nell’Oltrarno fiorentino cinge e abbraccia Palazzo Pitti, l’ex reggia dei Granduchi.

 

Prima, e centrale tappa nel progetto di rilancio del parco è la restituzione al pubblico, a partire da oggi, del Giardino della Botanica Superiore, detto anche degli Ananassi, finora mai stato accessibile in via ordinaria ai visitatori: ora lo sarà, dal lunedì al venerdì, in orario 9-13. Lo spazio, assai suggestivo, accoglie nel suo ettaro di estensione centinaia di specie diverse di piante acquatiche, tropicali e subtropicaliUnico esempio di giardino in stile romantico all’interno di Boboli, il suo restauro è durato molti anni ed ha riguardato sia l’aspetto architettonico che botanico. Ora tutti potranno ammirare ogni giorno le forme sinuose delle aiuole e i coloratissimi tesori naturalistici ivi racchiusi.

 

Nel parco, intanto proseguono lavori di miglioramento di tutte le

aree. Lungo i sentieri sono state posizionate 46 nuove panchine in pietra serena, proveniente dalle cave Santa Brigida sui colli fiorentini, e l’obiettivo è arrivare in breve tempo a 60. E’ partita una serie di restauri sulle statue del giardino: nelle scorse settimane sono stati completati i lavori di recupero delle prime due, Hera e Pudicizia. Presto partiranno inoltre gli interventi sulle quattro colonne dell’isola centrale e sui basamenti, ed è imminente anche l’avvio di ristrutturazione dei bagni storici, quello della Meridiana e quelli di Annalena, oltre al ripristino della Fontana delle Scimmie

 

Non solo. A Boboli è in fase di avvio un ulteriore grande progetto di restauro (finanziato in parte con fondi della Regione Toscana), quello del Giardino “segreto” delle Camelie, anch’esso come la Botanica Superiore mai aperto in via ordinaria al pubblico. Con una superficie complessiva di oltre 300 metri quadrati, il giardino si erge su un lembo di terra stretto e lungo, situato sul lato di ponente di Palazzo Pitti. Nato nella prima metà del XVII secolo come spazio di pertinenza esclusiva dell’appartamento del principe Mattias, fratello minore del Granduca Ferdinando II, rimane nel corso della storia uno spazio defilato e riservato ai soli membri della famiglia e della corte. Oggi versa in stato di abbandono ed i suoi bastioni sono afflitti da problemi di tenuta strutturale: per questo è già stata effettuata un’accurata campagna di rilievi in loco, operazione propedeutica alla elaborazione del piano di restauro. Al momento in corso la redazione del progetto. I lavori sono previsti nel biennio 2020 -2021.

 

Continuano inoltre gli interventi previsti dal progetto "Primavera di Boboli", con la donazione da parte di Gucci di 2 milioni di euro destinati ad una serie di interventi nel Giardino che è sotto tutela Unesco dal 2013. Oltre a quanto già completato (consolidamento del cipresso monumentale dell'Anfiteatro, interventi sul sistema di drenaggio del Giardino, acquisto di nuova vaseria e conche in cotto imprunetino per la collezione medicea di agrumi) attualmente sono in corso altre azioni: in particolare a partire dal 6 maggio inizieranno i lavori di consolidamento e restauro della serra calda delle orchidee al Giardino della Botanica Superiore, successivamente sempre alla Botanica Superiore si avvieranno i lavori per il restauro della vasca delle piante acquatiche e del passaggio "segreto" retrostante, ora in avvio di gara. E sono nella stessa fase (con partenza prevista il prossimo autunno) i lavori di restauro botanico del Viottolone dei Cipressi e del Viale dei Platani, per cui è stato completato il progetto esecutivo. Verranno in tal modo ricostituite le composizioni storiche dei filari alberati che negli anni hanno subito forti perdite, con la nuova piantagione di 53 cipressi e 25 platani.

 

Grande cura è ovviamente dedicata al patrimonio arboreo di Boboli, che conta centinaia di alberi plurisecolari: è in corso un accurato programma di monitoraggio e valutazione di stabilità delle piante di alto fusto, con la sostituzione di eventuali esemplari che non rispondono ai requisiti di sicurezza o arrivati a fine ciclo.

 

Infine, c’è un’ultima novità: in aggiunta al restauro del Giardino delle Camelie e quello, da tempo annunciato, della Kaffehaus (il padiglione risalente al 1776, realizzato su disegno di Zanobi del Rosso, l’architetto del Granduca Pietro Leopoldo, che a lavori finiti tornerà ad essere un punto di sosta e ristoro), è stato messo in cantiere il progetto di apertura nel giardino della ‘Gelateria Buontalenti’ (dal nome del celebre architetto che proprio a Boboli creò la ‘Grotta Grande’, e che nel ‘500 inventò il ‘dolce ghiacciato’, precursore del gelato moderno): sorgerà nel prato dei Castagni, collocato nella parte alta del parco, in un edificio di fine ‘800. E magari, tra i gusti che sarà possibile scegliere, ci sarà anche quello alle arance amare coltivate direttamente all’interno di Boboli.

 

“Diamo il via ad una grande campagna di interventi che renderanno lo scrigno naturalistico di Boboli ancora più bello - commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – e con la riapertura dello splendido giardino degli Ananassi, con i suoi tesori esotici, restituiamo a tutti i visitatori un altro frammento meraviglioso di Firenze che diventa quotidianamente visibile e disponibile a tutti. Nel complesso, un intervento di rilancio così ampio del Giardino non veniva programmato da oltre 80 anni”. 

Intanto, il parco mediceo continua ad essere sempre più apprezzato e visitato da parte del pubblico: “Nei primi tre mesi di quest’anno - aggiunge il direttore  - abbiamo avuto un aumento di presenze superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2018”.  

 

Boboli richiede una cura costante ed un lavoro grande, continuo e spesso silenziosocon l’apertura del Giardino della Botanica Superiore di recupera un’altra delle identità di Boboli, al valore dell’educazione alla bellezza il Giardino da una mano e sempre di più rappresenta un luogo dove aver voglia di sostare e trattenersi, per poterne comprendere gli equilibri avvicinandosi con la giusta attenzione e rispetto.

 

 

IL GIARDINO DI BOBOLI: UN PO’ DI STORIA 

 

Giunto con il tempo all’ampiezza di circa 30mila metri quadrati, furono i Medici per primi, dal 1500, a curarne la sistemazione, creando il modello di giardino all'italiana che divenne esemplare per molte corti europee. La vasta superficie verde suddivisa in modo regolare, costituisce un vero e proprio museo all'aperto, popolato di statue antiche e rinascimentali, ornato di grotte, prima fra tutte quella celeberrima realizzata da Bernardo Buontalenti, e di grandi fontane, come quella del Nettuno e dell’Oceano. Le successive dinastie Lorena e Savoia ne arricchirono ulteriormente l’assetto, ampliandone i confini che costeggiano le antiche mura cittadine fino a Porta Romana. Di notevole suggestione visiva è la zona a terrazzamenti ove si trova il settecentesco padiglione del Kaffeehaus, raro esempio di architettura rococò in Toscana o la Limonaia, costruita da Zanobi del Rosso fra il 1777 e il 1778.

 

 

 

 

 

IL GIARDINO DI BOBOLI: UN PO’ DI NUMERI… E QUALCHE CURIOSITA’

 

Estensione del parcocirca 30 ettari

 

Avvio della costruzionenel corso del 1500 (fu acquistato da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, nel 1550; il progetto  fu affidato a Niccolò Pericoli detto il Tribolo).

 

Dinastie che hanno contribuito alla realizzazione e all'ampliamento del parco3 (Medici, Lorena, Savoia)

 

Piante ad alto fusto presentioltre 3000

 

Statue presenticirca 300

 

Visitatori: 1.188.409 nel 2018 (+9% rispetto all'anno precedente)

 

 

CURIOSITA'

 

- A Boboli ci sono circa 500 piante di agrumi coltivate in vaso, appartenenti a circa 60 varietà diverse. Oltre una ventina di queste sono antiche varietà medicee. La collezione di agrumi di Boboli è una delle più importanti in Europa a livello botanico. 

 

Come nasce il nome 'Boboli'? vi sono varie ipotesi, ma tra le più accreditate c'è quella secondo cui derivi dal nome della famiglia ‘Borgolo’, ‘Borgoli’ o ‘Borgolini’, proprietaria dell'appezzamento dove fu realizzato il giardino. Il terreno fu acquistato nel 1418 da Luca Pitti, colui che iniziò la costruzione dell'omonimo palazzo, destinato in seguito a divenire Reggia dei Granduchi.

 

Carlo Biancalani

 

30-04-2019
UFFIZI VIRTUALI

LE GALLERIE DEGLI UFFIZI CELEBRANO LA PASQUA CON UNA MOSTRA VIRTUALE DI CAPOLAVORI
 
Tiziano, Perugino e Rubens tra le opere scelte per l’esposizione visitabile sul sito del complesso museale
 
 
 
Una mostra virtuale di capolavori, tra i quali dipinti di Tiziano, Perugino e Rubens, per celebrare nel segno dell’arte la ricorrenza della Pasqua. È ‘La passione, la morte e la resurrezione di Gesù’, esposizione online visitabile da oggi sul sito delle Gallerie degli Uffizi (www.uffizi.it/mostre-virtuali/pasqua-2019, per la versione in inglese www.uffizi.it/en/online-exhibitions/easter-2019). Ad esserne protagonisti, 12 dipinti presenti nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, realizzati tra il Medioevo e l’Ottocento, raffiguranti i più significativi episodi della Passione e Resurrezione di Cristo. La selezione comprende l’Ultima cena di Leandro Bassano (Palazzo Pitti, Galleria Palatina), l’Ecce Homo di Tiziano, (Palazzo Pitti, Galleria Palatina), l’Ecce Homo di Antonio Ciseri, (Palazzo Pitti, Galleria Arte Moderna), la Crocifissione di Agnolo Gaddi (Galleria degli Uffizi), il Crocifisso con la Maddalena di Luca Signorelli (Galleria degli Uffizi), il Cristo nell’orto degli ulivi di Perugino (Galleria degli Uffizi), la Predella con le Scene della Passione di Luca Signorelli (Galleria degli Uffizi), la Deposizione di Ludovico Cigoli (Galleria Palatina, Palazzo Pitti), la Pietà di San Remigio di Giottino (Galleria degli Uffizi), il Trasporto di Cristo al sepolcro di Antonio Ciseri (Galleria di Arte Moderna), la Deposizione nel Sepolcro di Rogier Van der Weyden (Galleria degli Uffizi), la  Resurrezione di Rubens (Galleria Palatina), il Cristo Risorto di Tiziano (Galleria degli Uffizi).


Grande successo, con svariate migliaia di visualizzazioni, aveva ottenuto nel dicembre scorso un’analoga iniziativa dedicata al tema del Natale sul sito delle Gallerie, ‘Oggi è nato per voi un Salvatore’. In quel caso, l’esposizione narrava tre secoli di rappresentazioni della Natività, a partire dall’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano del 1423, passando per quella celeberrima e recentemente restaurata di Leonardo da Vinci e quelle di Hugo van Der Goes, Amico Aspertini, Albrecht Dürer, Gherardo delle Notti e Livio Mehus, fino ad arrivare alla versione tardo seicentesca di Luca Giordano (1683-85 circa).


“L’universale valore culturale, oltre che religioso, delle celebrazioni pasquali suggerisce di accostarsi alle opere d’arte con occhio attento alle tematiche e al loro significato – commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - Con queste mostre periodiche dedicate alle feste più importanti dell’anno, il sito web delle Gallerie degli Uffizi si rivolge ai visitatori virtuali e reali attraverso “itinerari” inediti, che offrono ulteriori spunti di riflessione artistica e spirituale”.

 

Carlo Biancalani

20-04-2019
Rievocazione storica della Passione di Cristo - Grassina (Fi) 14-19 aprile 2019

 

 

Passione di Cristo sul Calvario: Grassina e la magia secolare

della Rievocazione Storica

 

Si è svolta ieri sera. 19 aprile 2019, la Rievocazione Storica preceduta dal Corteo attraverso le strade di Grassina. Il successo di pubblico è stato garantito dalla professionalità di tutti i 600 partecipanti, che con il massimo impegno e la dovizia di particolari sia nei dettagli deicostumi che nell'espressività della recitazione, hanno incantato le oltre tremila persone che vi hanno assistito.

 

 

Prima corteo per le strade del paese,

 

 

 

a seguire le scene della vita e della crocifissione di Gesù.

 

 

Con uno speciale omaggio a Leonardo da Vinci .

 

 

Per saperne di più si può consultare anche l'excursus storico della manifestazione su  https://www.pensionatibt.it/index.php?callpage=moduli 

 

scritto magistralmente e sinteticamente da Marco Lepri, ex Presidente del Centro Attività Turistica di Grassina.

 

Seicento figuranti in costume, un paese intero con indosso vesti dalle fattezze antiche e la magia di una tradizione secolare. Torna anche quest'anno la Rievocazione Storica della Passione di Cristo a Grassina, atteso e coinvolgente appuntamento in programma la sera del Venerdì Santo, che mette in scena la vita di Cristo e la Via Crucis con una suggestiva ed emozionante rappresentazione di comunità.

La manifestazione, organizzata dal Centro Attività Turistica Onlus di Grassina, richiama ad ogni edizione migliaia di spettatori, accompagnando le celebrazioni della Pasqua e coniugando l'elemento spirituale e religioso alla componente teatrale e spettacolare. La rappresentazione, in programma il prossimo venerdì 19 aprile, come sempre si compone di due parti: il corteo storico per le strade del paese preceduto, nella piazza centrale del paese da due scene strettamente collegate:  il Discorso della Montagna ed il Processo da parte di Ponzio Pilato a Gesù (inizio alle 21) e le scene della vita e della Passione di Cristo sulla collina di “Mezzosso” chiamata dai Grassinesi il Calvario, nella località di Bubè, a pochi passi dal centro cittadino e con la partecipazione di almeno 100 figuranti in costume d'epoca (inizio alle 21.15). In questa edizione, in omaggio ai cinquecento anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, all'interno delle scene della Rievocazione sarà ricreata la rappresentazione dell'Ultima Cena leonardiana.

 

La regia delle delle scene della Rievocazione è affidata a Paolo Barbieri, mentre Alessio Antongiovanni curerà la regia del corteo storico. Si conferma ricco anche il calendario di eventi collaterali, tra concerti, mostre e la tradizionale “sfida” delle vetrine dei negozianti di Grassina.

La Rievocazione Storica di Grassina, candidata al riconoscimento di Patrimonio immateriale dell'Umanità Unesco, si svolge con il patrocinio dell'Unione Europea, della Regione Toscana, della Città Metropolitana di Firenze e dei Comuni di Firenze e Bagno a Ripoli. Il 30 marzo scorso, nell'ambito delle attività dell'Europassione per l'Italia di cui fa parte, la Rievocazione Storica di Grassina è stata protagonista con una delegazione di figuranti della suggestiva rappresentazione della “Passione dei Sassi” a Matera, in occasione delle celebrazioni per la nomina della città lucana a Capitale europea della Cultura 2019.

 

Sul tema della Crocifissione, tra le opere che ne illustrano l'avvenimento, ci fa piacere segnalare che ultimamente il Museo degli Uffizi si è arricchito di due nuove opere, e più precisamente:

 

Sono recentemente entrati a far parte del patrimonio artistico degli Uffizi i disegni preparatori fatti da Luigi Ademollo (Milano 1764-Firenze 1849) per gli affreschi che adornano la Cappella Palatina di Palazzo Pitti

Luigi Ademollo, Cappella Palatina Palazzo Pitti

 

Rientrando in tema, si sottolineano alcune cose importanti.

 

 

Questa edizione della Rievocazione Storica è dedicata ad alcune figure recentemente scomparse che hanno avuto un ruolo importantissimo per rendere più grande la manifestazione: il Maestro Silvano “Nano” Campeggi, artista di fama internazionale che ha realizzato il logo della Rievocazione; Umberto Sardelli, imprenditore e storico presidente della Rievocazione; Stefania Michelini, consigliera del Cat, che per molti anni ha interpretato la figura di Maria madre di Gesù; Vinicio Catelani, tra i fondatori del Cat, recentemente scomparso.

 

“Negli ultimi quattro anni – dice Daniele Locardi, presidente del Cat - abbiamo apportato numerose innovazioni per rendere la Rievocazione Storica di Grassina sempre più moderna e vicina ai possibili fruitori, sia italiani che stranieri. La determinazione non ci manca per proseguire. A breve partiranno i lavori che, grazie ai comuni intenti tra amministrazione comunale, Cat e la famiglia proprietaria del terreno su cui si svolge la manifestazione, daranno un nuovo assetto alla collina di Mezzosso rendendola più accessibile sia ai mezzi tecnologici sia a quelli pratici. Un ringraziamento profondo ai figuranti agli attori e a tutti coloro che dedicano il loro tempo affinché la Rievocazione si rinnovi anno per anno. E ovviamente al consiglio del Cat, per il grande lavoro svolto, esempio costante per determinazione e capacità”. “Non esiste famiglia di Grassina che non dia il suo contributo alla Rievocazione – dice il sindaco di Bagno a Ripoli -, tra chi partecipa come figurante, chi aiuta nella realizzazione dei costumi, chi allestisce le scenografie e la regia, chi seleziona le musiche. Questa manifestazione dimostra la grande bellezza di una comunità unita, oltre ad essere un'importantissima occasione di promozione del territorio. Mi auguro che presto la Rievocazione ottenga il riconoscimento meritato di Patrimonio immateriale dell'Umanità Unesco. A breve si concretizzerà la previsione urbanistica per la realizzazione sulla Collina del Calvario di un luogo sempre più adeguato a questa storica rappresentazione, fortemente voluto dalla nostra amministrazione su sollecitazione della comunità. Ringrazio di cuore chi tutti gli anni fa in modo che la Rievocazione riesca a compiersi, dal Cat e ai moltissimi volontari che impiegano energie e tempo, superando con il loro impegno anche ostacoli e difficoltà. Da parte nostra, la garanzia di un sostegno che si rinnoverà per promuovere e tenere vivo questo tesoro collettivo”.

 

Da sinistra: il regista delle scene della Rievocazione Paolo Barbieri, il presidente del Cat Daniele Locardi, il sindaco Francesco Casini, il regista del corteo storico Alessio Antongiovanni

 

(tratto dal sito web del Comune di Bagno a Ripoli)

 

16-04-2019
NOVITA' SU ... LEONARDO "rieducato"
DAL PRIMO PAESAGGIO DI LEONARDO LA CONFERMA DEFINITIVA DELL’AMBIDESTRIA DEL GENIO
 
La scoperte emerge dalla campagna di indagini dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze sul disegno 8P delle Gallerie degli Uffizi
E spunta anche un ‘paesaggio invisibile’ sul retro del foglio
 
 
“[...] ed in quegli, a parte a parte, di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio; e chi non ha pratica non l'intende, perché non si leggono se non con lo specchio".
(Giorgio Vasari, Vita di Leonardo)
 
 
Leonardo da Vinci era ambidestro e scriveva e dipingeva con entrambe le mani: sia la sinistra, per lui la principale, sia la destra. La conferma, definitiva, di questa peculiare caratteristica arriva dalle analisi dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sul Paesaggio noto come 8P (il suo numero d’inventario), considerato da molti il primo disegno noto dal grande artista e scienziato toscano e certamente il suo primo lavoro datato (5 agosto 1473).
È da poco terminata la grande campagna diagnostica sull’opera, di proprietà delle Gallerie degli Uffizi: le indagini sono state effettuate in vista della trasferta che dal 15 aprile porterà, dopo oltre mezzo millennio, il Paesaggio nella terra natia di Leonardo, Vinci, dove sarà protagonista di “Alle origini del Genio”, mostra organizzata nell’ambito del Cinquecentenario della sua morte.
Lo studio, durato numerose settimane, è stato condotto da un team di specialisti, anche attraverso l’utilizzo di tecniche e macchinari sperimentali, sotto la supervisione della storica dell’arte e funzionaria dell’Opificio, Cecilia Frosinini.
 
LA PROVA DELL’AMBIDESTRIA
 
Il documento contiene due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre stesura al contrario di Leonardo, da destra verso sinistra, “Dì di s[an]ta Maria della neve / addj 5 daghossto 1473” ed un’altra sul retro, vergata invece nel verso ordinario, da sinistra verso destra, "Io, Morando d'Antoni, sono chontento", riconducibile ad un appunto, con l’abbozzo di una formula contrattuale.
È dal confronto tra queste due frasi che si delinea la conferma all’ambidestria di Leonardo: innanzitutto entrambe risultano autografe, effettuate dall’artista di suo pugno (così come gli schizzi di una testa e di una figura umana tracciati sul retro), in quanto scritte con lo stesso inchiostro (utilizzato anche per realizzare la parte prevalente del Paesaggio). Una scrupolosa indagine calligrafica, svolta attraverso il paragone delle due scritte con svariati altri testi autografi di Leonardo ha fornito ulteriori prove in questo senso; complessivamente, lo studio combinato dei materiali, dei tratti tipici della sua scrittura ed il raffronto con altri documenti hanno dimostrato che l’artista vergò la scritta ‘a specchio’ sul fronte presumibilmente con la sinistra, mentre per quella sul retro, con verso ordinario, usò la destra. Entrambe le calligrafie, pur contenenti alcuni elementi grafici differenti, legati all’uso di mani diverse, sono però caratterizzate da numerosi tratti chiave in comune, inequivocabilmente riconducibili allo stile unico di Leonardo.
“Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino”, spiega la storica dell’arte Cecilia Frosinini. “Dall'osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro è colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, è probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale, che è infatti, nei primi esempi, molto elaborato, direi anche artificioso; poi, con il passare del tempo e la continuità di uso, si fa più semplificato e corsivo. La nostra ipotesi è che l'idea gli sia nata osservando le scritte a rovescio sui lucidi da lui usati per i disegni, dopo averli capovolti”.
 
UN SECONDO PAESAGGIO A NEROFUMO E DISEGNI ‘NASCOSTI’
 
La conferma dell’ambidestria del Genio di Vinci non è però l’unico aspetto svelato dalla complessa campagna diagnostica condotta dall’Opificio sul primo disegno di Leonardo. La possibilità di sottoporre ad analisi diretta il prezioso documento ha consentito di portare alla luce numerosi altri misteri dell’opera, impossibili da scoprire attraverso mere osservazioni fotografiche del Paesaggio. Tra questi, il pieno emergere, alla radiazione infrarossa, di due differenti stesure del paesaggio sul fronte; e di un simile processo anche sul retro, dove ci sono due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte. Raffigurano una scena fluviale, con al centro un corso d’acqua e due rive collegate da un ponte, e sulla sinistra una formazione di rocce aguzze e frastagliate. Leonardo aveva impostato questo scenario a nerofumo; successivamente ne sottolineò con l’inchiostro alcune forme, aggiungendo anche dei picchi montuosi.
L’utilizzo del nerofumo (verosimilmente in forma di pastello) per il foglio 8P testimonia che Leonardo usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino ad oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero, se effettivamente riferibili al 1473, le numerose tracce di schizzi realizzate a sanguigna nella parte alta del foglio, sempre sul retro. I primi disegni a sanguigna di Leonardo infatti erano finora datati al 1492.
Dall’esame del retro affiorano, sotto il paesaggio fluviale in basso a sinistra e più in alto, alcuni disegni a punta di piombo, un fiore stilizzato (una rosetta) e alcuni motivi geometrici, che risultano particolarmente visibili all’infrarosso.
Il disegno ha poi rivelato alcune misteriose tracce solo incise, con uno stilo cosiddetto “cieco” o “acromo” (cioè che non lasciava tracce colorate, sia pure lievi, come quelle della punta di piombo): alcune sono identificabili, per esempio un cavallo sul retro del foglio. Altre ancora delineano una seconda catena montuosa, sul fronte; e infine ve ne sono alcune di incerto significato, sempre sul fronte, e potrebbero far pensare a impronte lasciate dalla sovrapposizione di un’altra carta e quindi, di nuovo, indirizzare verso una destinazione non nobile, ma di uso comune, del foglio.
Per svelare i segreti del Paesaggio 8P sono stati necessari molti esami (tutti ovviamente non invasivi) e l’impiego di svariate tecnologie e prototipi scientifici. Il disegno è stato sottoposto ai raggi infrarossi con un modello molto avanzato, in grado di acquisire 32 bande cromatiche diverse, ideato dal Cnr-Ino (Istituto nazionale di ottica). E’ stato usato anche un sistema innovativo di raggi X a fluorescenza, con illuminazione ad area anziché a punti localizzati come avveniva finora (in questo caso il prototipo è stato costruito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università di Firenze); ed un rilevatore portatile di materiali organici (messo a punto dal Cnr Ifac, Istituto di fisica applicata); oltre alle ‘classiche’ osservazioni al microscopio e all’utilizzo di fotodiagnostica ad elevatissima risoluzione, supportata dall’impiego di elaborazioni informatiche.
 
 
 
LA GENESI DELL’ OPERA
 
Questa articolata campagna di indagine ha permesso di ricostruire con precisione la genesi creativa (e di messa in opera) del leggendario Paesaggio. Per realizzarlo, Leonardo usò diversi strumenti e materiali: uno stilo di piombo che lasciava una traccia grigia sul foglio, sorta di lapis ante litteram, che è stato quello con cui Leonardo ha tracciato la 'base', la bozza dell'intero disegno.
Quindi, su questa bozza a punta metallica lavorò con l'inchiostro (contenente elementi di rame e nero fumo), probabilmente sovrapponendo al foglio anche uno strato di carta lucida, sulla quale aveva già composto parte del disegno, allo scopo di disegnare con precisione la ‘skyline’ del paesaggio stesso. Di questo passaggio in particolare, come metodo di lavoro, Leonardo parla anche nel suo Trattato di Pittura. Dipinse invece completamente a mano libera la vegetazione, la parte restante del terreno, delle montagne e delle acque. Dal punto di vista cronologico, il disegno sul fronte è stato fatto in due fasi: nella prima, Leonardo ha usato lo stilo, la carta lucida e un primo inchiostro. Il secondo intervento, individuabile perché realizzato con un secondo inchiostro, diverso per composizione chimica, in un momento successivo.
E "sarebbe possibile anche tentare una datazione realistica dei due diversi interventi, mettendo a confronto questi dati con quelli che potrebbero venire dall’analisi di inchiostri usati dall’artista per vergare documenti contenenti una data", spiega ancora Cecilia Frosinini.
 
“Gli elementi emersi durante questa campagna di indagini – conclude il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – aprono nuove prospettive sull’interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l’artista ha ‘costruito’ il Paesaggio, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilità nella scrittura, scoprendolo ambidestro: una vera e propria rivoluzione nell’ambito degli studi leonardeschi. In questi ultimi anni, la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, un istituto di restauro e di indagini tecnologiche sulle opere d’arte che non ha eguali al mondo, ha permesso di condurre ricerche che hanno sempre portato nuovi risultati, a volte inaspettati specie quando si trattava di opere celeberrime e ormai apparentemente senza misteri. Ricordo il recente caso della Santa Caterina di Artemisia Gentileschi, sotto la quale si sono trovati altri due abbozzi di stesure. Ora è la volta del disegno di Leonardo, ma contiamo su molte altre importanti sorprese e scoperte nel corso dei prossimi anni”
 
Carlo Biancalani
10-04-2019
VERROCCHIO IL MAESTRO DI LEONARDO IN MOSTRA A FIRENZE

 

 

Per uno storico dell’arte questa mostra è un sogno che si avvera” - afferma Arturo Galansino, Direttore di Palazzo Strozzi - “Realizzare la prima rassegna su Andrea del Verrocchio, padre nobile del Rinascimento, rappresenta un’impresa unica e ambiziosa, resa possibile grazie alla collaborazione con i Musei del Bargello e agli eccezionali prestiti provenienti da musei di tutto il mondo. Abbiamo lavorato per oltre quattro anni per portare a Palazzo Strozzi questa grande esposizione che, presentando l’attività multiforme di Verrocchio e della sua bottega, indaga al contempo gli esordi del genio di Leonardo da Vinci, proprio nell’anno in cui Firenze e la Toscana diventano luoghi simbolo delle celebrazioni internazionali a lui dedicate. Con questa mostra Palazzo Strozzi consolida il suo ruolo di centro espositivo leader in Italia, in grado di creare valore per la città di Firenze e per il suo territorio”.   La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dai Musei del Bargello con la collaborazione della National Gallery of Art di Washington DC (che sarà la seconda sede dell’esposizione dal 29 settembre 2019 al 2 febbraio 2020).

 

 

ANDREA DEL VERROCCHIO IL MAESTRO DI LEONARDO
 
Dal 9 marzo al 14 luglio 2019 Palazzo Strozzi celebra Andrea del Verrocchio, artista simbolo del Rinascimento a Firenze, attraverso una grande mostra che ospita oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni provenienti dai più importanti musei e collezioni del mondo come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Victoria and Albert Museum di Londra, le Gallerie degli Uffizi di Firenze.
 
L’esposizione, con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello, raccoglie insieme per la prima volta celebri capolavori di Verrocchio e opere capitali dei più famosi artisti della seconda metà del Quattrocento legati alla sua bottega, come Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino e Leonardo da Vinci, il suo più famoso allievo, di cui sarà possibile ricostruire la formazione e lo scambio con il maestro attraverso eccezionali prestiti e inediti confronti.
 
L’esposizione, curata da due tra i maggiori esperti dell’arte del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, si colloca come uno degli eventi di punta delle celebrazioni leonardiane del 2019 e costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio, mostrando al contempo gli esordi di Leonardo da Vinci, offrendo uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.
 
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dai Musei del Bargello con la National Gallery of Art di Washington DC (che sarà la seconda sede dell’esposizione dal 29 settembre 2019 al 2 febbraio 2020). Una sezione speciale della mostra troverà luogo anche al Museo Nazionale del Bargello.
 

Un’occasione unica per vedere a confronto capolavori di autori contemporanei e discepoli del Verrocchio come Desiderio da Settignano, Domenico del Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Pietro Perugino, Sandro Botticelli e altri ancora fra i quali, non certo ultimo, Leonardo da Vinci che di Verrocchio fu discepolo e del quale nel 2019 si commemora il cinquecentesimo anniversario della morte.

Il legame instauratosi tra il giovane Leonardo e il rinomato pittore e scultore fiorentino Andrea di Michele di Francesco di Cione, detto Verrocchio nasce e matura grazie al padre dello stesso Leonardo: infatti, secondo le parole del Vasari, fu proprio ser Piero, notaio di discreta importanza, a mostrare dei disegni del figlio al celebre maestro, il quale decise di accogliere Leonardo come apprendista presso la propria bottega a Firenze a partire dal 1462, avendo percepito in quei disegni uno straordinario talento.

Nell’ambito della mostra di “Strozzi” sarà esposta una delle opere più ammirate di Andrea del Verrocchio. Si tratta del celebre bronzo, raffigurante un fanciullo alato che, in bilico su una calotta sferica, stringe tra le braccia un pesce guizzante.

Un’occasione unica per vedere a confronto capolavori di autori contemporanei e discepoli del Verrocchio come Desiderio da Settignano, Domenico del Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Pietro Perugino, Sandro Botticelli e altri ancora fra i quali, non certo ultimo, Leonardo da Vinci che di Verrocchio fu discepolo e del quale nel 2019 si commemora il cinquecentesimo anniversario della morte.

Il legame instauratosi tra il giovane Leonardo e il rinomato pittore e scultore fiorentino Andrea di Michele di Francesco di Cione, detto Verrocchio nasce e matura grazie al padre dello stesso Leonardo: infatti, secondo le parole del Vasari, fu proprio ser Piero, notaio di discreta importanza, a mostrare dei disegni del figlio al celebre maestro, il quale decise di accogliere Leonardo come apprendista presso la propria bottega a Firenze a partire dal 1462, avendo percepito in quei disegni uno straordinario talento.

Nell’ambito della mostra di “Strozzi” sarà esposta una delle opere più ammirate di Andrea del Verrocchio. Si tratta del celebre bronzo, raffigurante un fanciullo alato che, in bilico su una calotta sferica, stringe tra le braccia un pesce guizzante.

 

                                                    

    

L’opera era stata realizzata, secondo le fonti, per la villa medicea di Careggi su commissione di Lorenzo de’ Medici.

Nel 1557 Cosimo I fece trasferire il Putto in Palazzo Vecchio quale coronamento della fontana in marmo e porfido che abbellisce tutt’ora il primo cortile del palazzo.

 

                                                   

 

Il Putto rimase lì per 4 secoli, fino a quando,  nel 1959, visti i danni subiti, dovuti agli agenti atmosferici,  oltre che allo zampillo ininterrotto dell’acqua che usciva dalla bocca del pesce e che provocò un accumulo di calcare, ne venne deciso il trasferimento all’interno e la sostituzione con una copia.

 

 

Ora il Putto è in fase finale di restauro, grazie al sostegno della fondazione “Friends of Florence”, in particolare di due donatori: Ellen e James Morton, e sarà pronto a tornare al passato splendore per essere ammirato alla Mostra in allestimento a Palazzo  Strozzi che verrà poi ripresentata anche a Washington DC.

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Carlo Biancalani

 

PS

 

Ricordo che al Museo Del Bargello c’é una commovente sezione della mostra che si incentra sull’originale dell’”Incredulità di San Tommaso “ (opera collocata in una delle nicchie di Orsanmichele ricoverata all’interno e sostituita con una copia);


L’opera viene messa a confronto con i panneggi e i volti di artisti allievi o che dal Verrocchio hanno preso spunto ...era di allievi o artisti☝

14-03-2019
Animalia Fashion

Museo della Moda e del Costume | Palazzo Pitti - Animalia Fashion

 

 

Prima che chiuda il 5 Maggio vale la pena visitare questa interessante mostra che si tiene nella Galleria del costume di Palazzo Pitti a Firenze.

Una mostra che prendendo spunto da collezioni del museo di storia naturale “La Specola” e da reperti naturalistici del Museo degli Argenti e degli Uffizi e dimostra quanto i grandi stilisti abbiano mutuato dalla natura per le creazioni di moda.

 

 

Prada, Valentino, Dolce e Gabbana, Versace, Karl Lagerfeld, Chanel, Cavalli, Armani, Ferragamo e tanti altri.

Nella mostra, curiosa e divertente, la natura è la moda si intrecciano e si interpretano. I bei locali, ex appartamenti dei Savoia, aiutano la comprensione nell’intimità delle tappezzerie, delle luci e della serenità che trasmettono. 

Carlo Biancalani

14-03-2019
LESSICO FEMMINILE 07 MARZO - 26 MAGGIO 2019

LESSICO FEMMINILE 1861-1926 7 marzo-26 maggio 2019

In una mostra a Palazzo Pitti 70 anni di emancipazione femminile tra Otto e Novecento, dalle lotte per il lavoro al Nobel per la Deledda

 

Quest'anno le Gallerie degli Uffizi celebrano le donne anche con una mostra dedicata all’impegno professionale e al talento delle donne in Italia, tra Ottocento e Novecento. I termini cronologici si riferiscono a due eventi precisi: l’iscrizione di alcune lavoratrici alla Fratellanza Artigiana nel 1861, e il premio Nobel conferito a Grazia Deledda nel 1926 per il romanzo Canne al Vento. Sono due date simboliche, che tuttavia segnano la storia di un riscatto dell’immagine femminile e del ruolo pubblico delle donne nel periodo post-unitario. Opere d’arte, fotografie ed oggetti illustrano le diverse forme di operosità dell’universo muliebre, descrivendo energie e risorse spesso non riconosciute. Le contadine ad esempio, dedite alle pratiche agricole collegate al ciclo delle stagioni dovevano anche occuparsi degli animali nella fattoria. E nei momenti di sosta dal lavoro più duro, rammendavano, lavoravano a maglia o intrecciavano la paglia, come si può vedere in numerosi dipinti di Silvestro Lega esposti in galleria.

 

                                                

 

Altro futuro attendeva le donne borghesi, che potevano studiare e intraprendere una carriera scolastica, diventare artiste e perfino scrittrici. In quest’ultimo caso, tuttavia, venivano limitate a generi e argomenti considerati specificamente femminili: la scrittura per l’infanzia o per libri di scuola, o articoli in periodici per le giovinette sulle ultime novità della moda, sull’economia domestica, sull’etichetta e le buone maniere.

Alle donne la società non permetteva se non a scapito di una relegazione sociale di avvicinarsi all'arte. Non potevano avere modelli o modelle a disposizione per dipingere o scolpire. Non erano prese in considerazione dalla società, femminile e maschile, se si addentravano nel mondo dell'arte lo dovevano fare senza farsi notare e per esprimere il loro talento dovevano spesso ricorrere ad altre forme che tuttavia non riuscivano a soddisfare la volontà di esprimersi. Animali da compagnia, nature morte a volte paesaggi erano le poche cose permesse che una donna allora poteva dipingere. Pensiamo quindi quanto più aperta fosse in quest'ambito la società del primo Seicento e settecentesca con pittrici quali Artemisia Gentileschi o Rosalba Carriera.

 

                          

 

Tuttavia, la quiete apparente dei salotti della seconda metà dell'Ottocento offrì spesso copertura, invece, a pensieri rivoluzionari e patriottici, e fu terreno per una fervida vita intellettuale. In quel periodo Firenze fu meta prediletta e luogo di incontro per figure di spicco nel mondo femminile non solo della letteratura e dell’arte, ma anche dell’impegno sociale e politico, su scala internazionale: qui vissero donne formidabili quali, tra le altre, Elizabeth Barrett Browning, Jessie White Mario, Teodosia Garrow Trollope, Margaret Fuller.

 

La mostra, realizzata in collaborazione con Advancing Women Artists, si sviluppa scenograficamente attorno ad un nucleo centrale di opere di grandi dimensioni, così da far emergere le protagoniste femminili come sul palcoscenico di un teatro. Il percorso prosegue nelle collezioni della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti - dove è custodita una delle più significative raccolte sul tema del lavoro delle donne nei campi fra Ottocento e Novecento – attraverso un fil rouge visuale con didascalie e focus, oltre a una proiezione multimediale dedicata alle donne nei loro ambienti di lavoro.

 

                                    

 

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt afferma “Nell’arco cronologico di poco più di mezzo secolo considerato nella mostra, maturano i presupposti per il riscatto sociale e per una nuova autonomia della donna, non più solamente ancorata al ruolo di angelo del focolare. Le opere esposte raccontano una realtà in cui si affaccia la questione femminile, quando l’impegno nel lavoro, gli interessi politici, la vita intellettuale e l’indipendenza erano ancora un privilegio, o il risultato di una lotta” e Simonella Condemi, curatrice della mostra e responsabile della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, aggiunge: “La donna ha dovuto costruirsi una propria identità in ambito sociale e lavorativo mantenendo comunque l’impegno quotidiano tra le mura domestiche e la cura della famiglia. Abbiamo voluto rendere onore alla fatica sempre sostenuta dalle donne, documentando insieme la varietà di modi in cui si esprime e il talento femminile nel campo dell’arte, della fotografia, della scrittura, dell’insegnamento, della politica, e in molti altri settori”.

 

Firenze è stata una calamita per le artiste straniere che cercavano di ritagliarsi 'una stanza tutta loro' nei salotti e negli atelier visto che le donne straniere godevano di un certo livello di libertà in Italia, cosa che non avveniva nei loro paesi di origine. Ne sono alcuni esempi la simbolista tedesca Julia Hoffmann Tedesco, che condivideva lo stesso interesse per la sfera femminile di suo marito, esponente dei Macchiaioli, la ritrattista e poetessa irlandese Louisa Grace Bartolini, paladina per la causa italiana, Mary Egerton Bracken, una pittrice inglese dell’alta società che frequentava l’entourage di Browning a Casa Guidi, e l’artista Nabis francese Elisabeth Chaplin, la più giovane e prolifica artista tra quelle rappresentate nella collezione delle Gallerie degli Uffizi”.

 

 

Ma anche le donne italiane si muovevano andando all'estero per superare le barriere e i pregiudizi dei luoghi di origine. È il caso delle sorelle Caira, originarie della Media Valle del Liri (Frosinone) che modelle andarono a Parigi e dove fondarono una propria scuola di pittura privata denominata Accademia Vitti, indirizzata soprattutto alle donne. Le sorelle lavoravano sia come modelle che come insegnanti e l'Accademia Vitti ebbe una sua propria fama e anche molti noti pittori dell'epoca la frequentarono. Ad Atina (Frosinone) è visitabile dal 2013 la casa museo che ricorda l'Accademia.

Oltre a questa curiosità sono tante le scoperte che i visitatori della mostra avranno il piacere di fare.

Carlo Biancalani

 

07-03-2019
IL CORRIDOIO VASARIANO

 

PRONTO IL PROGETTO PER LA RIAPERTURA DEL CORRIDOIO VASARIANO

Presentato il progetto esecutivo, un anno e mezzo di lavori per 10 milioni di euro, ma non si sa ancora quando i lavori avranno inizio.

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt:

 “Sarà una passeggiata panoramica ad accesso democratico affacciata sul cuore di Firenze, dal 2021   - se i tempi verranno rispettati - lo visiteranno 500mila persone all’anno”

 

Il Corridoio Vasariano del complesso museale degli Uffizi, chiuso alle visite dal 2016 per ragioni di sicurezza quando riaprirà al grande pubblico in via ordinaria, sarà completamente riallestito e avrà con un percorso ed un biglietto speciale. I visitatori di tutto il mondo potranno così godere di una passeggiata panoramica unica, affacciata sul cuore di Firenze, che, partendo da un ingresso ad hoc al piano terra dalla Galleria delle Statue e delle Pitture, passerà sopra il Ponte Vecchio, per raggiungere di là dall'Arno il giardino mediceo di Boboli e la reggia granducale di Palazzo Pitti.

 

IL PERCORSO E GLI ALLESTIMENTI

 

Al nuovo percorso del Corridoio Vasariano si accederà dal piano terreno,con un ascensore i visitatori saliranno al primo piano, dove avverrà l'ingresso vero e proprio nel Corridoio. Sarà percorribile in una sola direzione, cioè dagli Uffizi (entrata) verso Palazzo Pitti (uscita), ed è previsto al momento che al suo interno possa contenere, in base alle disposizioni a tutela della sicurezza, un massimo di 125 persone in contemporanea. Al termine dell'itinerario, i visitatori potranno scegliere se uscire nel giardino di Boboli oppure proseguire all'interno di Palazzo Pitti, in prossimità della Galleria Palatina.

Quanto agli allestimenti, non faranno più parte dell'itinerario gli oltre 700 dipinti, tra i quali un corposo nucleo di autoritratti, che negli scorsi decenni erano appesi alle pareti del Vasariano. Rimossi nei mesi scorsi, gli autoritratti verranno esposti in una serie di sale di prossima apertura al primo piano della Galleria delle Statue e delle Pitture. Alla luce della sua nuova funzione di passeggiata panoramica sopra Firenze, verranno ‘aperte’ le 73 finestre collocate lungo il percorso (delle quali molte finora oscurate a protezione dei dipinti) in modo da consentire ai visitatori di ammirare il più possibile la bellezza del centro storico osservato dalla singolare e suggestiva visuale del camminamento. A decorare il Vasariano resteranno comunque circa 30 sculture antiche, e una raccolta di iscrizioni greche e romane (attualmente in deposito dagli anni '80 dell'Ottocento). Ci sarà poi uno spazio dedicato agli affreschi cinquecenteschi, realizzati per volontà dello stesso Giorgio Vasari, che un tempo decoravano l'esterno delle volte del Corridoio al Ponte Vecchio: staccati dalla loro collocazione alla fine dell'Ottocento, sono stati restaurati negli anni '60 del secolo scorso e poi esposti nell'ambito di mostre temporanee per poi tornare in deposito, dove si trovano tuttora.

Oltre a quella panoramica, il percorso avrà però anche una vocazione storica. Per questo due punti del camminamento accoglieranno memoriali: il primo, in corrispondenza di via Georgofili, da dove è possibile vedere il punto in cui esplose l'ordigno che causò la strage nel 1993, ospiterà gigantografie metalliche con riproduzioni fotografiche di quei drammatici momenti ed i dipinti degli Uffizi danneggiati dallo scoppio della bomba (tra i quali il recentemente restaurato 'Giocatori di Carte' di Bartolomeo Manfredi e la 'Natività' di Gherardo delle Notti); il secondo si troverà appena passato Ponte Vecchio, e verrà dedicato al tema della devastazione da parte delle truppe naziste del centro storico di Firenze (in particolare nella Notte dei Ponti, 4 agosto 1944), anche in questo caso ricordata attraverso gigantografie metalliche di foto del tempo.

APERTURA E BIGLIETTI

Il Corridoio sarà aperto in via ordinaria, benchè su prenotazione. L'idea è di garantirne l'accessibilità tutti i giorni di apertura degli Uffizi (cioè dal martedi alla domenica) con l'aggiunta dei due lunedi al mese in cui resta aperto anche il giardino di Boboli. Le stime per i flussi di visita sono di circa 500mila persone all'anno. Per accedere occorerà acquistare un biglietto speciale: il costo sarà di 45 euro in alta stagione, 20 in quella bassa. Le scolaresche entreranno gratis. Allo studio anche l'idea di un ticket integrato 'XXL', che consentirà la visita di Palazzo Vecchio, Uffizi, Corridoio Vasariano, Palazzo Pitti, Giardino di Boboli, Forte Belvedere e Giardino Bardini (per un totale di oltre 10 km di musei e spazi culturali fiorentini).

 

 

 

 

 

 

20-02-2019
IL CARRO D'ORO

Una piccola Mostra molto raffinata a Palazzo Pitti. Si inaugura oggi la mostra

 

"Il Carro d'oro di Johann Paul Schor. L'effimero splendore dei carnevali barocchi"

In esposizione insieme ad altre opere il grande dipinto del ‘Carro d’oro’ di Johann Paul Schor, dal 19 febbraio fino al 5 maggio.

 

                                           

La mostra trae origine da due recenti acquisizioni del Polo Museale fiorentino che hanno reso Firenze protagonista, la mostra verrà riproposta successivamente a Roma. 

L’acquisizione, da parte delle Gallerie degli Uffizi, del grande dipinto di Johann Paul Schor e di una bellissima culla d'orata del periodo barocco. Quest'ultima andrà poi ad arricchire l'allestendo Museo delle Carrozze.

 

                 

La mostra ha l'intento di fornire una visione delle feste che nel periodo Barocco venivano allestite, specie per il carnevale, dalle classi gentilizie. Famose quelle dei Barberini, dei Colonna e come in questo caso dei Borghese. Spesso le feste erano un fenomeno sociale e politico e venivano riservate solo ai ceti più elevati. Per gli allestimenti, i costumi e gli arredi e quant'altro occorrevano spesso mesi e mesi di preparazione per eventi della durato di poche ore.

 

    

A ben pensare è così che veniva stimolato l'artigianato e non solo: lo stile di costumisti, l'ingegno di architetti, la sapienza di cuochi, l'arte di pittori, la maestria degli intagliatori ecc. cose che ancora ci portiamo dentro, anche se purtroppo mancano le giuste leve e valorizzazioni.

La mostra darà modo di pensare e anche di riconoscere nelle tante illustrazioni provenienti dal Gabinetto di disegni e Stampe degli Uffizi maschere orami dimenticate ma che spesso fanno parte del nostro gergo o lontane conoscenze: Franca Trippa e Frittellino, Razullo e Curucucù, Scapino e Capitan Zerbino e tanti altri.

Una visita a Palazzo Pitti vale sempre la pena.

 

 

19-02-2019
CALENDARIO 2019 INGRESSO GRATUITO NELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI

PRESENTATO IL CALENDARIO 2019 DELLE GIORNATE AD INGRESSO GRATUITO PER TUTTI NELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI

 

Dodici aperture nel segno della storia e delle tradizioni di Firenze e della Toscana, ciascuna con eventi speciali e spettacoli 

 

 

Saranno numerose quest'anno le giornate di ingressi gratuiti, legate alla storia ed alle tradizioni di Firenze, nel complesso museale degli Uffizi, istituite sulla base delle nuove norme del Mibac, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Le 12 date di accesso libero si dividono in tre tipologie: quelle che riguarderanno tutti gli spazi delle Gallerie - Uffizi, Pitti e il Giardino di Boboli - quelle che varranno solo per gli Uffizi e quelle che invece saranno attive solo a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli.

 

GIORNATE GRATUITE IN TUTTO IL COMPLESSO. La prima sarà il 24 marzo, la domenica di vigilia del Capodanno fiorentino, e della nascita di Francesco I de' Medici (nel 1541), il 'fondatore' degli Uffizi come spazio museale e di ricerca. La seconda sarà il 23 giugno, vigilia di San Giovanni, patrono di Firenze; ad ottobre ve ne saranno due, dedicate a due grandi donne. L'11 ottobre sarà in omaggio a Vittoria Della Rovere, ultima discendente della nobile casata dei duchi di Urbino, quinta granduchessa di Toscana e moglie di Ferdinando II dei Medici, nella ricorrenza del suo arrivo a Firenze, da Pesaro, insieme alla madre Claudia, quando aveva appena un anno. Il 31 ottobre invece ricorderà il Patto di Famiglia stretto dall'ultima discendente medicea, l'Elettrice Palatina Anna Maria Luisa con Francesco Stefano di Lorena nel 1737, grazie al quale le collezioni ed il patrimonio culturale dei Granduchi venivano permanentemente vincolati a restare a Firenze ed in Toscana.

 

GIORNATE GRATUITE NELLA GALLERIA DELLE STATUE E DELLE PITTURE. Si parte il 26 maggio, per la commemorazione della Strage dei Georgofili, nel segno della memoria del tragico evento avvenuto il 27 maggio del 1993 e in omaggio al valore della Legalità. Secondo appuntamento il 2 giugno, Festa della Repubblica, e terzo l’11 agosto, alla vigilia della ricorrenza del tragico incendio che il 12 agosto 1762 devastò parte della Galleria distruggendo anche molte delle opere custodite. Il 6 novembre, infine, accesso gratuito per festeggiare il compleanno di Leopoldo de' Medici (nato nel 1617), cardinale, uomo di scienza e cultura e appassionato collezionista, che contribuì nel corso della sua esistenza ad ampliare grandemente il patrimonio artistico della Galleria.

 

GIORNATE GRATUITE A PALAZZO PITTI E NEL GIARDINO DI BOBOLI. Ingresso gratis il 17 marzo, nel 1861 data dell' Unità d'Italia: la giornata gratuita in questo caso rende omaggio, oltre che all'unificazione, anche al ruolo di Palazzo Pitti, dal 1865 reggia sabauda, dove Vittorio Emanuele II risiedette nei sei anni in cui Firenze fu Capitale d'Italia, fino al 1871 Il 4 agosto nuova possibilità di accedere gratis a Palazzo e Giardino: la ricorrenza è la drammatica notte dei Ponti, del 4 agosto 1944, quando l'esercito nazista che occupava Firenze fece saltare con gli esplosivi svariati ponti sull'Arno, incluso  quello di Santa Trinita, ideato da Michelangelo e realizzato per ordine di Cosimo I da Bartolomeo Ammannati, ed anche molti palazzi storici affacciati su entrambe le rive dell'Arno. Sempre ad agosto, ci sarà un nuovo giorno di visite libere il 27, data, nel 1569 dell'incoronazione a granduca di Cosimo I, evento che segnò la nascita del Granducato in Toscana. Fu proprio Cosimo, peraltro, a commissionare la costruzione dell'edificio che avrebbe dovuto accogliere le Magistrature, cioè le funzioni della macchina statale fiorentina, in seguito noto come Uffizi, a portare al completamento i lavori per il giardino di Boboli e ad ampliare la Reggia stessa di Pitti.

Quindi, il 30 novembre, per la festa della Festa della Toscana, celebrata in occasione della ricorrenza dell'abolizione della pena di morte nel granducato decisa nel 1786 nell'ambito della riforma penale da Pietro Leopoldo di Lorena.

 

"Le giornate scelte per questa iniziativa sono ricorrenze altamente simboliche ed evocative non solo per la storia di Firenze ma anche per quella della Toscana e dell'Italia - commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt - il programma di ingressi gratuiti nei nostri musei potrà dunque anche avere un valore formativo, ed essere utile affinché tutti i cittadini possano ricordare e celebrare nel segno dell'arte e della cultura alcuni dei momenti e personaggi più importanti del passato di noi tutti".

 

 

 

18-02-2019
La tavola quattrocentesca con Sant’Antonio Abate torna nella basilica di San Lorenzo

 

La tavola quattrocentesca con Sant’Antonio Abate torna nella basilica di San Lorenzo

 

Dopo un accurato restauro la tavola quattrocentesca con Sant’Antonio Abate torna nella basilica di San Lorenzo. Il restauro ha fornito l’occasione di analisi e ricerche ed è stato reso possibile grazie al contributo dei Friends of Florence. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, ha seguito i lavori avvalendosi della direzione della dott.ssa Monica Bietti. 

Simonetta Brandolini d’Adda, presidente dei Friends of Florence, ha espresso il suo vivo compiacimento per il lavoro fatto sottolineando come il compito della fondazione sia proprio quello di collaborare con le istituzioni e i professionisti per consentire alle generazioni presenti e future di fruire di questo patrimonio e crescere nei valori della cultura occidentale.  I problemi principali, che hanno convinto ad un tempestivo intervento sull’opera, consistevano in un vistoso attacco di insetti del legno, dimostrato dai numerosi fori di uscita presenti sulla superficie dipinta e l’estrema fragilità della pellicola pittorica che si era sollevata in una serie di bolle e crestine diffuse su tutta la superficie. Oltre a questi problemi, strettamente conservativi, la pregevole pala d’altare ne presentava anche altri di ordine estetico, legati alle incaute puliture del passato, che avevano impoverito la pittura, soprattutto per ciò che riguarda la figura di San Leonardo sulla sinistra.

Nell’ambito dell’intervento conservativo è stato anche eseguito il recupero della grande cornice all’antica, pesantemente ridipinta di colore grigio per imitare l’architettura della chiesa in pietra serena. La complessa pulitura ha permesso di recuperare la decorazione sottostante, frammentaria ma preziosa, a base di azzurrite e foglia d’oro zecchino, che è stata quindi completata con gli stessi materiali, per riconsegnare l’opera alla cappella in tutta la sua importanza di pala rinascimentale. L’opera e l’artista E’ qui raffigurato sant’Antonio Abate in trono tra San Leonardo, nelle sembianze di un giovane diacono che regge le tenaglie che liberavano dalle manette i carcerati e San Giuliano ospitaliere, in veste di cavaliere con la spada. Storie dei tre santi si leggono nella predella con Sant’Antonio scappa dalla tentazione del monte  d’oro al centro, San Leonardo che libera i carcerati a sinistra e San Giuliano che uccide per sbaglio i    genitori a destra.

 

L’opera è da ricondursi nel catalogo del cosiddetto Maestro del Tondo Borghese, che prende il nome da un tondo con la Sacra Famiglia della Galleria Borghese di Roma. Varie ipotesi sono state avanzate per identificare l’ignoto pittore, ma nessuna risulta del tutto convincente. Attivo fra Quattro e Cinquecento, a Firenze e forse in Romagna - dove lascia opere a Bagno di Romagna - il pittore rivela una cifra stilistica che sembra indicare una frequentazione dell’ambito dei Ghirlandaio e dei Rosselli.  Lavorò in chiese e conventi di Firenze e della sua periferia, interprete di un filone essenzialmente devoto. La sua maniera è assai ripetitiva, quasi del tutto esente da scarti stilistici, che non rendono facile l’inquadramento cronologico delle sue opere. Nella tavola di San Lorenzo, tuttavia, i modi legnosi, incisi, asciutti del Maestro, acquistano una qualità inusitata, una morbidezza e un agio compositivo che evocano lo stile di Domenico Ghirlandaio e inducono a ipotizzare una collaborazione con quest’ultimo, alla cui bottega la pala era in passato attribuita. Tale collaborazione non presuppone necessariamente un’appartenenza del pittore alla bottega, tuttavia tangenze con l’atelier ghirlandaiesco sono frequenti nella sua intera attività. La tavola è attualmente collocata nella cappella Da Fortuna proprio di fronte alle cappelle con la pregevole Annunciazione di Filippo Lippi.

Questo restauro è solo un appiglio per richiamare l’attenzione sulla basilica che oltre al culto rappresenta un armonioso contenitore di opere, in gran parte commissionate dalla famiglia de’ Medici e dalla loro cerchia. Affreschi, tavole e dipinti, statue e bronzi e marmi, opere architettoniche di artisti che hanno fatto grande storia la storia dell’arte italiana nel mondo sono qui presenti: Donatello, Rosso Fiorentino, Filippo Lippi, Rossellino, Ghirlandaio, Desiderio da Settignano e tanti ancora.

Carlo White.

08-02-2019
COLLEZIONI DI GEMME

Collezione di gemme antiche dei Medici e dei Lorena

la nuova sezione museale del MAF 

Una nuova opportunità per i fiorentini, i toscani e i turisti in genere che amano Firenze e l’arte.

Dopo brevi saluti di Stefano Casciu e Simonetta Brandolini d’Adda, il direttore Mario Iozzo del MAF, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, parlando della nuova sezione ha esordito che questa è una nuova occasione di vedere gli sviluppi del Museo Archeologico che sta diventando sempre più bello e affascinante. Ben 104 metri è lunga la nuova sezione finanziata da Friends of Florence, 104 metri di gemme bellissime ben 432 quelle selezionate, gemme babilonesi, greche, etrusche, romane e post-classiche dall’epoca Carolingia al Rinascimento. Un arco cronologico che va dal 2300 a.C. fino agli inizi del Settecento.

L’esposizione è stata creata per vedere le gemme in tutti i loro dettagli e angolazioni, sono stati studiate luci e retroilluminazioni, fatti calchi per mettere in luce le trasparenze, ognuno può soffermarsi su ogni tavola esposta

Riccardo Gennaioli, esperto in gemme e ora funzionario all’Opificio delle Pietre Dure, ha raccontato con dovizia di particolari la storia delle collezioni che ha catalogato con le difficili scelte fatte per l’esposizione.

 

                                                                     

                                                                           

 

 

 

La collezione nasce a partire da Lorenzo il Magnifico, che aveva acquistato alcuni esemplari della pregevole raccolta del cardinale veneziano Pietro Barbo che sarà poi Papa Paolo II (1464-1471), raccolta che fu continuata da tutti i Medici Cosimo I e la moglie Eleonora da Toledo fino Gian Gastone e Anna Maria de’ Medici l’ultima della casata Medici e Elettrice Palatina che fece dono di molti dei beni e delle collezioni  dei Medici a Firenze […] levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato, Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose, della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri

Da notare che molte di queste gemme erano montate in preziose cornici rinascimentali attribuite anche a Benvenuto Cellini e alla sua bottega

                                                                                    

Il tutto è esposto ora nel corridoio riservato di Maria Maddalena de’ Medici che portava verso la Santissima Annunziata. Maria Maddalena che nata deforme o forse ritardata, fu battezzata solo quando aveva 9 anni. Il 24 maggio 1621 entrò nel Convento della Crocetta, sebbene non prese mai i voti  

 

                                                                                                

Avendo grande difficoltà a salire le scale, la sua residenza venne dotata, dall'architetto Giulio Parigi di una serie di passaggi sopraelevati attraverso i quali essa poteva spostarsi senza incontrare gradini sul suo tragitto e, soprattutto, senza bisogno di scendere per strada dove avrebbe attratto gli sguardi dei curiosi.Oggi restano quindi quattro archi sopraelevati di passaggio, uno verso l'ospedale degli Innocenti, uno sopra via della Pergola, uno su via Laura (per raggiungere un altro monastero) e uno che entrava nella basilica della Santissima Annunziata, da dove la sventurata assisteva alla messa attraverso una grata nella navata sinistra, posta dietro a un piccolo vano al termine del passaggio.

 

Prima dell’ingresso nel corridoio è stata allestita una saletta dotata di fotografie retroilluminate e di filmati e lo stesso nell’ultima saletta al termine del corridoio.

 

Un perfetto sistema di touch-screen consente di avere informazioni precise e dettagli su ogni gemma esposta, la sua storia, il suo significato e tante altre notizie stoiche e artistiche e i video sono chiari ed esplicativi nonché particolarmente belli.

Da rimarcare che ogni tavola di gemme esposta nei 104 metri del corridoio, sono ben 34, è preceduta da informazioni e all’interno vi sono ricche didascalie e dettagli delle gemme esposte (se si prende nota dei numeri le si possono facilmente ritrovare sui touch-screen e approfondire al massimo per saperne di più)

 

                                                                     

 

 

Insomma, una gioia per gli occhi e per la bellezza che l’uomo nei secoli è riuscito a produrre e tutto questo è possibile in un museo che negli ultimi anni ha fornito trasformazioni veramente interessanti.

 

C.B.

                                                      

15-12-2018
IL POLO MUSEALE DELLA TOSCANA

 

 

Una mappa degli organizzatori e dei personaggi

 

Il Polo museale della Toscana, istituito nel 2014 e diretto da Stefano Casciu, gestisce, tutela e valorizza quarantanove luoghi della cultura di proprietà statale, alcuni dei quali inseriti nella lista Patrimonio mondiale dell‘Umanità dell’Unesco. Presente su tutto il territorio regionale nelle province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, coordina una rete museale vasta, diffusa e capillare straordinaria per ricchezza e densità del patrimonio, espressivo delle principali civiltà e dominazioni, correnti artistiche e culturali, che attraverso i secoli testimoniano la lunga storia della Toscana. Musei e aree archeologiche, pinacoteche, cenacoli, ville medicee, parchi e giardini storici, fortezze, case-museo, edifici di destinazione religiosa, compongono un intenso racconto corale valorizzando la ricchezza del patrimonio culturale trasversale presente sia nei grandi musei sia nelle eccellenze meno conosciute, ma non meno importanti, distribuite tra le città d’arte e i preziosi borghi della provincia.

 

Friends of Florence è una Fondazione non-profit Internazionale, che nasce nel 1998 negli Stati Uniti costituita da persone di tutto il mondo che si dedicano a preservare e a valorizzare l’integrità culturale e storica delle arti a Firenze e in Toscana e fornisce sostegno finanziario direttamente ai laboratori di restauro della città per rinnovare, salvaguardare e rendere disponibile al pubblico una vasta gamma di opere d’arte: dipinti, sculture, elementi architettonici e collezioni di oggetti più piccoli. La fondatrice e Presidente è Simonetta Brandolini d’Adda.

 

 

 

Dal 1998 Friends of Florence è fra le principali fonti di finanziamento dei tanti laboratori di restauro

e dei professionisti qualificati che in città lavorano per garantire la sopravvivenza dell’arte e dell’architettura a Firenze e in Toscana. La Fondazione è impegnata a sostenere la salvaguardia

e la conservazione del patrimonio artistico e culturale delle opere d'arte a Firenze ed in Toscana

e, per fare ciò, ha sviluppato negli anni collaborazioni stabili e continuative con enti pubblici e privati che operano in ambito artistico.

La scelta dei progetti di restauro avviene con il supporto di esperti e storici dell’arte di fama

internazionale che, riuniti in un Comitato tecnico, seleziona quei progetti che saranno finanziati. In

questo modo molte opere artistiche e architettoniche possono essere restaurate, tutelate e finalmente rese visibili al pubblico. In moltissimi casi la Fondazione continua a mantenere i progetti restaurati per anni dopo il completamento del lavoro.

Ogni progetto di restauro è seguito dalla produzione e dalla realizzazione di libri o di materiale

multimediale come: DVD, CD Rom contenenti la storia, le immagini, le interviste a studiosi e restauratori e la documentazione delle fasi del restauro dell’opera in questione.

La Fondazione, pur utilizzando al meglio queste tecnologie, promuove con le Università, le scuole,

le associazioni culturali e i circoli privati, conferenze e incontri a tema. Durante l’anno organizza

diversi programmi con storici e donatori per studiare artisti o temi particolari. Negli ultimi anni

questi programmi sono stati organizzati anche per musei e istituti internazionali come il Chicago

Art Institute e The Aspen Institute.

 

La formazione del MAF Museo Archeologico Nazionale di Firenze, uno dei più antichi in Italia, diretto ora da Mario Iozzo,   risale al 1870, quando con “regio decreto” fu istituito nel cd. “Cenacolo di Foligno”, in via Faenza, con le collezioni del Museo Etrusco, che comprendeva anche le antichità greche e romane ereditate delle collezioni medicee e lorenesi.

 

 

 

Nella stessa sede di via Faenza era già stato allestito, nel 1855, il Museo Egizio, secondo in Italia solo a quello di Torino, che comprendeva alcune antichità già presenti dal XVIII secolo nelle collezioni medicee, ma ampiamente incrementato per merito del Granduca di Toscana Leopoldo II, che finanziò insieme a Carlo X, re di Francia una spedizione scientifica in Egitto, diretta da Jean-

François Champollion, il decifratore dei geroglifici, e dal pisano Ippolito Rosellini. I numerosi oggetti raccolti durante il viaggio, sia eseguendo scavi, sia acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi al ritorno tra il Louvre di Parigi e Firenze.

L’incremento delle collezioni rese presto inadeguati i locali di via Faenza e nel 1880 il Museo Archeologico fu collocato nella sede attuale del Palazzo della Crocetta, seguito dal Museo Egizio nel 1883. Qui giunsero, tra il 1890 e il 1898, alcuni dei grandi bronzi etruschi, greci e romani e numerosi bronzetti greci e romani delle collezioni medicee e lorenesi conservati agli Uffizi, oltre alla raccolta numismatica (1895) e a quella glittica (1898).

 

Nel cortile del palazzo furono allestiti i resti dei monumenti romani venuti alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione effettuati nel centro di Firenze alla fine del XIX secolo.

Da Luigi Adriano Milani fu inaugurata la sezione topografica etrusca, che nello spazio di diciassette sale illustrava la storia degli Etruschi attraverso i materiali raccolti nel corso degli scavi condotti nel territorio dell’antica Etruria; nel Giardino storico, aperto al pubblico nel 1902, furono ricostruite con i materiali originali alcune tombe monumentali, per documentare i principali tipi architettonici funerari impiegati dagli Etruschi. L’alluvione del 1966 ha completamente distrutto il Museo Topografico e attualmente più di centomila oggetti di straordinario valore sono depositati nei magazzini e per mancanza di adeguati spazi espositivi sono fruibili al pubblico solo in occasione di mostre temporanee.

 

 

 

 

 

 

 

 

15-12-2018
PISTOIA La città dei pulpiti

Oggi nella bellissima Chiesa di Sant’Andrea a Pistoia è stato presentato il progetto di restauro del famosissimo pulpito realizzato da Giovanni Pisano negli anni a cavallo tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo.


In restauro che verrà finanziato dai Friends of Florence, questa volta fuori Firenze come già successo nel restauro del cenacolo di Badia a Passignano.

                                     

 


L’occasione è nata da una visita di Andrea Pessina, Soprintendente all’archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze, e le Province di Pistoia e Prato, nel cui corso fu sensibilizzato alla precaria situazione di questo pregiato manufatto artistico che si colloca nelle prime pagine dell’arte pistoiese, toscana e italiana.

 

                          

 

Il progetto di restauro sarà affiancato da un ìmportante documentazione che verrà ottenuta attraverso diagnostica affidata ai più moderni apparecchi tecnici disponibili e oltre a fornire notizie sullo stato dei lapidei  farà si che il restauro sia conservativo e reversibile senza incorrere nei molti errori fatti con interventi del passato (uno fra tutti il rafforzamento con ossatura metallica che ossidandosi si espande e rende fragile il lapideo).

 

                             


Sia il Vescovo di Pistoia, SE Mons. Fausto Tardelli sia il Soprintendente Andrea Pessina hanno ringraziato Firends of Florence e la sua Presidente Simonetta Brandolini d’Adda per la tempestività con la quale l'Associazione ériuscita a raccogliere i fondi per questo importante progetto.

 

    


Non ci resta ora che aspettare per rivedere al più presto il capolavoro di Giovanni Pisano restaurato.

 

                                                                                          


Carlo Biancalani

 

07-11-2018
S. MESSA in memoria dei defunti

https://www.facebook.com/groups/568234949933831/

 

Si ricorda che il 3 Novembre alle ore 17,30 presso la Chiesa di S. Maria in Campo (Firenze Via del Proconsolo) si terrà una commemorazione in memoria di tutti i defunti del nostro Istituto.

 

Il Consiglio Direttivo

01-11-2018
CONVITI E BANCHETTI - Museo Sibbert 30 marzo 2018 - 6 gennaio 2019

Conviti e Banchetti fino al 6 gennaio 2019  Uno spettacolo per gli occhi ...

Apparecchiare la tavola ha assunto nei secoli significato di gioia, celebrazione di eventi ed esibizione di ricchezza.
 La tavola apparecchiata da sempre richiama momenti di festa e condivisione, e il mangiare insieme va ben oltre il semplice atto della nutrizione del corpo. 

Nella casa-museo Stibbert, oltre alla attività di un grande collezionista, si svolgevano anche quotidiane funzioni della vita della famiglia: si cucinava, si ricevevano gli amici, si pranzava assieme, e oggi con la mostra “Conviti e Banchetti” torna questa grande tradizione di imbandire le mense.

 

 

     

Nella splendida cornice del museo Stibbert, mirabilmente diretto da Enrico Colle, dal 30 marzo è in corso una mostra molto 
particolare che collegandosi alle collezioni di Frederick Stibbert le amplia e le contestualizza fornendoci una sintetica ma meravigliosa 
storia dello stare a tavola dell’aristocrazia e della borghesia dal Quattrocento fino ai primi decenni del XX secolo.

La mostra è un vero spettacolo per gli occhi, percorrendo l'evoluzione del banchetto come arte, come rito, secondo regole e stili differenti che segue le mode e i costumi delle varie epoche.
Il banchetto come momento di socializzazione e soprattutto di rappresentazione di ricchezza o potere, politica e in definitiva di cultura. La mostra ci offre anche una visione delle stratificazioni sociali durante le varie epoche.
Attraverso descrizioni, documenti, dipinti e altre forme visive di rappresentazione si ricava una interessante e godibilissima panoramica attraverso il tempo della teatralità del banchetto con i suoi protagonisti ma anche con tutto lo stuolo dei suoi attori o comparse, dagli architetti inventori di strabilianti ambientazioni, ai cuochi creatori di pietanze ricercate e scenografiche, giù giù fino agli sguatteri e servitori.
La musica seguendo anch'essa le convenzioni e gli stili delle varie epoche, è elemento essenziale del banchetto, al pari delle pietanze, e delle immaginifiche ambientazioni, degli allestimenti della tavola, dei preziosi servizi di piatti e posate.
I modi del banchetto cambiano e si raffinano. Si pensi che nel Quattrocento, essendo ancora sconosciuto l'uso delle posate, la tavola veniva imbandita con una semplice tovaglia bianca con solo una striscia di stoffa preziosa nel centro al fine di permettere ai commensali, che mangiavano usando solo tre dita della mano destra, di potersi asciugare dopo averle lavate in bacili, quando presenti, collocati sulla tavola o portati dai servitori.
Difficile rendere a parole il racconto della mostra, per me è stata una piacevolissima scoperta.


Invito invece, e caldamente, a visitare e a godere con i vostri stessi occhi e poi continuare con la visita al museo, unico nel suo genere, nel caso qualcuno ancora non lo conoscesse, e infine una passeggiata attraverso il vasto e bel giardino, molto ben mantenuto, per apprezzarne le delizie.


Carlo Biancalani

 

15-10-2018
“I DIRITTI COSTITUZIONALI DEI CITTADINI ITALIANI: SOGNO O REALTA’?”

 Ci è pervenuta da Ferdinando Berti, nostro collega, un invito, per chi fosse interessato,  a partecipare ad un convegno molto attuale, del cui esito daremo successivamente conto.Vi invitiamo a legere attentamente la locandina che troverete in forma completa nella sezione MODULI E DOCUMENTI.

Il Consiglio Direttivo.

 

Associazione Culturale "Capanna Europa"

O.P.S.E. -Osservatorio Permanente

Socio Economico

VENERDI 12 OTTOBRE 2018 - ore 17:00

Circolo S.M.S. di Mezzomonte

Via Imprunetana per Pozzolatico, 199 - Impruneta

 

04-10-2018
MARINA ABRAMOVIC - arte o provocazione ?

Dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.

L’evento si pone come una straordinaria retrospettiva che riunisce oltre 100 opere offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Sessanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra. (tratto dalla locandina di presentazione).

 

 

  

 

Non posso e non voglio giudicare o farne elogi o critiche perché per farlo rischio di farmi travolgere da quello che si racconta, fra altre performance fatte, dai video e dai filmati senza tuttavia conoscere l’artista ma solo quello che dice o si dice di lei.
Posso invece dire che sono uscito dalla mostra contento per l’esperienza osservata e vissuta pur non sapendo se mi stavano prendendo in giro o se erano dal “cuore” dell’artista che venivano quelle performance.
Credo che anche questa mostra svolga il suo ruolo di farci pensare a forme diverse di arte e comunicazione alle quali non siamo se non sporadicamente abituati e che ci rimane, sto parlando di molti delle correnti generazioni, difficile chiamare ARTE (carlo white)

 

E voi ... che ne pensate ? Scriveteci le vostre impressioni a:  info@pensionatibt.it

 

 

 

01-10-2018
AFRODITE al M.A.F.


Si scoprono sempre nuovi legami fra Arte, la già Banca Toscana e Firenze

E’ stata presentato al MAF il restauro della bellissima statua marmorea di Afrodite. Il MAF (acronimo di Museo Archeologico Fiorentino) al quale da tanto tempo si accede da Piazza Santissima Annunziata è uno dei musei archeologici più importanti e meglio conservati d’Italia molto migliorato per merito dei restauri e di nuovi allestimenti. Un museo che comunque è in via di continue trasformazioni e innovazioni intese a renderlo più fruibile a tutti.


Friends of Florence, spesso presente nei restauri di opere d’arte conservate a Firenze è arrivata al MAF da tempo patrocinando sia restauri che nuovi allestimenti museali.
Simonetta Brandolini d’Adda, l’attivissima Presidente di Friends of Florence, grazie al contributo di Michael e Sandy Collins, ha finanziato il restauro di questo pregiato marmo che guarda caso fino al 1882 quando venne acquistato dall’allora Soprintendenza, era conservato presso un Palazzo Da Cepparello da noi ben conosciuto, situato al n. 6 di via del Corso, a Firenze. Il palazzo, abitato originariamente dalla famiglia Portinari (quella della Beatrice di Dante) e passato successivamente alla famiglia Salviati (quella di Maria moglie di Cosimo I de' Medici), appartenne in ultimo ai Da Cepparello, per poi divenire sede di Banca Toscana e oggi di appartamenti in via di progettazione.


Ma torniamo all’Afrodite, la statua in marmo che da li proveniente venne inizialmente interpretata come Leda ma dopo il restauro si è rivelata con certezza Afrodite. Gli interventi hanno restituito la scultura all'originario splendore, facendo riemergere il candore del marmo in cui è stata scolpita, svilito dal grigio della polvere accumulata nei secoli.


La scultura è stata riconosciuta come una copia, di buona qualità, di età romana, risalente al I secolo d.C. tratta da un originale greco di età ellenistica, datato attorno al 300 a.C. La composizione del marmo (proveniente dall’isola di Paros) in cui è realizzato il corpo è diverso da quello della testa, e ha rivelato che quest'ultima, sebbene antica, non è pertinente, così come braccia e gambe, che sono di restauro probabilmente del XVII o XVIII secolo: una pratica, quella di integrare reperti lacunosi aggiungendo sia parti antiche che parti create appositamente, che aveva lo scopo di restituire ad essi l'integrità (e la bellezza, nello spirito dell'epoca). Il risultato del restauro appare comunque evidente e fa apprezzare l’opera nel suo insieme.


Aggiungo che molti toscani e anche molti fiorentini non conoscono il bellissimo Museo Archeologico che ora più di prima vale la pena di un’accurata visita.
Teniamo sempre presente che la bellezza, l’arte e la cultura in genere sono qualità che si godono spesso in età avanzata ma è da piccoli a conoscerle per poi riconoscerle. Cultura, arte e bellezza, così come la bontà e l’onestà, il rispetto e le buone maniere e tanti altri valori si imparano molto meglio fra i 5/6 e i 10/12 anni.
Un invito quindi ai genitori e ai nonni a portare non solo a fare sport ma anche a “fare cultura” i loro figli e nipoti.


Carlo Biancalani


 

09-08-2018
L'IMMACOLATA CONCEZIONE DI AGNOLO BRONZINO

L'IMMACOLATA CONCEZIONE DI AGNOLO BRONZINO RESTAURATA E' TORNATA VICINO ALLA NOSTRA EX DIREZIONE

Ritorna la tavola di Agnolo Bronzino raffigurante l’Immacolata Concezione, nella chiesa della Beata Vergine Maria Regina della Pace a Firenze, tanto per intendersi la chiesa vicina alla ex Direzione Generale di Banca Toscana a Firenze Nova. La pala d'altare dopo un attento lavoro di restauro, reso possibile grazie alla Fondazione Friends of Florence e dopo l’esposizione alla mostra “Cinquecento a Firenze” tenutasi a Palazzo Strozzi è ritornata in questa chiesa della prima periferia fiorentina-
“Rivedere l’opera riacquistare la propria bellezza e la luminosità dei colori sotto la coltre di vernici e polvere che l’aveva mortificata per anni, è per noi davvero un motivo di grande orgoglio” Spiega Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence che  continua ringraziando la Curia per la grande disponibilità offerta di restaurare l’opera nella Chiesa di S. Agata. I fondi necessari sono stati raccolti  da Friends of Florence da  benefatori  statunitensi della città di Omaha, Nebrask e dal Council for the Future che hanno individuato questo grande dipinto di Bronzino  e anche da parte di Antonio Natali, Carlo Falciani, e la direzione di Palazzo Strozzi che con  lungimiranza hanno incluso questa opera tardiva del pittore fiorentino nella mostra sul Cinquecento,

La pala prima collocata nei depositi degli Uffizi venne  concessa in deposito nel 1951, alla chiesa della Beata Vergine Maria Regina della
Pace: la prima chiesa edificata a Firenze dopo la seconda guerra mondiale .

Il Bronzino (probabilmente vezzeggiativo dovuto al colore bronzeo dei suoi capelli) che morì a 69 anni di un "malaccio" diremmo ora,  non smise mai di lavorare e lasciò quasi terminata ma comunque incompiuta questa pala d'altare che gli era stata commissionata per un monastero. Alacre pittore soprattutto per i Medici, Agnolo nato a Monticelli, prima cerchia fuori Firenze, proveniva da una famiglia di macellai ma la sua passione per l'arte lo fece ben presto crescere per aver imparato modi e tecnica, appena 13enne,   prima con Raffaellino del Garbo e poi collaborando col Pontormo alla Certosa del Galluzzo. Sempre con il Pontormo collaborò a diverse altre opere per poi spostarsi a Pesaro dai Della Rovere e quindi, ormai pittore di successo rientrò a Firenze per dipingere fra l'altro il bellissimo ritratto di Eleonora da Toledo in occasione delle nozze con Cosimo I. Possiamo ben definire Agnolo Bronzino uno dei più grandi e raffinati esponenti del Manierismo fiorentino.

La pala restaurata dell'Immacolata concezione riassume un po' tutti i canoni del manierismo e anche ricorda molti altri lavori già realizzati dal Maestro fiorentino eccetto forse la voluta e composta  ieraticità della Madonna che ha uno sguardo fortemente rivolto al cielo quasi lo bramasse. Guardandola e riflettendo sul pittore ci sarebbe da pensare al suo sentire la vicinanza della fine e la speranza di un "oltre" forse anche desiderato. Ma questa è solo una mia personale riflessione basata sull'empatia che ho provato nei confronti dell'immagine e del pittore.

 

Carlo Biancalani

06-06-2018
MOSTRA SULLA GRANDE GUERRA

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una locandina del collega Moreno Cheli per l'invito ad una mostra storico-ricostruttiva sulla "Grande Guerra",  che si volgerà a Chiesanuova - S. Casciano Val di Pesa - dal 10 al 24 giugno 2018.

11-05-2018
RESTAURO DEL CIBORIO DI SAN MINIATO

 

PRESENTATO IN QUESTI GIORNI IL RESTAURO DEL CIBORIO

 

“CAPPELLA DEL CROCIFISSO” IN SAN MINIATO A MONTE

 

 

 

Premetto, prima della stesura di questo breve pezzo, che vivendo a Firenze non sono  a conoscenza di molti restauri o eventi culturali in altri territori coperti dalla nostra associazione. Territori che, come l’Italia tutta, hanno una ricchezza artistica, antropologica e culturale in genere che ci fa spesso dimenticare anche i guai logistici o amministrativi che da abitanti sempre più spesso subiamo.

Invito quindi tutti coloro che ne hanno modo e voglia di comunicare con i mezzi a disposizione notizie sugli eventi di cui sono a conoscenza allo scopo di ampliare il panorama e arricchire le nostre menti con la cultura che sappiamo è ottima medicina per molti mali.

                            

 

 

 

Anche questa volta Friends of Florence, mettendo insieme donazioni diverse hanno realizzato questo intervento di restauro. Quindi un plauso ai donatori e a Simonetta Brandolini d’Adda che presiede la Fondazione.

 

I lavori di restauro sono durati circa 14 mesi ed hanno interessato tutte le opere che si trovano nella magnifica edicola e per la precisione il Ciborio di Michelozzo (l’architetto che costruì per Medici Palazzo Medici Riccardi) e Luca Della Robbia, le aquile bronzee dell’Arte di Calimala di Maso di Bartolomeo e l’articolato Polittico di Agnolo Gaddi.

 

Una sensazione bellissima entrare ora in San Miniato a Monte e vedere nella penombra stagliarsi il grande ed elegantissimo ciborio con le sue luminescenze e con qualche raggio di luce che fa risplendere i fondi oro.

 

San Miniato a Monte è da sempre una fonte inesauribile di emozioni, vuoi per la sua antichità e per la sua storia fatta di apprezzamento e vicissitudini anche avverse.

 

                                                           

Quest’anno San Miniato che appartiene all’ordine dei Benedettini Olivetani (la Casa Madre è a Monte Oliveto Maggiore vicino a Buonconvento in provincia di Siena) commemora i ben mille anni dalla nascita (1018-2018) quando il vescovo fiorentino Idelbrando il 27 aprile del 1018 rintracciate fra le macerie della chiesa carolongia precedente recuperò le reliquie del protomartire Miniato e le fece collocare in un altare.

 

                      

 

Il Ciborio restaurato rientra in una serie di interventi che quest’anno trovano il loro compimento.

L’Arte di Calimala, la potente corporazione fiorentina che riuniva i mercanti, ebbe un ruolo fondamentale nell’amministrazione del complesso monastico di San Miniato fino alla soppressione del 1770 quando dai Lorena fu avviata la soppressione delle arti di origine medioevale che vennero sostituite dalla Camera di Commercio. Lo stemma dell’Arte, raffigurante un’aquila dorata che tiene con gli artigli un torsello (ndr balla tela o lino arrotolato) in campo rosso, domina la cuspide della facciata della chiesa di San Miniato così come il Ciborio.

 

                                                     

 

Il Ciborio venne costruito anche per ospitare il miracoloso Crocifisso, dipinto da San Giovanni Gualberto (fondatore dell’ordine dei Vallombrosani), e Piero dei Medici si rese disponibile nel 1447 a finanziare la costruzione dando incarico all’architetto Michelozzo del progetto.

 

Il crocifisso nel 1671 fu trasferito in Santa Trinita che è sotto giurisdizione Vallombrosana.

 

Non mi dilungo nel racconto dei restauri e propongo invece qualche foto fatta per l’occasione.

 

Carlo Biancalani

 

Per chi è interessato segnaliamo il sito www.sanminiatoalmonte.it dove si trovano gli innumerevoli eventi per i festeggiamenti dei 1000 anni di san Miniato al Monte. 

29-04-2018
NOVITÀ AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE


Novità al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Venerdì 6 aprile Stefano Casciu, Direttore del Polo Museale della Toscana, Mario Iozzo e la Curatrice della Sezione Etrusca del Museo, G. Carlotta Cianferoni, insieme a Simonetta Brandolini d’Adda dei Friends of Florence, hanno aperto le nuove sale dedicate al Vaso François, al Sarcofago delle Amazzoni e ai Bronzetti greco-romanirealizzate grazie alla generosa donazione di Laura e Jack Winchester, liberalmente offerta al Museo Archeologico Nazionale.
Per me è stato un evento importante perché il Vaso Francois fa parte dei miei ricordi di infanzia, una delle prime cose che il babbo Ottavio mi portò a vedere una domenica quando ancora avevo i pantaloni corti, un avvenimento che come tutte le visite ai musei fatte col babbo mi sono rimaste impresse nella memoria.
Il celebre Vaso François, capolavoro dell’arte vascolare greca è statocollocato ora in una nuova sala, in una nuova vetrina, con un allestimentodi fregi retroilluminati, con apparato didattico bilingue (in italiano e in inglese) e con due postazioni informatiche nelle quali i visitatori possono scorrere le immagini, approfondire i miti, le saghe e le storie degli antichi dei ed eroi della Grecia classica e della Guerra di Troia, scoprendo così quale fu il fascino che il Rex Vasorum (il Re dei Vasi) esercitò sugli aristocratici etruschi della potente città di Chiusi, che tra il 565 e il 550 a.C. lo acquistarono e lo posero in una grande tomba a sette camere.
Accanto al grande cratere solo ora, sono esposti Ergotimos e Kleitias due vasi figurati (della bottega del pittore Lydos) che solo recenti ricerche d’archivio hanno individuato come possibili elementi del corredo funerario di cui il Vaso François faceva parte. Uno di essi raffigura il Giudizio di Paride sulla bellezza delle tre dee Era, Atena e Afrodite, mito all’origine della Guerra di Troia che va a completare il ciclo mitologico della saga, integrandolo così con la parte iniziale della storia.
Il Direttore del Museo, Mario Iozzo, ha realizzato la guida del Vaso François, dettagliata e ampiamente illustrata destinata al pubblico anche non specialistico, disponibile sia in italiano che in inglese.

   
Il rinnovamento dell’apparato espositivo riguarda anche il Sarcofago delle Amazzoni, esempio unico al mondo di sepolcro di marmo dipinto (350 a.C.), destinato a una aristocratica dama di Tarquinia, nonna di un alto magistrato che l’ha onorata commissionando la splendida sepoltura anch’esso corredato di un nuovo apparato didascalico e didattico in doppia lingua, chiaro e comprensibile a tutti, che illustra le scene figurate e traduce le iscrizioni incise sulla sua superficie, spiegando anche il motivo per cui sono doppie. Due postazioni informatiche offrono ai visitatori la possibilità di scorrere le immagini e di avere approfondimenti (sia in italiano che in inglese) sulle raffigurazioni, la scoperta, lo stile, le pitture e i loro colori, le scene e i miti raffigurati.
Un importante settore che si aggiunge ai capolavori già esposti nella Sezione delle Collezioni, negli splendidi ambienti realizzati all’epoca di Pietro Leopoldo di Toscana, è costituito dalle nuove sale allestite da G. Carlotta Cianferoni e dedicate ai Bronzetti grecoromani. Tre ambienti e undici vetrine che accolgono 180 pregiatissime statuette di bronzo, sia originali greci che copie di età romana, un tempo parti della grande collezione mediceolorenese e in parte restaurate e integrate da artigiani e artisti della loro corte (tra i quali Benvenuto Cellini). Ad esse si accompagnano ritratti di tragediografi, poeti e filosofi greci e parti di grandi statue in bronzo, nonché, a completamento dell’esposizione, statue in marmo e oreficerie che permettono un confronto tra quanto raffigurato su alcune opere in bronzo e gli oggetti reali.
Particolare la storia del Vaso Francois, il nomeè stato attribuito a questo pregevole reperto perché trovato dall’archeologo Alessandro Francois che lo scoprì nel 1845 a Chiusi (archeologo che nonostante il cognome era toscano, fiorentino per l’esattezza), ed è un grandecratere a volute con figure nere di produzione attica, capolavoro della ceramografia arcaica, datato intorno al 570 a.C. Si tratta del più antico cratere a volute attico conosciuto. Le sue dimensioni si sviluppano su un'altezza di 66 cm e un diametro massimo di 57 cm.
I numerosi frammenti del vaso furono rinvenuti dal Francois,l’archeologo già aveva scoperto la famosa tomba di Vulci, nellanecropoli etrusca di "Fonte Rotella" a Chiusi. I cocci del vaso che erano dispersi in due tumuli funerari saccheggiati già in antico e, nonostante ripetute ricerche, non sono mai stati interamente ritrovati, furono inviati a Firenze dove un accurato restauro permise un'ottima ricostruzione dell'oggetto che fu acquisito ed esposto presso il Museo Archeologico Nazionale.
Dopo la prima ricomposizione, il 9 settembre del 1900, il vaso fu vittima della collera di un custode del museo che lo disintegròvilmente in 638 pezzi; si rese necessario quindi un secondo restauro e la conservazione che gli fece tuttavia superare indenne l’alluvione del 1966.
La decorazione comprende la raffigurazione di scene mitologiche o decorative, i cui temi sono incentrati sul ciclo narrativo del personaggio Achille e del padre Peleo (mitico Re di Ftia). Le scene si dispiegano su sette registri sovrapposti. Sono presenti 270 figure e 121 iscrizioni esplicative. La dimensione verticale delle bande decorative è variabile per adattarsi con maestria alla tettonica del vaso e contribuendo così a conferire movimento alla decorazione. La narrazione si dipana linearmente su ciascuna banda, in senso antiorario, senza contrapposizioni antitetiche, fluida e narrativa, priva di ogni rigidità.

Un oggetto da vedere o da rivedere e che potrà certamente suscitare ora, nel nuovo allestimento e con le nuove spiegazioni, emozioni che potranno far rivivere attimi del nostro passato.

Carlo Biancalani

 

04-04-2018
LA RESTAURATA CAPPELLA CAPPONI

Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence ha presentato oggi, alla vigilia del del Giovedì dedicato ai Sepolcri e del Venerdì Santo, la restaurata Cappella Capponi nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze.

La Cappella Capponi è stata interamente restaurata grazie a Kathe e John Dyson, già appartenenti all’associazione Friends of Florence, che per ricordare il loro anniversario di matrimonio con il loro contributo  hanno coperto l’ingente spesa .

Un bel gesto a favore di Firenze che ha potuto così esporre la restaurata pala d’altare della cappella di Japoco Carrucci il “Pontormo” nell’ambito della bellissima mostra che si è da poco conclusa a Palazzo Strozzi sul Cinquecento a Firenze.

auro non ha però solo interessato la famosa deposizione del Pontormo ma il restauratore Daniele Rossi e la sua squadra di collaboratori hanno anche restaurato e sistemato l’intero e armonico complesso dell’intera Cappella come per esempio l’Annunciazione sempre del Pontormo, i lapidei, la cupola e la ripulitura degli affreschi o la splendida cornice lignea del dipinto.

Il lavoro è stato ricco di scoperte e sorprese, le indagini strutturali hanno portato a accertare l’esistenza di una parte di cupola antica, realizzata dal Brunelleschi sopra quella attuale con i mattoni a lisca di pesce, e addirittura l’impronta digitale che potrebbe essere dello stesso Pontormo in quanto lasciata sulla vernice ancora non asciutta proprio per testare il suo stato e soprattutto su quel personaggio, Nicodemo, che Luciano Berti indicò come essere l’autoritratto dell’artista.

Insomma qualcosa che è da vedere o da rivedere perché quello che si presenta agli occhi del visitatore è un piccolo scrigno di eccezionale compostezza e bellezza.

Per chi non fosse a conoscenza l’opera del Pontormo fu commissionata nel 1525 da Lodovico di Gino Capponi, un nobile e ricco fiorentino molto vicino ai Medici, che acquistò la Cappella precedentemente appartenuta ai Barbadori. Il Capponi rinnovò la cappella arricchendola e chiese appunto al Pontormo, già famoso, di realizzare la pala. Il Pontormo, con l’aiuto del suo fidato allievo Bronzino (!) fece lavorò all’opera nella cappella che fece chiudere con paratie perché l’opera non fosse vista e per non essere disturbato.

Il risultato è stato un capolavoro che come è stato scritto appare quasi come la ricerca innovativa di emozioni più che un’opera manierista.

La resa è drammatica e credibile, vi è attonimento e mutismo seppur in un movimento “immobile e statico” come se il tempo avesse colto l’attimo veicolando tuttavia il tema funebre ma anche la speranza o la promessa della resurrezione.

 

Carlo Biancalani

 

28-03-2018
COPERTURA ASSICURATIVA 2018 spese sanitarie.

AVVISO IMPORTANTE

Abbiamo ottenuto una proroga al 23 marzo 2018 della possibilità di confermare la polizza assicurativa con la Sanint. Ricordiamo che, per gli aventi diritto,  in mancanza della lettera, è possibile accedere direttamente al link www.marshaffinity.it/mpsbancatoscana e completare il percorso di rinnovo, seguendo le istruzioni.

Il Consiglio Direttivo

20-03-2018
NASCITA DI UNA NAZIONE tra Guttuso Fontana e Schifano 16 MARZO 22 LUGLIO 2018

Il Direttore Responsabile della rivista Voce Nostra, Dr. Carlo Biancalani,  ci invita tutti a visitare la bellissima mostra d'arte contemporanea, della quale ne anticipiamo alcuni spunti,  in corso di svolgimento a Firenze, Palazzo Strozzi.

 

 

 

 

NASCITA DI UNA NAZIONE

Tra Guttuso, Fontana e Schifano Palazzo Strozzi 16 marzo – 22 luglio 2018

 

Una mostra che racconta una parte di storia contemporanea d’Italia, la parte forse più vicina e a volte incompresa o non amata perché distante dal conservatore ma tesa al futuro.

Una storia della quale siamo intrisi, per ricordi di giovani, adolescenti o bambini che in quel periodo eravamo.

Una mostra che ha l’importanza della memoria che non è solo guerra, campi di concentramento o foibe, ma è anche rinascita con valori spesso incompresi o sottaciuti ma comunque nostri, della società che ci circondava e della quale facevamo parte spesso come figli più che come genitori. Non vale la pena rinnegare quei tempi ma vale invece la pena analizzarli, capirli, accettarli e se del caso modellarli sempre a fin di bene per chi ci seguirà. Quello che la mostra racconta è, almeno in parte, la nostra storia.

 

Arturo Galansino, giovane e capacissimo direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, che appena quarantenne ha fatto di Strozzi in pochi anni uno dei luoghi espositivi più apprezzati d’Italia ma, soprattutto, ha portato a Firenze quello che a Firenze spetta di diritto “l’arte contemporanea” seppur spesso inframezzata da esposizioni, sempre e comunque magnifiche di altri periodi e tanto per citare: Pontormo e Rosso, Ai WeiWei, Bill Viola, da Kandinski a Pollock, tra Van Gogh, Chagall e Fontana, ha presentato anche quest’ultima mostra dando subito spazio alle autorità istituzionali e politiche e allo sponsor per poi passare la parola al curatore Luca Massimo Barbero, attualmente direttore del settore artistico della Fondazione Cini di Venezia e apprezzato critico d’arte.

 

Proprio Luca Massimo Barbero ha detto una cosa che mi è rimasta impressa circa questa mostra che nonostante gli ampi spazi, non può raccontare o dire tutto di questo nostro periodo. Troppe sono le connessioni fra Arte e Cultura, Società e Politica, troppe le connessioni e la ricerca che si è sviluppata in quel periodo ricco di nuovi elementi di comunicazione, cinema , televisione, musica, ecc. che ha reso l’Italia Leader mondiale della creatività e non solo.

 

Luca Massimo Barbero, quasi a scusarsi , ha detto che questa mostra è forse solo una piccola sintesi di un periodo ed ha citato il grande scultore Arturo Martini che in altra occasione ebbe a dire “E’ come voler friggere un uovo al tegamino sulla bocca di un vulcano”, non so se sono le parole esatte ma in sostanza è questo per far capire come sia stato difficile racchiudere in una sola mostra un periodo storico quale l’Italia non aveva da tempo e che ha influenzato quasi fino ad oggi la nostra storia e le nostre menti.

 

La mostra intende mettere a fuoco il rapporto tra l’arte e la cultura, la società e la politica italiana a partire dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta: in particolare, tra “miracolo economico” (1958-1963) e Sessantotto.

 

Nascita di una Nazione intende descrivere la nascita di nuove concezioni artistiche e per fare questo procede per opere e figure emblematiche di quella che allora costituiva l’alterità delle ricerche di avanguardia, e che oggi (come sempre solo dopo) retrospettivamente rileggiamo come il territorio più fecondo ad aver tracciato una via italiana nella contemporaneità.

 

La mostra oltre ad opere di estrema importanza, dipinti, sculture, allestimenti, presenta molti video storici e da un senso reale ai nostri ricordi o all’immaginazione delle nuove generazioni.

 


Questa mostra comunica emozioni  in modo diverso a ciascuno di noi perché
fondamentalmente è un racconto per i giovani e i giovanissimi. La
narrazione ad altre generazioni di un periodo che non è stato da loro
vissuto ma, spesso, solo a volte raccontato dai genitori o dai nonni.
Con occhi molto personali e diversi - in questo anche per le
considerazioni artistiche - la mostra di rivolge invece alle generazioni
che in qualche modo hanno vissuto quel periodo! Non a caso l’inizio
della mostra, con l’enorme opera di  Guttuso  che rappresenta Garibaldi
e la sua guerra ma che in realtà mima altre guerre ben più vicine ed
evoca invece la migrazione di oltre due milioni di persone dal Sud alla
ricerca di lavoro e, spesso, sopravvivenza al Nord è stato affiancato da
bellissimi video prodotti dal mitico Istituto LUCE con Kennedy, Papa
Giovanni XIII, Carosello e anche l’alluvione di Firenze. Momenti
importanti che io, da ragazzo, ho vissuto solo marginalmente ma che per
molti di noi rappresentano pietre miliari della vita. Con questo spirito
è futile dire se la “cacca di autore” in scatola di Piero Manzoni è
arte, espressione o piuttosto provocazione d’epoca. Sempre citando
Arturo Martini che provocatore diceva: l’artista che scolpisce una
venere in marmo può con la stessa arte esprimersi scolpendo una mela.
Il mio è un invito e uno stimolo a visitare la mostra con serenità per
ricordare ma anche per rivedere le considerazioni che spesso abbiamo
costruito in noi stessi pregni di una cultura che giusta o sbagliata che
fosse era costruita su valori che spesso ora ci vengono negati.

Carlo Biancalani

17-03-2018
Convegno O.P.S.E.

Pubblichiamo volentieri i risultati del Convegno OPSE, "La Toscana negli anni della crisi. Confronto con Regioni Europee" organizzata con il contributo del Dr. Ferdinando Berti. che ringraziamo.

 

 

 

 

Buongiorno,

desidero ringraziare l'Associazione Pensionati Banca Toscana, al Direttore della Rivista "Voce Nostra" per aver voluto mettere sul proprio sito la locandina relativa all'incontro che O.P.S.E. ha tenuto ieri mattina sulla Toscana presso la Sala ex Leopoldine, Piazza Tasso, 7 - Firenze.

Non disponendo di tutte gli indirizzi mail dei colleghi che fanno parte degli Organi Direttivi dell'Associazione, invio i ringraziamenti all'indirizzo di posta dell'Associazione e quella dei colleghi dei quali ne dispongo.

Grazie veramente anche ai colleghi che, nonostante la giornata gelida, hanno voluto ascoltare le considerazioni svolte dai componenti il "gruppo".

Per chi è interessato a conoscere le sintesi delle analisi presentate dai singoli relatori, segnalo - al momento - il sito www.gonews.it. Allego comunque il comunicato stampa finale ed una foto.

Dovrebbe comunque uscire il comunicato stampa anche su qualche quotidiano cittadino, qualche radio e qualche Tv (es. TV Gold).

Quanto emerso dalle indagini svolte è la realtà sul quale sta "navigando" la nostra Regione: ci sono ancora tante spine da risolvere, tante realtà da finire di scoprire (malavita), tanti nodi di Aziende, decisive per la sopravvivenza di interi territori (es.Acciaierie di Piombino, Magona d'Italia, etc.), da sciogliere in maniera definita e favorevole al "lavoro". In prospettiva l'Osservatorio effettuerà l'esame di vari territori della nostra Regione, i cari e noti "distretti" per mettere "a nudo" la realtà e fornire proposte e suggerimenti di ripartenza.

Grazie di nuovo, buona giornata a tutti e alla prossima Assemblea.

Con i migliori saluti,

Ferdinando Berti

 OPSE – Osservatorio Permanente Socio Economico

La Toscana negli anni della crisi. Confronto con le Regioni Europee.

Firenze 27 febbraio 2018 – Sala ex Leopoldine, Piazza Tasso, 7

I relatori del convegno hanno messo alla luce i dati, le conseguenze e gli effetti della crisi nella nostra Regione, parlando della storia economica del nostro territorio, della forte vocazione artigianale e industriale, in rapporto ai paesi e alle regioni europee.

Il dott. Ferdinando Berti ha evidenziato le difficoltà che persistono nel ciclo economico della Toscana. Il fattore più colpito è chiaramente il lavoro. La ripresa del ciclo oltre ad essere molto lenta, non ha purtroppo ancora basi solide. Gli interventi attuati sono ancora purtroppo pagliativi rispetto alla cura necessaria a livello di sistema economico locale e mondiale. E’ necessaria una vera nuova rivoluzione economica, un cambiamento di rotta a 180°, per salvare quello che ci è stato dato in uso e non in proprietà: il nostro territorio. Sono necessari robusti interventi di politica keynesiana per cercare di riportare un po' di equilibrio in un contesto che definire “medioevale” è un complimento.

Il prof. Nigro ha ripercorso la grande storia economica toscana, dalla primaria vocazione agricola della regione, alle riserve minerarie delle Colline Metallifere e dell’isola d’Elba, alla via Volterrana del sale, all’attività tessile e della produzione dei cappelli di paglia di Firenze. Rileva come, indubbiamente, la  formazione culturale e tecnica dei giovani dovrà essere più forte e aggiornata per superare la crisi economica toscana.

Il dott. Alessandro Valentini, Responsabile dell’Ufficio Territoriale Istat per la Toscana, Marche e Umbria, riporta che la Sede Istat ha confrontato un set di indicatori statistici con quelli delle altre regioni europee: ne emerge che all’inizio della crisi economica (2008) l’asse di somiglianza della Toscana si collocava nella Mittle Europa, mentre in periodi recenti il profilo si è avvicinato a quello di alcune aree settentrionali della Spagna, delle regioni della Finlandia e della Svezia.

Il tasso di crescita delle imprese evidenzia un marcato rallentamento in corrispondenza delle due fasi recessive (2008-2009 e 2012-2013), ed una dinamica più sostenuta durante la ripresa dal 2014 in poi. L’andamento si è attestato al +0,7% fra il 2008 e il 2017, e dunque ad un livello sensibilmente inferiore rispetto ai valori pre-crisi (+1,4% la media annua relativa al settennio 2000-2007). Particolarmente critica appare, la situazione delle imprese artigiane. La demografia imprenditoriale della regione è stata trainata soprattutto dalle aree urbane: fra il 2008 e il 2016, il tasso di crescita imprenditoriale è infatti cresciuto del 7,3% nei sistemi locali del lavoro dei comuni capoluogo, e del 2,7% nei restanti sistemi locali. Una crescita più sostenuta è stata inoltre rilevata nei sistemi locali non manifatturieri ed in quelli caratterizzati da una maggiore vocazione all’export. Nel 2017 le nuove iscrizioni sono così scese sotto quota 25mila , toccando un minimo storico e penalizzando soprattutto le iniziative imprenditoriali avviate da giovani. Persistono difficoltà soprattutto per le imprese più piccole: l’occupazione delle micro-imprese ha continuato a diminuire fino al 2016, evidenziando una marginalissima inversione di tendenza solo nel 2017.

 

La Prof.ssa Maria Pia Maraghini, quale sintesi  delle tre Università Toscane, ha precisato che rende sempre più urgente ed indispensabile l’attivazione di continui ed efficaci processi di innovazione, i quali fanno emergere la necessità di instaurare un differente rapporto tra mondo della ricerca e tessuto produttivo. In Toscana, questi devono tener conto della natura di imprese spesso piccole, sottocapitalizzate e perlopiù operanti in mercati tradizionali, che è propria del tessuto economico regionale, non sempre in grado di assorbire o sviluppare la ricerca di eccellenza prodotta negli Atenei.

Guglielmo Barone, responsabile della Divisione di analisi e ricerca economica della Sede di Firenze della Banca d'Italia, ha relazionato sulle dinamiche del credito alle imprese. Con l'avvio della grande crisi il tasso di crescita dei finanziamenti alle imprese si è ridotto fino a diventare negativo durante la crisi dei debiti sovrani. Il credito è poi tornato a crescere tra il 2015 e il 2016 per stabilizzarsi nel periodo più recente. Tali andamenti sono il risultato di politiche dell'offerta caratterizzate da un'intonazione prudente dall'inizio della crisi fino al 2013-2014 e da una sostanziale neutralità successivamente; tali politiche sono state anche la reazione alla via via crescente rischiosità del credito.

 

Relatori: Dott.ssa Bianca Maria Martelli, ex direttrice di Istat Toscana e Marche, presidente OPSE; Dott. Ferdinando Berti, economista e portavoce OPSE; Prof. Giampiero Nigro, Presidente Associazione Storici Eonomici Europei, già Preside della Facoltà di Economia e Pro-Rettore dell’Università degli Studi di Firenze; Dott. Alessandro Valentini, Direttore Istat Toscana, Umbria e Marche; Dott. Riccardo Perugi, economista; Prof.ssa Maria Pia Maraghini, docente dell’Università degli Studi di Siena; Dott. Guglielmo Barone, Responsabile Ufficio Studi Banca d’Italia in Toscana; Col. Pierluigi Sozzo, Comandante di Stato Maggiore Guardia di Finanza Italia Centrale; Dott. Stefano Casini Benvenuti, Direttore Irpet; Dott.ssa Nicoletta Matteuzzi, Direttore Sistema Museale del Chianti e Valdarno Fiorentino.

 

28-02-2018
La Toscana negli anni della crisi. Confronto con Regioni Europee.

 

 

Ci è gradito segnalare un interessante evento organizzato dal nostro collega, Dr.  Ferdinando Berti,  per il giorno 27 febbraio 2018.

 

 

OPSE – Osservatorio Permanente Socio Economico

 

 

 

La Toscana negli anni della crisi. Confronto con Regioni Europee.

 

 

 

 

 

Martedi 27 febbraio 2018 ore 9,00

 

Sala ”Ex Leopoldine”

 

Piazza Tasso, 7 - Firenze

                           

 

 

Programma

 

9,00 - Registrazione dei partecipanti

9,15 -  D.ssa Bianca Maria MARTELLI, ex Responsabile Ufficio Territoriale Istat per la Toscana e l’Umbria, Presidente OPSE

Apertura dei lavori

 

9,20 - Dr. Ferdinando BERTI, Economista, Portavoce OPSE

Considerazioni introduttive e coordinamento dei lavori

 

9,30 - Prof. Giampiero NIGRO, Direttore Scientifico dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “Francesco Datini” - già Preside della Facoltà di Economia e Pro-Rettore dell’Università di Firenze

La lezione della Storia: cenni sulla formazione economica della Toscana

 

9,50 - Dr. Alessandro VALENTINI, Responsabile Ufficio Territoriale Istat per la Toscana, le Marche e l’ Umbria

Raffronti significativi nel decennio e con Regioni Europee

 

10,10 - Dr. Riccardo PERUGI, Economista

Evidenze emergenti tra le PMI Toscane

 

10,30 - Prof.ssa Maria Pia MARAGHINI, Docente Università di Siena

Collaborazione tra Università e tessuto produttivo in Toscana

 

10,50 - Dr. Guglielmo BARONE, Responsabile Ufficio Studi Banca d’Italia, Toscana

         Il credito in Toscana: recenti dinamiche

 

11,10 - Dr. Stefano CASINI BENVENUTI, Direttore Irpet

Considerazioni sulla Toscana di oggi e di domani

 

11,30 - D.ssa Nicoletta MATTEUZZI, Coordinatore scientifico del sistema museale del Chianti e del Valdarno fiorentino

Alcuni tesori simbolo e altri tesori nascosti nella nostra Toscana

 

11,50 – Brevi interventi programmati e domande da parte dei partecipanti

 

12,30 - Dr. Ferdinando BERTI

Considerazioni conclusive e chiusura dei lavori

 

Di seguito riportiamo alcune note esplicative:

O.P.S.E. – Osservatorio Permanente Socio Economico

 

L’Osservatorio nasce dalla variazione della denominazione del precedente Gruppo “SanDonato”, costituito dall’ Economista dr. Ferdinando Berti nell’autunno del 2014, quando convocò la prima riunione presso la stupenda Pieve di San Donato in Poggio, a Tavarnelle in Val di Pesa (Chianti).

All’incontro aderirono economisti, economisti aziendali, sociologi, statistici, storici economici, tutti autorevoli esperti nel proprio campo. Si tratta di professionisti che erano stati colleghi di studio, o conoscenze acquisite durante il percorso lavorativo o contattate in quanto ritenute particolarmente competenti in specifici campi.

Nell’autunno 2016 è stato presentato il primo studio svolto dal Gruppo: “Come sta e dove va il Chianti?”. Una scelta naturale per un territorio noto in tutto il mondo e con un forte grado di omogeneità settoriale, pur con peculiari ed originali ambiti di attività. L’evento risultò un successo al là di qualsiasi più rosea aspettativa (su internet i resoconti giornalistici dell’epoca). All’evento avevano aderito anche Enti quali Istat, Ice, Unioncamere Toscane, Irpet, Università di Firenze, Università di Pisa, Università di Siena, Associazione Storici Economici Europei, Storici dell’Arte.

Successivamente hanno dato la loro disponibilità: Inps Regionale, Banca d’Italia Toscana, Comando Guardia di Finanza Italia Centrale.

La presenza di tutte queste professionalità consente a O.P.S.E. di effettuare una approfondita analisi dei territori, con visioni del tutto originali e complementari, rendendo possibile una analisi a 360°, e riuscendo a coordinare ragionamenti complessivi con indagini tra di loro complementari. In sintesi una verifica approfondita con investigazioni nei settori di maggiore interesse.

L’ulteriore scopo dell’Osservatorio è di verificare e sollecitare la nascita, nei vari distretti, di realtà - condotte da giovani laureati delle nostre 3 Università e diplomati delle nostre Scuole Superiori – che delineino e concretizzino attività in comune tra le imprese presenti nei singoli “distretti” o “bacini di gravitazione” presenti sul territorio toscano.

Adesso - martedì mattina 27 febbraio 2018 alle ore 9,00 presso la Sala ex Leopoldine , Piazza Tasso, 7 – Firenze -   vengono presentate le analisi sulla Toscana, con gli interventi indicati in Agenda.

Auspichiamo di sollecitare un dibattito sui vari temi sul tappeto e che riguardano aspetti di fondamentale importanza per la vita della nostra Regione e, soprattutto, per le prospettive che vengono disegnate per le generazioni future.

 

23-02-2018
VARIAZIONE PENSIONI 2018

 

  PREVIDENZA              a cura di gb/

 

Pensioni

 

Dopo due anni di stop, nel 2018 sarà applicata la perequazione, cioè quel meccanismo per rivalutare annualmente l’importo in base all’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (Indice Foi). Si  tratta di aumenti veramente modesti in quanto l’indice Istat provvisorio per il 2018 è pari a +1,1% e, quest’anno viene recuperata la differenza dello 0,1% relativo ai ratei di pensione dell’anno 2015 , che doveva essere recuperato nel 2016, rinviato al 2017,  e recuperato quest’anno.

Riporto la tabella con le variazioni delle pensioni contenuta nella circolare 186/2017 dell’Inps relativa appunto al rinnovo delle pensioni per il 2018.

 

 
           
                       Rivalutazione pensioni anno 2018   Fasce di  
  Fasce importi lordi Variazioni Rival/ne garanzia  
  Fino 1.505,67                          ( 1)   100% 1,10% 1.522,23  
  Da  1.505,67 fino a  2.007,56  (2) 95% 1,05% 2.028,54  
  Da  2.007,56 fino a  2.509,45  (3) 75% 0,83% 2.530,15  
  Da  2.509,45 fino a  3.011,34  (4) 50% 0,55% 3.027,90  
  Oltre 3.011,34  senza limiti       (5) 45% 0,50%    
           

 

Legenda

(1) Fino a 3 volte il trattamento minimo – (2) Da 3 a 4 volte il trattamento minimo

(3) Da 4 a 5 volte il trattamento minimo – (4) Da 5 a 6 volte il trattamento minimo

(5) Oltre 6 volte il trattamento minimo – Trattamento minimo = 501,89

 

Le fasce di garanzia sono applicate quando, calcolando la perequazione con la percentuale della fascia, il risultato ottenuto è inferiore al limite della fascia precedente perequato. Il trattamento minimo 2017 è pari ad € 501,89; quello del 2018 ad € 507,42.

 

                              Pensioni di reversibilità

 

Riporto la tabella con gli scaglioni e le percentuali delle riduzioni da applicare quest’anno se il beneficiario ha altri redditi (Legge 395/1995 – Legge Dini).

 

 

        Pensionato   con   altri   redditi

Riduzione

Fino  ad  Euro   19.789,38

 

Nessuna

Da  Euro  19.789,38  fino  ad  Euro  26.385,84

25%

Da  Euro  26.385.84  fino  ad  Euro  32.982,30

40%

Oltre    Euro    32.982,30

 

50%

 

Dette riduzioni non vengono applicate se il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli, minori, studenti o inabili, individuati secondo la disciplina dell’assicurazione generale obbligatoria.

Giancarlo Ballerini

 

28-12-2017
La Pala d'Altare di Giovanni della Robbia

Riceviamo e, volentieri, Vi proponiamo una nuova pubblicazione del Direttore della Rivista Voce Nostra Carlo Biancalani, che sicuramente riscontrerà il gradimento di noi tutti. 

 

LA PALA D’ALTARE DI GIOVANNI DELLA ROBBIA

MADONNA COL BAMBINO E SANTI” DI SANTA CROCE

RESTAURATA GRAZIE A FRIENDS OF FLORENCE

Il 14 dicembre è stato presentato il restauro conservativo della pala in terracotta invetriata di Giovanni della Robbia che torna visibile nella cappella Pulci Berardi della Basilica di Santa Croce.

Un restauro veloce ma particolarmente accurato che ha visto i restauratori impegnarsi non solo nella pulitura ma anche nello studio, nel consolidamento, nel ripristino e in alcuni casi nel completamento con le tecniche ora a disposizione (puntinatura, rifacimento con resine movibili, ecc) della bellissima e pregiata robbiana.

 

La pala d’altare, raffigurante la Madonna col Bambino e santi, è databile agli anni Venti del Cinquecento e fu commissionata per il convento femminile domenicano di Santa Lucia di Camporeggi, posto vicino a San Marco, soppresso nel 1808. Un convento di fede savonaroliana, cui ben si adatta la scelta di un’opera di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529), la cui famigliaera profondamente legata alla spiritualità del frate ferrarese.

In Santa Croce, dove pervenne nei primi anni dell’Ottocento, la pala fu collocata negli sguanci della finestra della cappella Pulci Berardi, nel transetto sinistro. Smontata e ricollocata sopra l’altare che venne avanzato, fu lambita da acqua mista a fango nel corso dell’alluvione del 1966. I segni del livello dell’Arno sono visibili ancora oggi sul retro della predella.

 

La pala è di notevoli dimensioni, altezza mt. 250 e larghezza mt. 1,82. La Madonna in trono è affiancata da angeli e santi: a sinistra Giovanni Evangelista, riconoscibile per l’aquila, stringe un calice da cui fuoriesce una serpe alata o drago, riferimento alla Legenda Aurea secondo la quale il santo bevve da una coppa avvelenata rimanendone illeso. A destra Maria Maddalena ha un vasetto di unguenti e il Libro, simbolo di conoscenza. Gli angeli della parte superiore sostengono una corona sopra la testa di Maria, e superiormente appare la colomba simbolo dello Spirito Santo.

I due piccoli angeli alle spalle di Giovanni e della Maddalena recano vasi in cui in origine probabilmente venivano inseriti fiori in stoffa o candele. Alla base del trono il testo riporta la prima parte dell’antifona mariana del Regina Caeli: “REGÍNA CAELI LAETÁRE, ALLELÚIA. QUIA QUEM MERÚISTI PORTÁRE, ALLELÚIA. RESURRÉXIT, SICUT DIXIT, ALLELÚIA. ORA PRO NOBIS DEUM, ALLELÚIA”.

La predella raffigura la Vergine annunciata e l’Angelo annunciante uniti da un vaso di fiori e i santi Domenico e Lucia, a sinistra e Tommaso d’Aquino e Caterina d’Alessandria, a destra.

Il restauro effettuato sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e leProvince di Prato e Pistoia è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Friends of Florence che ha trovato egli sponsor californiani.  ...

Carlo White.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

19-12-2017
NOTA IMPORTANTE

L'IBAN dei conti correnti di molti Soci, a seguito della chiusura di varie Filiali è variato. Invitiamo i medesimi a comunicare all'Associazione il loro nuovo IBAN sul quale poter addebitare annualmente la quota sociale. Ricordiamo di segnalare anche le variazioni di indirizzo, telefono fisso e cellulare al fine di avere sempre aggiornato il relativo schedario: se disponibile, anche l'e-mail.

Segnaliamo che è stato ripristinato il vecchio numero telefonico 055 282925 e che il FAX non è più operativo.

Potete comunicare con la nostra Associazione, oltre che telefonicamente ogni mercoledì mattina, anche mediante l'E-mail info@pensionatibt.it  tutte le volte che ne avete necessità.

Potete trovare VOCE NOSTRA in formato digitale sul sito www.pensionatibt.it dal nr. 165 - Settembre 2016 in poi.

A tutti Voi giunga il nostro più caloroso augurio di  Buon Natale e di  Felice Anno Nuovo.

 

Il Consiglio Direttivo.

16-12-2017
Al canto del foco .... aspettando il Natale

 

 

Sabato 2 dicembre 2017, a partire dalle ore 15

Presso la Sede del Cral già Banca Toscana – Via Giovanni del Pian dei Carpini, 25 - Firenze

 

Al canto del foco….

….. aspettando il Natale

 

Ricordate: Ucci ucci, sento odor di cristianucci! O ce n’è, o ce n’è stati, o ce n’è di rimpiattati!

La Compagnia delle Seggiole ci farà rivivere antiche emozioni, quando al canto del foco gli anziani si rivolgevano agli esterrefatti bambini con fantasiose quanto educative novelle. Queste emozioni vogliono essere il “nostro” regalo di Natale per i Soci. (ore 17,30)

Seguirà un momento richeativo-sportivo comprende un minitorneo di calcetto (inizio ore 15), un mercatino con idee per i regali di Natale (piccoli oggetti artigianali e le nostre Proposte di Lettura, dalle 15 alle 19), biliardino e … inaugurazione del tavolo da ping-pong.

Poi … i droni nel campo di calcetto; ... forse un'anticipazione dello sport del futuro?

Metteremo a dimora una pianticella che viene da Monte Morello, dono de La Racchetta a testimoniare la riconoscenza della “montagna” verso coloro che “insieme … incontri con il cuore”, hanno consentito alla Racchetta di acquistare un defibrillatore e formare adeguatamente i sui operatori.

Al termine del programma (ore 19), merenda/cena con i prodotti di stagione offerta dai volontari de La Racchetta: fettunta e fagioli con l’olio novo, salsicce, caldarroste e vin brulé.

Termineremo tutti insieme con un brindisi di auguri per un Buon Natale e Serene Festività.

I partecipanti sono invitati a lasciare un piccolo contributo a titolo di partecipazione alle spese sostenute da La Racchetta per l’allestimento della merenda/cena.

Per la migliore organizzazione dell’iniziativa, per quanto non impegnativa, vi chiediamo di segnalarci la presenza mediante la scheda (Prenota Adesso).

Sarà ben accetta la partecipazione non solo dei familiari ma anche degli amici!

 

 

26-11-2017
CHIOSTRINO DEI VOTI di Carlo Biancalani

 

 

A FIRENZE IL CHIOSTRINO DEI VOTI IN SANTISSIMA ANNUNZIATA FINALMENTE  COMPLETATO  IL RESTAURATO

 

Meno male che ci sono gli Americani!” E’ così che Antonio Natali, già Direttore della Galleria degli Uffizi, storico dell’arte, scrittore e studioso, curatore fra l’altro di molte  mostre fra le quali l’ultima in corso e bellissima ora in corso a Palazzo Strozzi sul “’500 fiorentino”, ha iniziato il suo commento sul restauro del Chiostro dei Voti.

Infatti solo grazie agli “stranieri” - ovviamente non quelli dei tour scappa e fuggi -che molto più dei fiorentini e degli italiani,  viaggiano leggendo le guide e che sono abituati ad osservare oltre che a vedere e guardare (n. 1)si è potuti giungere al termine di questo lungo restauro.

Dopo un meticoloso restauro durato quattro anni il Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata di Firenze torna a mostrarsi nel pieno della sua bellezza.

Il Chiostrino dei Voti si trova all’interno della Basilica della Santissima Annunziata: il santuario mariano è una delle 10 chiese fiorentine che appartiene Fondo Edifici di culto del Ministero dell’Interno la cui missione è quella di assicurare la tutela, la valorizzazione, la conservazione e il restauro dei beni di sua proprietà ha spiegato Anna Mitrano, che ama la nostra città e che è stata a lungo Presidente dell’Opera del Duomo.

I lavori sono stati effettuati sotto la Direzione lavori del Comune di Firenze con l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza.

L’intervento agli affreschi e a tutto l’apparato decorativo, realizzato dal 2013 al 2017, è stato reso possibile grazie a una donazione di 467.000,00 € da parte della Fondazione non profit Friends of Florence, gli Americani appunto.

Luogo ricco di capolavori e di storia, il Chiostrino dei Voti, è stato realizzato su disegno di Michelozzo a partire dal 1447, ed è considerato la culla della maniera fiorentina: il nome deriva dagli ex-voto alla Vergine Annunziata che un tempo erano donati ed esposti proprio qui. Il ciclo pittorico, è costituito da dodici lunette affrescate realizzate da alcuni dei più importanti artisti attivi a Firenze fra Quattro e Cinquecento: in particolare, oltre ad Alessio Baldovinetti che realizzò nel 1460 l’Adorazione dei Pastori, vi lavorarono Pontormo, Rosso Fiorentino e il loro maestro Andrea del Sarto. A caratterizzare inoltre l’ambiente concorrono anche una decorazione costituita da un fondo a stemmi, griglie e grottesche eseguita tra il 1510 e il 1514 da Andrea Feltrino, e svariati elementi lapidei, quali colonne, portali, stemmi, il bassorilievo della Madonna della Neve (attribuito a Luca della Robbia) e il busto di Andrea del Sarto.

La Presidente di Friend of Florence, Simonetta Brandolini d’Adda, ha spiegato come questo restauro ha consentito di salvaguardare un intero luogo del complesso della Santissima Annunziata riconosciuto come fondamentale per la città e per la storia dell’arte mondiale. Nei suoi affreschi si conserva l’origine di quella maniera moderna che ha ispirato per secoli artisti e devoti.

È importante che siano mantenute alte l’attenzione e la cura non soltanto del luogo, ma dell’intera Piazza della Santissima Annunziata affinché sia possibile conservare questi capolavori di Firenze per gli anni a venire, mantenendone decoro, sicurezza e pulizia.”

 

IL RESTAURO DEL CHIOSTRINO DEI VOTI

 

Il ciclo pittorico, costituito da dodici lunette affrescate, è da sempre stato considerato la culla del manierismo fiorentino in quanto ospita opere dei più importanti artisti di quella corrente, che lavorarono sotto la guida di Andrea del Sarto.  

  

                                     

 

 

L’ambiente è inoltre caratterizzato, nella parte alta del chiostro, da una decorazione costituita da un fondo a stemmi, griglie e grottesche eseguita tra il 1510 e il 1514 da Andrea Feltrino, e da svariati elementi lapidei, quali colonne, portali, stemmi, il bassorilievo della Madonna della Neve (attribuito a Luca della Robbia) e il busto di Andrea del Sarto.

Le vicende conservative di questo importante apparato decorativo possono essere ricondotte principalmente a due fattori determinanti: il primo la sua specifica ubicazione in un ambiente originariamente aperto e il secondo il fatto di appartenere ad una delle basiliche più importanti e frequentate della città, quella che divenne dopo San Marco, legata alla famiglia Medici, la Chiesa più ricca e facoltosa della città.

Come accade in generale a tutte le pitture murali di ambienti simili, ha comportato, nel tempo, il verificarsi di solfatazioni, imbianchimenti, distacchi di varia entità, oltre al normale accumulo di materiali incoerenti e depositi superficiali.

Nel caso specifico più volte in passato sono stati presi provvedimenti per limitare il degrado di queste importanti pitture (nel 1833 furono chiusi gli intercolunni a spese del Granduca Leopoldo e nel 1913 furono realizzate la bussola e il lucernario rimuovendo di conseguenza le imposte di legno e cristalli) senza tuttavia ottenere risultati stabili e duraturi.

Per quanto riguarda il secondo fattore determinante per lo stato di conservazione, va tenuto conto che questo luogo è sempre stato il passaggio obbligato per l’accesso alla basilica, il cui particolare carattere devozionale, non si è mai interrotto nei secoli.

Com’è noto era pratica comune esporre all’interno della chiesa e nel chiostro grande ex voto di ogni tipo, corredati di lampade a olio e candele in offerta alla Vergine ed è noto anche che nel 1630 si procedette ad un primo sistematico spostamento degli ex voto dal Chiostro grande all’atrio, che così prese appunto il nome di Chiostro dei Voti,( soprattutto in corrispondenza della lunetta non dipinta del alto destro, ai lati della tavola del Beato Angelico che all’epoca occupava tale zona.)

Con questo spostamento la pratica di accendere lampade votive passò quindi in questo luogo favorendo lo scurimento degli affreschi e causando anche numerose lesioni per appendere sia gli ex voto che le lampade.

Tale usanza divenne sempre più radicata e invadente, tanto che, nel 1785, il granduca Pietro Leopoldo ordinò la rimozione di tutti gli ex voto che vennero poi bruciati in piazza.

L’importanza religiosa della basilica e il livello qualitativo delle pitture hanno comportato inoltre nei secoli una particolare attenzione rivolta alla tutela e alla continua manutenzione. Ma il susseguirsi di tali interventi  ha prodotto esiti discutibili e spesso conseguenze negative.

L’alternarsi di restauratori e manutentori che venivano periodicamente chiamati a “rinfrescare” le pitture mediante l’utilizzo di sostanze organiche (beveroni) in grado di attenuare gli imbianchimenti e gli offuscamenti provocati dall’umidità di risalita e di condensa, ha comportato infatti la saturazione del colore che, reso meno poroso, è diventato soggetto ad ancor più gravi fenomeni di esfoliazione e degrado.

Ma è sul finire degli anni ’50 che il ciclo subisce l’intervento più traumatico e cioè il distacco di tutte le lunette (nonché dei tondi con Profeti dipinti da Andrea Feltrino e delle pitture attribuite al Baldovinetti nelle bifore della parte alta).

 

                                                                   

                                                  

 

Per la loro conservazione nel 1957 si iniziò con la tecnica degli strappi degli affreschi. Le prime lunette strappate furono pulite solo sommariamente (a causa di esfoliazioni e sollevamenti del colore) e preconsolidate con resina polivinilica (Vinavil), all’epoca ritenuta affidabile e inalterabile.

Negli stacchi del ’65 la pulitura risulta ancora molto sommaria, eseguita con acqua satura di ammonio carbonato solo sulle zone maggiormente coese, si riscontra ancora l’uso di resina polivinilica per il preconsolidamento del colore ma per l’adesione delle tele a tergo si recupera la metodologia più tradizionale con caseinato di calcio. Si sostituiscono infine i supporti in masonite con i più moderni e stabili in vetroresina. Malgrado i tentativi di perfezionare la metodologia si ha l’impressione che l’intera campagna di stacco abbia creato non pochi problemi.

La documentazione fotografica in bianco e nero, presente all’Archivio Fotografico della Soprintendenza, precedente agli strappi evidenzia in molti casi perdite o comunque assottigliamento della materia originale. Gli strappi sono in generale molto sottili, indice di un lavoro difficile ed ostacolato da molte e negative variabili.

A tutto ciò si sommavano quasi mezzo secolo di incuria, di depositi di polvere, di squallore e di decadimento di tutto l’ambiente. Solo nel 2008 era stato effettuato un intervento di studio e di manutenzione sulla Visitazione del Pontormo con un finanziamento privato.

 

                                                     

 

In quell’occasione la campagna di indagini diagnostiche aveva fornito importanti informazioni sui materiali impiegati nel restauro e sulle difficoltà che si sarebbero incontrate in fase di lavoro. Purtroppo, non avendo la possibilità di intervenire su tutto il ciclo, fu deciso di non procedere ad una pulitura definitiva per non creare uno squilibrio nel contesto generale. Nel 2013, grazie al finanziamento di Friends of Florence, è iniziato il recupero di tutto l’apparato decorativo del Chiostro (elementi pittorici e lapidei).  Lavoro è stato particolarmente lungo e meticoloso. Il restauro del Chiostro dei Voti ha occupato in modo quasi continuativo quattro anni di attività di 3 restauratori e di loro coadiuvanti.

 

Note:

1   - Vedere: dal latino Videre, cogliere con gli occhi, quindi con la percezione visiva;

    - Guardare: dal francone Wardon, stare in guardia, soffermare lo sguardo su qualcosa, spesso a scopo difensivo;

    -  Osservare:  dal latino observare, comp. di ob- e servare “serbare, custodire, considerare”

 

 

Carlo Biancalani

01-11-2017
DIGITAL BANKING

Poichè la banca MPS sta migrando il servizio di Internet Banking nel nuovo e più moderno Digital Banking, riteniamo di far cosa utile inserire nella sezione DOCUMENTI un piccolo vademecum per effettuare l'accesso e le variazioni da effettuare, con un po' più di informazioni. Al seguente link potete trovare anche il video relativo del MPS: 

https://youtu.be/bu4sMvMbWUE

 

Associazione Pensionati Banca Toscana

 

22-08-2017
IL CROCIFISSO DEL SANGALLO

 

 

 

 

Il Crocifisso del Sangallo

 

 

Il Crocifisso, datato fra il 1480 e il 1500, è attribuito ai fratelli Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo, famosi architetti e scultori fiorentini. Si tratta di uno spettacolare prodotto della bottega dei Sangallo, una delle più¹ rinomate scuole di artisti del periodo, che aveva già  prodotto opere del tipo.

 

Il Crocifisso era all'origine nella chiesa di San Iacopo tra i Fossi a Firenze (ora chiesa Evangelica vicino all'incrocio fra Via Verdi con Via dei Benci). Dopo la interdizione della chiesa nel 1849, il Crocifisso, assegnato all'Accademia, fu collocato nel vestibolo della Cappella dei Pittori. Di questo straordinario ambiente ha la titolarità  l'antica Accademia delle Arti del Disegno, proprietaria delle opere d'arte ivi contenute.

 

Nell'Ottocento, il Crocifisso fu totalmente ridipinto con una coloritura marrone scuro, a simulare il bronzo, considerato allora materiale più¹ nobile. Il restauro, promosso a seguito di un concorso da Friends of Florence, ha riportato l'opera che nel frattempo era malamente stata attaccata dai tarli, ad un rinnovato splendore. La policromia originale è stata in gran parte recuperata, in particolare le vene e i rivoli di sangue, realizzati direttamente dall'intaglio nel legno, e il colore livido delle ferite. Come afferma Giorgio Bonsanti "la figura che alterna parti eseguite con minuta attenzione ai particolari, con altre lasciate assai più sbozzate, il tutto in funzione di un'espressività coinvolgente. La qualità  finale è assolutamente superba"

 

Particolarmente rispondente all'identità  storica dell'Accademia delle Arti del Disegno, fondata nel 1563 dal Vasari nel nome di Michelangelo, è la presenza nel patrimonio artistico dell'Accademia di un'opera della dinastia dei Sangallo, strettamente legata al Buonarroti da numerose connessioni personali e artistiche fra la fine del Quattrocento e la metà  inoltrata del secolo successivo.

 

Il restauro, eseguito da Francesca Spagnoli diplomata all'Opificio delle Pietre Dure, Ãèstato seguito da Giorgio Bonsanti (già soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure e ordinario di Restauro alle Università di Torino e Firenze), responsabile della conservazione del patrimonio artistico dell'Accademia delle Arti del Disegno.

Carlo Biancalani

 

 

 

 

06-06-2017
Mostra del collega Francesco Cecchieri
17-05-2017
Convocazione Assemblea Pensionati Banca Toscana

Nella sezione DOCUMENTI troverete la lettera di convocazione dell'Assemblea dei Pensionati della Banca Toscana del 6 maggio p.v., lettera che sta per essere ricevuta da tutti gli Associati, direttamente al proprio domicilio. Nella stessa sezione troverete i bilanci d'esercizio dell'Associazione e della Dotazione Terrosi al 31/12/2016.

L'Associazione pensionati Banca Toscana

14-04-2017
Polizza sanitaria 2017

Informiamo che nello spazio MODULI E DOCUMENTI troverete IMPORTANTI COMUNICAZIONI inerenti le NORME ed i CONTENUTI sulla POLIZZA SANITARIA per l'anno 2017.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO

21-02-2017
Approvata la nuova riforma della sanità toscana: ecco cosa cambia

È legge la nuova riforma della sanità toscana, approvata la scorsa notte a maggioranza al termine di una seduta fiume del Consiglio regionale proseguita a oltranza per 5 giorni consecutivi. Il provvedimento, che porta a compimento il percorso di riordino sanitario avviato da una prima legge approvata a primavera, al termine della legislatura, punta a una semplificazione del modello organizzativo ora incentrato sulle aree vaste.
Tra i punti cardine c'è infatti l'accorpamento delle dodici aziende sanitarie locali in sole tre aziende, una per ciascuna area vasta (azienda Usl centro, azienda Usl Toscana Nord Ovest, azienda Usl Toscana Sud Est). Il provvedimento cancella la precedente legge e rende così più difficile lo svolgimento del referendum abrogativo per il quale erano state raccolte 55 mila firme.
Dal 1° gennaio, dunque, le 12 Asl diventano 3, sparisce l’esercito di direttori generali, commissari, sub commissari con relativi stipendi. Si riorganizzano i servizi su base territoriale, attraverso le zone distretto e la medicina generale assumerà un peso maggiore nelle scelte. È questa, in sintesi, la sostanza della riforma sanitaria. Si tratta di una legge priva di 56 articoli che svecchiano anche tutti gli organismi e le strutture «di contorno» alla sanità toscana, dal Consiglio sanitario regionale alla commissione terapeutica. La riforma di questi organismi è rimandata a gennaio.

LE TRE NUOVE ASL

  • Nord Ovest: ingloba le ex Asl di Massa, Versilia, Lucca, Pisa e Livorno;
  • Centro: ingloba le ex Asl di Pistoia, Prato, Empoli, Firenze;
  • Sud Est: ingloba le ex Asl Arezzo, Siena e Grosseto.

25 ZONE DISTRETTO

Le tre maxi Asl saranno organizzate per zone distretto. Oggi esistono 32 zone distretto in Toscana: entro 6 mesi dall’approvazione della legge verranno ridefiniti i confini e il numero di queste zone su proposta dei sindaci. Si prevede che le nuove zone distretto, dopo gli accorpamenti, diventino 25. L’Elba resterà una zona distretto indipendente.

COMPITI ZONE DISTRETTO

Le zone distretto avranno rapporti con i medici di medicina generale, con le Rsa, le case di riposo, gli ospedali di comunità, le farmacie; si occuperanno di servizi per anziani, disabili, non autosufficienza, ambulatori, laboratori analisi decentrati, servizi socio-sanitari, sert e così via

I NUOVI DIRIGENTI

Ogni Asl avrà 1 direttore generale, un direttore sanitario, un direttore amministrativo e per la prima volta, un direttore dei servizi socio-sanitari (che avrà rapporti anche con i Comuni) e un direttore della rete ospedaliera. In più è previsto un direttore per ogni zona distretto istituito che avrà il compito di definire le politiche di sanità territoriale e un direttore per ciascun presidio ospedaliero

MEDICI DI FAMIGLIA

Nasce il dipartimento della medicina generale. Si tratta di un organismo composto dai referenti delle Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali nelle quali già oggi sono organizzati i medici di famiglia. Ogni Asl consulterà questo organismo per interventi e decisioni da adottare a livello territoriale. Il dipartimento servirà soprattutto per fare da filtro prima dei ricoveri e per garantire l’assistenza dopo le dimissioni dall’ospedale

DIPARTIMENTO INFERMIERISTICO-OSTETRICO

L’altro dipartimento nel quale investe la Regione per migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti

30-11-2016
GRANI ANTICHI: 10 MOTIVI PER CONSUMARLI E DOVE TROVARLI

Generalmente siamo abituati a mangiare la tradizionale farina di grano tenero bianca 0, o 00 con la quale produciamo pane, pasta, prodotti da forno, dolci, ecc. Questa farina però è ricavata da un grano prodotto su larga scala, selezionato e modificato nel corso degli anni per rendere più ricca e abbondante la produzione, un grano tra l’altro molto povero dal punto di vista nutrizionale. Ecco allora che è arrivato il momento di riscoprire i grani antichi!
QUALI SONO

I grani antichi altro non sono che varietà del passato rimaste autentiche e orginali, ovvero che non hanno subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa. Tra questi il più noto e diffuso è il canadese Kamut®, ormai diventato un vero e proprio brand registrato e un business mondiale. Anche l'Italia, però, ha le sue varietà antiche da riscoprire.

Un esempio tra i più conosciuti a livello nazionale è il Senatore Cappelli ma ne esistono molti altri a seconda della regione di produzione. Esistono ad esempio il Saragolla, la Tumminia, il Grano Monococco, il Gentil Rosso, la Verna, il Rieti, ecc.

Tanti i motivi per cui bisognerebbe consumarli più spesso:

1) NON HANNO SUBÌTO ALTERAZIONI


I grani antichi non sono stati rimaneggiati geneticamente dall’uomo e per questo hanno una resa molto minore rispetto al più diffuso e moderno grano. Le loro spighe solo alte con sfumature scure e chicchi irregolari. Non vengono lavorati a livello intensivo e tutto ciò giustifica anche un prezzo di vendita più alto, a fronte però di un prodotto più sano e genuino.

2) SONO MENO RAFFINATI

I grani antichi vengono generalmente lavorati con la macinazione a pietra, la farina che si produce è quindi molto meno raffinata rispetto a quella prodotta con grano moderno. Grazie a questo tipo di lavorazione, infatti, si ha un prodotto che potremmo considerare semi-integrale, ovvero rispetto alle farine 0 o 00 si mantengono molto di più le proprietà nutrizionali presenti nel chicco.

3) HANNO MENO GLUTINE

La modificazione del grano moderno ha fatto sì che esso diventasse molto più ricco di glutine, con tutti gli svantaggi che ciò comporta per il nostro organismo. I grani antichi, invece, mantengono un rapporto più equilibrato tra presenza di amido e presenza di glutine, contenendo una percentuale minore di questa proteina di cui ultimamente tanto si discute.

4) SONO PIÙ LEGGERI E DIGERIBILI

La minore presenza di glutine all’interno dei grani antichi, rende la farina da loro prodotta e di conseguenza tutti i prodotti che vi si possono ricavare, molto più leggeri, digeribili e assimilabili di quelli realizzati con il grano moderno. I grani antichi sono adatti a tutti i tipi di preparazione e sono ottimi anche da integrare nell’alimentazione dei bambini.

5) EVITANO LO SVILUPPO DI INTOLLERANZE

La gluten sensitivity, ovvero la sviluppata sensibilità al glutine che si riscontra sempre più frequentemente negli ultimi anni, è probabilmente dovuta ad un consumo eccessivo del grano moderno ricco in maniera smisurata di glutine. Il vantaggio di utilizzare grani antichi, meglio ancora se variando la propria alimentazione con cereali senza glutine, scongiura o quanto meno allontana, la possibilità di sviluppare intolleranza al glutine. I celiaci invece, così come non possono consumare grano moderno, non possono neppure inserire grani antichi nella propria alimentazione.

6) SONO PIÙ BUONI E PREGIATI

I grani antichi hanno sfumature di odori e sapori che l’industriale grano moderno può solo sognare. Se fate in casa del pane con una farina ricavata da un grano antico (meglio se utilizzando pasta madre come lievito naturale) vi renderete conto della differenza. Inoltre, essendo il più delle volte frutto di piccole produzioni agricole, sono di qualità migliore e più pregiati.

7) SI AIUTANO I PICCOLI PRODUTTORI

La riscoperta dei grani antichi è merito soprattutto dei piccoli produttori agricoli che ogni giorno con coraggio affrontano la concorrenza del grande mercato e scelgono comunque di produrre grani di qualità anche se non sempre gli conviene. E’ per questo che vanno aiutati a sopravvivere, acquistando, anche se sono un po’ più costosi, i loro prodotti.

8) FILIERA CORTA

Acquistare grani antichi è un ottimo metodo per scegliere la filiera corta ed evitare di prendere prodotti che arrivano da chissà dove. Ovviamente, data la varietà dei grani antichi, è consigliato prediligere e acquistare quelli tipici del proprio territorio. Si può chiedere a degli agricoltori di zona qualche consiglio in merito.

9) TUTELA DELLA BIODIVERSITA’

Un discorso molto importante da fare è anche quello legato alla biodiversità. Acquistare almeno ogni tanto grani antichi significa tutelare la biodiversità del proprio territorio o di altre zone di Italia. Questi grani infatti, proprio perché i costi di produzione sono più elevati a fronte di una resa più bassa, rischiano di scomparire e ciò ovviamente sarebbe un vero peccato!

10) VALORE STORICO E CULTURALE

Accanto al valore della riscoperta di questi grani antichi in termini di biodiversità, altrettanto importante è cercare di continuare a farli vivere e crescere per il loro valore storico e culturale. Le popolazioni antiche si sostentavano prevalentemente con questi cereali che variavano da zona a zona a seconda delle condizioni ambientali. Un bel patrimonio da tutelare insomma, per non dimenticare mai l’origine delle nostre terre.

DOVE TROVARLI

I grani antichi, purtroppo, non sono sempre di facile reperibilità. Generalmente si trovano nei negozi di alimentazione biologica, nei mercati contadini, in alcuni alimentari molto forniti o specializzati in prodotti artigianali. Le alternative sono due: individuare sul proprio territorio un’azienda agricola che li produce e rifornirsi lì, oppure acquistare su internet. Ci sono vari siti dove troverete diverse possibilità per acquistare grani antichi, tra questi: Tibiona e BioLand.

29-11-2016
A PROPOSITO DI MIGRAZIONI BIBLICHE

In un precedente articolo abbiamo cercato di giustificare il mancato appuntamento con gli affezionati lettori per il preannunciato articoli di apertura su COME SAREMO. Tra l'altro accennavamo ad alcuni dei grandi temi che caratterizzano il tempo in cui viviamo, e citavo le trasmigrazioni dal continente africano verso l'Europa, in particolare verso l'Italia. Nel contempo ammettevo l'intrinseca inidoneità di questo spazio ad affrontare certi temi che, peraltro, trovano largo spazio in tutti i media.

28-11-2016